Maltempo in Veneto, Trentino e Friuli: i danni alle foreste italiane

Continuano ad arrivare le immagini di enormi tronchi spezzati e alberi sradicati dalla forza del vento, le cui raffiche in Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli a fine ottobre hanno raggiunto i 140/180 km orari, distruggendo intere aree forestali.
In un solo giorno sono stati abbattuti gli stessi alberi che si abbattono in tutta Italia in un anno di attività selvicolturale, parliamo di circa otto milioni di metri cubi di legno, più o meno 1,5 milioni per ognuna delle tre regioni. Una quantità spaventosa di abeti rossi, abeti bianchi e faggi, caduti a terra in Val di Fiemme, Val di Fassa, Feltrino, Agordino, Comelico sull’Altopiano di Asiago, in Carnia, sulle Dolomiti Friulane, nel Cansiglio.
A ciò si aggiungono centinaia di chilometri di strade forestali da risistemare.

A sintetizzare gli enormi danni interviene Pefc, Organizzazione non governativa che rappresenta la certificazione di gestione sostenibile delle foreste e della filiera dei prodotti forestali; quasi tutte queste aree colpite sono gestite in maniera sostenibile secondo gli standard internazionali del Pefc, quindi la causa non è attribuibile all’abbandono. “La situazione è molto grave, sia dal punto di vista economico sia ambientale e sociale: ci vorrà almeno un secolo prima che tutto torni in equilibrio”, osserva Antonio Brunori, segretario generale di Pefc Italia.
“Intere aree montane nei prossimi periodi non avranno più una copertura vegetazionale a proteggere i versanti dalle piogge e dalla corrivazione rapida delle acque superficiali. Tra l’altro, se non si provvederà rapidamente all’esbosco del legname, la grande quantità di biomassa legnosa provocherà il pullulare del bostrico tipografo (Ips typographus), un piccolo coleottero di mezzo centimetro che colpisce in particolare gli abeti rossi e già ritenuto il flagello delle foreste europee. Si tratta di zone boschive che erano rifugio di animali e uccelli, e allo stesso tempo erano di importante rilevanza paesaggistica. Le conseguenze ci saranno anche per il turismo, perché in questa parte del Nord Italia i sono boschi la principale attrazione estiva per migliaia di persone”.

Ma non finisce qui. La filiera del legno avrà pesanti ripercussioni negative. “Dalle Alpi si ricava la quasi totalità del legno per l’industria nazionale italiana, e costituisce un quinto del fabbisogno complessivo - prosegue Brunori - Con questa situazione di calamità, probabilmente ci sarà una quantità elevatissima di legname disponibile (facendone abbassare il costo) nel prossimo biennio, per poi averne scarsità negli anni a venire. Salteranno così le pianificazioni strategiche ed economiche fatte negli anni passati, compresi i posti di lavoro nel settore delle utilizzazioni boschive”.

Tutto ciò si poteva evitare? Contro la forza del vento non si può far nulla, non ci sono protezioni. Però si può agire contrastando il cambiamento climatico provocato dall’uomo: questi eventi climatici sempre più estremi e frequenti sono alcuni degli effetti collaterali.
“Il cambiamento climatico in atto ha avuto un forte peso sulla forza distruttiva raramente vista sulle Alpi, ma se in passato ci fosse stata una visione più lungimirante e attenta alla gestione attiva delle risorse forestali, anche con più interventi di sfollo e diradamento, in molte delle foreste che ora sono abbattute da vento, forse si sarebbero rese queste formazioni più resilienti ai disturbi climatici”, commenta Maria Cristina d’Orlando, presidente del Pefc Italia. “Attraverso un’adeguata viabilità forestale è possibile fare una manutenzione continua dei boschi e dei territori. La gestione attiva delle foreste e l’utilizzo del legno locale possono aprire la strada a un’economia sostenibile delle zone montane, così come al ripopolamento che sarebbe fondamentale per presidiare e monitorare queste aree. Servono investimenti per programmare e prevenire, non per intervenire nei momenti di emergenza”.

Va sottolineato che in Italia la superficie a bosco - 10,9 milioni di ettari, secondo le stime Coldiretti - ha superato la superficie agricola, un sorpasso nato dall’abbandono della coltivazione delle terre montane e collinari e dalla conquista dei terreni da parte di formazioni arboree pioniere, senza un controllo o pianificazione da parte dell’uomo, con conseguenti problemi di frane, incendi e improvvise alluvioni a valle per il mancato controllo e manutenzione del territorio a monte.

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