Alberi, agrifoglio, ninnoli e stelle di Natale: insidie e pericoli delle feste

Albero vero o sintetico? Stella di Natale o agrifoglio? Le tradizioni natalizie sono vive più che mai: lucine, festoni, ninnoli e palline, aspettando il giorno clou.

Tuttavia anche alberi, piante e decorazioni natalizie possono nascondere dei pericoli. Il mercato è, infatti, invaso da prodotti non certificati e tossici: cineserie natalizie – lucine, stelle, ghirlande, slitte, renne, palline, alberi, festoni – vendute a poco prezzo e che in tempi di crisi attirano i consumatori. Ci sono poi gli estimatori del fai-da-te, che amano materiali sicuri, reiventandoli in maniera sempre più creativa.

L’albero, ad esempio: secondo un recente sondaggio Coldiretti-Ixè in Italia vince ancora l’albero sintetico, spesso recuperato dalla cantina, rispolverando quello dell’anno prima. Piace a 7 italiani su 10, mentre il 3,8% preferisce quello vero, anche se, per motivi di trasporto, spazio e portafoglio, di taglia sempre più piccola. Gli alberi sintetici, ricorda Coldiretti, “arrivano molto spesso dalla Cina e non solo consumano petrolio e liberano gas ad effetto serra per la loro realizzazione e il trasporto, ma impiegano oltre 200 anni prima di degradarsi nell’ambiente”. A differenza degli alberi di Natale naturali, quelli artificiali, ricorda una nota di AMA, l’azienda municipalizzata per l’ambiente di Roma Capitale e dell’allora Corpo Forestale dello Stato, “sono realizzati con materiali che non è possibile riciclare e, quindi, al termine della loro vita devono essere necessariamente smaltiti in discarica. Questi alberi sintetici non devono essere assolutamente gettati nei cassonetti stradali ma vanno conferiti, come tutti gli altri rifiuti ingombranti, presso i centri di raccolta aziendali”.

Anche gli alberi veri possono, tuttavia, rivelarsi un cattivo acquisto: parliamo delle “piante di bassa qualità importate dallestero” che, spiega Coldiretti “raggiungono l’Italia dopo un lungo trasporto con mezzi inquinanti”. Il consiglio, pertanto, è quello di acquistare alberi sicuri e certificati, come le piante italiane provenienti da zone montane o collinari o da coltivazioni vivaistiche. In Italia, così Coldiretti, “gli abeti utilizzati come ornamento natalizio derivano per circa il 90% da coltivazioni vivaistiche, mentre il restante 10% (cimali o punte di abete) dalla normale pratica forestale che prevede interventi colturali di sfolli, diradamenti o potature indispensabili per lo sviluppo e la sopravvivenza del bosco. In Italia la coltivazione dell’albero di Natale è concentrata prevalentemente in Toscana (province di Arezzo e Pistoia) e in Veneto”. Nell’acquisto di un albero vero assicurarsi, pertanto, che le piante siano contrassegnate da un tagliando di riconoscimento, a meno di truffe, con l’indicazione del luogo di origine e l’età.

Come scegliere, curare e trasportare un albero vero? “È anzitutto consigliabile” così la nota AMA e dell’allora Corpo Forestale dello Stato “acquistare alberi che abbiano una zolla proporzionata rispetto alla pianta. Per essere correttamente conservati durante il periodo natalizio, e per avere così maggiori possibilità di sopravvivenza, le piante, oltre ad essere tenute in luoghi luminosi e lontano da fonti di calore, non devono essere appesantite con addobbi troppo voluminosi o imbrattate con neve artificiale o spray. Le radici devono essere sempre tenute umide e l’albero va collocato lontano da fonti di calore. Per non danneggiare l’abete e per facilitarne il trasporto, infine, è bene introdurlo in un sacco di plastica aperto anche alla base. Analogo accorgimento (con l’unica differenza del sacco integro alla base) dovrà essere usato per la zolla in modo tale da impedirne la frantumazione”. 

Simbolo delle feste è anche la stella di Natale. Per quanto bella e decorativa, la stella di Natale nasconde delle insidie. La stella di Natale, la Euforbia pulcherrima, è una pianta annuale originaria dell’America meridionale, famosa per le sue foglie rosse ma di cui esistono varietà con foglie rose e bianche. La sua sostanza tossica, spiega un opuscolo sulle piante ornamentali dell’allora Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro, diffuso dal Ministero della Salute, è il triterpene, racchiuso nel lattice, mentre le parti nocive sono le foglie e il fusto. La sua azione può coinvolgere l’apparato respiratorio, cardiovascolare, urinario, digerente, il sistema nervoso centrale, il sistema nervoso, cute, mucose. Il contatto può provocare eritema, prurito, bruciore congiuntivale, della mucosa orale e faringea, mentre, se ingerita, può causare nausea, vomito, diarrea e perdita di coscienza. Per precauzione, nel tagliarne foglie e rametti, indossare dei guanti, avendo cura di non lasciarli in giro a portata di bambino e degli animali di casa, assicurandosi, altresì, che non tocchino la pianta integra, venendo a contatto, staccandone foglie e rametti, con il suo lattice. 

Il Ministero della Salute ricorda, infatti, che anche per gli animali domestici la stella di Natale può rappresentare una “insidia inattesa” e che oltre alla stella di Natale è importante tenere fuori dalla loro portata le decorazioni dell’albero come palline in vetro o plastica dura, cavi delle luci, nastri e fiocchi dei regali, polistirolo, gancetti per le decorazioni, neve artificiale e candele accese incustodite. Le decorazioni natalizie attirano, infatti, “molto l’attenzione degli animali domestici” ma “giocare con alcuni oggetti può essere pericoloso”.

Altra pianta subdola, usata nel periodo natalizio grazie alle sue foglie verdi e grandi bacche rosse che richiamano i colori tradizionail delle festività, è l’agrifoglio, l’Ilex aquifolium, chiamato anche leccio o alloro spinoso, un arbusto o albero perenne, ricorda l’opuscolo dell’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza sul Lavoro, dalla “corteccia liscia, grigiastra, con foglie sempreverdi ovalate, lucide, a margine ondulato o dentellato, sulle cui dentellature sono presenti spine, fiori bianchi e frutti bacchiformi rossi”. Suo habitat sono i boschi montani o submontani, in particolare, di querce e castagni. Sostanze tossiche sono la ilicina, glucoside cardioattivo, e i polifenoli, mentre nocive sono le bacche – venti bacche sono una dose letale per un bambino –, quindi le foglie. La sua azione, come nel caso della stella di Natale, può, di volta in volta, coinvolgere l’apparato respiratorio, cardiovascolare, urinario, digerente, il sistema nervoso centrale, il sistema nervoso, cute, mucose, mentre l’ingestione può scatenare nausea, vomito, diarrea, crampi addominali e disidratazione.

 

Abbiamo parlato di:

Coldiretti Website Twitter Instagram

AMA – Roma Capitale Website

Corpo Forestale dello Stato Scheda

Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro Scheda

Ministero della Salute Website Twitter Facebook