Breccia ogm: si aprono le porte al biotech anche in Italia?

Breccia ogm: si aprono le porte al biotech anche in Italia?

In Friuli si combatte da anni, in campagna e nelle aule di tribunale: da una parte chi sostiene gli ogm, dall’altra chi si oppone. Oggi però la breccia sembra essersi aperta, e alla vigilia delle semine di primavera il nostro paese rischia di diventare il Far West delle coltivazioni transgeniche.

Il 9 aprile sarà un giorno cruciale: il Tar del Lazio si esprimerà sul ricorso dell’agricoltore friulano Giorgio Fidenato contro il decreto di luglio 2013, con cui i ministri della Salute, delle Politiche agricole e dell’Ambiente vietavano la coltivazione di mais Mon810. Se il ricorso fosse accolto si spalancherebbero davvero le porte agli ogm, non solo in Friuli. Nel frattempo la Commissione europea ha avvisato le autorità che potrebbe aprire una procedura di infrazione contro l’Italia per il divieto alle coltivazioni gm.

Tutta la vicenda ha origine nel 2010 in provincia di Pordenonequando l’ormai noto Giorgio Fidenato seminò mais Mon810, sfidando così i divieti nazionali e regionali. Tre anni dopo l’agricoltore è stato assolto perché le varietà gm autorizzate da Bruxelles, come il Mon810 appunto, non possono essere proibite da uno Stato membro. E così la scorsa estate lo stesso Fidenato e Silvano Dalla Libera hanno coltivato in tutta tranquillità 15.300 metri quadrati di terreno con la stessa varietà.

"Le autorità regionali finalmente si stanno muovendo, ma avrebbero potuto farlo prima, già per impedire la trebbiatura del mais gm lo scorso autunno – afferma Emilio Gottardo di Legambiente Friuli-Venezia GiuliaNel breve termine l’unica strada possibile è purtroppo quella di adottare un regolamento molto rigido sulla coesistenza fra colture tradizionali, gm e biologiche, che nel concreto impedisca quelle geneticamente modificate. È una soluzione di ripiego, ma nell’inerzia pluriennale di Stato e Regioni ora dobbiamo essere pragmatici".

La giunta regionale guidata da Debora Serracchianista lavorando a un regolamento sulla coesistenza, per impedire appunto la contaminazione. Se infatti uno Stato membro non può vietare una varietà approvata a Bruxelles, le Regioni possono fissare delle regole che consentono di coltivare ogm solo “sulla carta”, di fatto introducendo parametri molto stretti, come la separazione rigorosa delle filiere gm e non, distanze di sicurezza e controlli rigidi e assidui.

Paradossalmente, proprio grazie al caso Fidenato il Friuli col nuovo regolamento potrebbe essere più al riparo dagli ogm di altre regioni italiane, dove l’argomento non è stato affrontato per tempo. Perché se in aprile il Tar dovesse dare ragione a Fidenato, in mancanza di norme sulla coesistenza, nessuna autorità potrà più fermare la semina incontrollata di ogm. Cosa accadrebbe, per esempio, nelle campagne mantovane, dove a febbraio oltre 600 associati di Confagricoltura hanno inviato alla Regione una petizione pro Mon810?

Per Legambiente è necessario realizzare un’energica campagna nazionaleper difendere le nostre produzioni tipiche, anche in vista di Expo 2015. "Contiamo sul semestre italiano di presidenza Ue per avviare la revisione della normativa comunitaria in materia, verso una maggiore autonomia di scelta per gli Stati membri", aggiunge Gottardo. In Friuli il caso Fidenato, oltre ad attivare le autorità regionali, ha suscitato un fermento di iniziative da parte della società civile contraria agli ogm. Di recente la task force formata da Aiab, Legambiente, AProBio e altre associazioni ha organizzato a Udine un convegno per promuovere filiere ogm free. Un esempio è la filiera “Suino pesante friulano” a marchio coop di Testa e Molinaro, che ha rimesso in contatto allevatori e prosciuttifici di San Daniele e garantisce prosciutti da maiali alimentati con mangimi non ogm. Poi, una buona prassi che si potrebbe importare dalla vicina Austria è la piattaforma della “Soia danubiana”, una filiera ogm free che permette l’autonomia dalle importazioni di soia per l’alimentazione animale.

Dal Friuli all’Australia, quella contro gli ogm è una battaglia globale, per la libertà di scelta, la salute e la sicurezza alimentare. Il 10 febbraio di quest’anno è iniziato il primo processo di un agricoltore biologico, l’australiano Steve Marsh, contro il suo vicino, Michael Baxter, non potendo citare in giudizio Monsanto. Nel 2010 Marsh si è visto togliere la certificazione bio, con una perdita economica enorme, perché la sua colza era stata contaminata da quella gm dei campi limitrofi di Baxter. Il popolo del web segue la vicenda con il fiato sospeso su Twitter e Facebook, basta digitare #iamstevemarsh. Intanto in Europa rischia di passare l’autorizzazione a coltivare un’altra varietà di mais gm, il “Pioneer 1507”. Una situazione paradossale, perché lo stesso Parlamento europeo e 19 Stati membri su 28 hanno già espresso parere contrario.

È l’ennesima prova che a Bruxelles serve un cambio di passo.