Cambiamento climatico in mostra a Milano

Il cambiamento climatico fa soffrire il Pianeta. E noi con lui. In questi ultimi anni sono sempre più tangibili gli effetti di questa problematica, che va arginata con azioni concrete per scongiurare il peggio. A Milano fino al 26 maggio, al Museo di Storia Naturale, va in scena “Capire il cambiamento climatico” una mostra che spiega ciò che sta succedendo attraverso immagini e spazi interattivi da vivere.
Gli scatti sono più di 300 e sono stati realizzati da fotografi del National Geographic, cui va il merito di raccontare in modo emozionante le devastanti trasformazioni: dalla fusione dei ghiacci perenni che si riducono oltre 400 miliardi di tonnellate ogni anno, ai fenomeni meteorologici estremi come le ondate di caldo senza precedenti o l’incremento di tempeste e uragani, dall’aumento di periodi di intensa siccità all’aumento del livello dei mari di 3,4 millimetri all’anno.

L’idea centrale della mostra è che la Terra non morirà. Soffrirà, cambierà, muterà, ma non scomparirà. A scomparire potrebbero essere le condizioni per la vita umana.
“Viviamo in un momento cruciale della storia dell’umanità - l’Antropocene - in cui la presa di coscienza delle popolazioni, la posizione dei governi, la rivoluzione tecnologica delle energie rinnovabili e la scelta etica di consumi più moderati sono l’unica possibilità di invertire la marcia, occorrono al più presto misure senza precedenti”, spiega Luca Mercalli, curatore scientifico della mostra e presidente della Società Meteorologica Italiana.
Oltre alle immagini, la mostra conta su installazioni digitali, stimoli sensoriali e postazioni interattive che guidano il visitatore in un percorso immersivo ed esperienziale a tuttotondo, per capire la trasformazione del Pianeta dovuta al riscaldamento globale.

I cambiamenti già oggi condizionano la vita dell’uomo e avranno un impatto sempre maggiore su miliardi di persone, soprattutto su chi vive nelle zone più povere del mondo, danneggiando la produzione alimentare e minacciando specie di importanza vitale, provocando eventi estremi più frequenti e intensi e favorendo l’instabilità dei già fragili sistemi sociali e la migrazione dei popoli.
“Ovunque nel mondo si registrano siccità, incendi forestali, ondate di calore, alluvioni e fusione accelerata dei ghiacciai con frequenze che ormai non rientrano più nella normale variabilità climatica del passato. Se non facciamo nulla ora per contenere l’aumento della temperatura entro 2 °C a fine secolo, il riscaldamento potrà oltrepassare i 5°C, con conseguenze gravissime sull’ambiente”, si legge in nota della Società Meteorologica Italiana

Alcuni scatti rappresentativi

Mauricio Lima ha immortalato il deserto del lago Poopo, secondo per estensione in Bolivia dopo il Titicaca, che si è prosciugato nel 2015 per cause anche legate alle attività umane: riscaldamento globale e riduzione dei ghiacciai andini che lo alimentavano, siccità prolungate e derivazione di acqua degli immissari per agricoltura e imprese minerarie. Le migliaia di persone che abitavano le rive sono state costrette a migrare. Nel 2018 grazie a piogge straordinarie, il lago si è in parte ricostituito.

James Blog è rimasto colpito dal grande ghiacciaio Bridge (British Columbia, Canada occidentale) che soffre durante le estati, sempre più calde. Dalla sua foto si vede che si è ritirato. Di quanto? Ben 3 chilometri in appena 12 anni tra il 2004 e il 2016, circa 250 m all'anno. La sua contrazione farà diminuire il deflusso d'acqua verso gli impianti idroelettrici del fiume Bridge, che oggi coprono la domanda elettrica di circa 350mila abitanti.

Gerd Ludwig col suo scatto ci fa arrivare l’inquinamento che resta da un campo petrolifero abbandonato in Azerbaijan: l'estrazione di combustibili fossili, oltre ad aver provocato gravi danni ambientali in molte regioni del pianeta, è la causa principale dell'aumento di emissioni di gas a effetto serra che determinano il riscaldamento globale.

Frans Lanting immortala la drammaticità delle temperature troppo torride. Il riscaldamento globale già oggi rende la vita difficile a molte popolazioni, causando siccità e ondate di calore che pregiudicano i raccolti agricoli e favoriscono malattie. Nell'estate 2003 in Europa le temperature vicine a 40°C provocarono oltre 70mila vittime da colpo di calore. In Australia nel gennaio 2019 si sono sfiorati i 50°C.

Brian J. Skerry fa riflettere con due foto. Gli iceberg che si stanno sciogliendo ai margini dell'Isola di Baffin (Artico Canadese) e un gobbio giallo (Gobiodon okinawae) che guarda attraverso la “finestra” di una lattina che giace sul fondale marino, quest’ultimo in generale è vittima di inquinamento da rifiuti di ogni genere: plastica, rottami, mercurio e altri metalli pesanti, fino ai veleni rilasciati da migliaia di bombe inesplose nelle zone di guerra.

 

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