La carne sintetica non è un’alternativa pulita

Per alcuni scienziati inglesi la produzione di carne in vitro genera gas serra più duraturi e con maggior impatto sul clima

Il 5 agosto 2013 il professor Mark Johannes Post della Maastricht University si presentò in uno studio televisivo di Londra con il suo hamburger di carne creato in laboratorio dopo aver prelevato cellule staminali bovine. Un evento trasformatosi in uno show culinario con l’hamburger di carne sintetica cucinato dallo chef Richard McGeown del Couch's Great House Restaurant di Polperro, in Cornovaglia.

Presenti in studio anche i critici culinari l’americano Josh Schonwald e l’austriaca Hanni Rützler, quest’ultima armatasi di forchetta per addentare l’hamburger nato in laboratorio e cucinato in diretta TV dopo essere stato insaporito con zafferano e succo di barbabietola rossa e colorato con sale, uova in polvere e pane grattuggiato. Responso dopo l’assaggio: ricorda la carne, non è succulento, di mediocre consistenza, “me l’aspettavo più soffice”, dirà. 

Hamburger sintetico superstar 

L’evento londinese, che ha avuto una forte risonanza mediatica - si apre una nuova era per l’alimentazione – ha nutrito non poche speranze: il futuro è la carne sintetica perché, contrastando il disboscamento per i pascoli e le emissioni degli allevamenti tradizionali, aiuterà a salvare il pianeta.

Unione Europea fra dubbi e speranze

Se al Parlamento Europeo non mancano gli appelli a puntare sulle bistecche e gli hamburger coltivati in vitro, c’è chi non ha nascosto le perplessità sul reale impatto ambientale di questo tipo di produzione, sul valore nutrizionale della carne sintetica, sui problemi di etichettatura. Tutte incognite sul tavolo del legislatore comunitario.  

Le multinazionali dietro al business

Dà un’idea del momento l’interrogazione dell’europarlamentare Mara Bizzotto alla Commissione Europea sui potenziali rischi della carne sintetica e sulle eventuali misure a tutela del mercato e dei consumatori: “Da alcuni anni” recita l’interrogazione “sono in corso esperimenti per produrre carne in laboratorio a partire da cellule staminali di animali. Con questa nuova tecnologia le multinazionali intendono immettere sul mercato un’alternativa sintetica ai prodotti a base di carne naturale. Il primo hamburger di ‘carne sintetica’ è stato realizzato nel 2013 da ricercatori di un’università olandese ad un costo di centinaia di migliaia di dollari. Oggi la sperimentazione sulla carne in vitro continua e i costi si stanno notevolmente riducendo con l’obiettivo di renderla disponibile ad un prezzo accessibile per la grande distribuzione.

Considerando la mancanza di studi circa i rischi per la salute dell’uomo derivati dal consumo di carne sintetica; preso atto delle preoccupazioni espresse dalle associazioni di categoria italiane ed europee, che rappresentano l’intera filiera degli operatori del settore ‘carni’, sull’impatto che una futura produzione su larga scala di carne sintetica avrebbe sulle produzioni tradizionali di carne, molte delle quali rappresentano eccellenze del ‘Made in Italy’; può la Commissione far sapere se è a conoscenza degli esperimenti di produzione di carne sintetica? Come intende agire rispetto a questo prodotto? Come intende tutelare i consumatori e gli operatori dell'industria tradizionale della carne?”.

Unione Europea, carne sintetica in alto mare

L’interrogazione ha avuto risposta. A nome della Commissione Europea è intervenuto, l’8 ottobre scorso, il lituano Vytenis Povilas Andriukaitis, commissario per la salute e la sicurezza alimentare. La Commissione Junker è, naturalmente, a conoscenza delle nuove tecnologie per la produzione di carne in laboratorio, con la carne sintetica che potrebbe rientrare nella categoria dei nuovi alimenti secondo quanto previsto dal regolamento comunitario 2015/2283, nella parte che riguarda gli alimenti costituiti, isolati o prodotti a partire da colture cellulari o di tessuti derivanti da animali, piante, microorganismi, funghi o alghe. Prima della sua immissione in commercio la parola spetterebbe, comunque, all’EFSA, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, con la Commissione Europea legittimata per ragioni di sicurezza e tenendo conto del parere della prima ad “imporre requisiti relativi al monitoraggio” successivamente all’immissione in commercio. Sia come sia, ha concluso nella sua replica il commissario europeo, ad oggi “non è stata ancora presentata alcuna domanda di autorizzazione della carne in vitro nel contesto dei nuovi alimenti”.

La carne sintetica non è la soluzione ai problemi ambientali

Se questo rappresenta un primo punto di chiarezza, almeno in ambito comunitario, l’altro riguarda gli studi sull’impatto ambientale della carne in vitro. A spegnere gli iniziali entusiasmi, secondo cui la carne di laboratorio non è pericolosa per quanto riguarda l’emissione di gas serra rispetto agli allevamenti tradizionali, è lo studio Climate Impacts of Cultured Meat and Beef Cattle di John Lynch e Raymond Pierrehumbert, ricercatori della Oxford Martin School, pubblicato il 19 febbraio scorso sulla rivista scientifica Frontiers in Sustainable Food Systems. Il succo è: contrariamente a quanto sostenuto fino ad oggi, la carne di laboratorio non è la soluzione auspicata per la risoluzione dei problemi ambientali legati agli allevamenti intensivi. “Nonostante la recente ricerca e l’interesse popolare per la carne coltivata e la frequenza con cui vengono riportati i presunti benefici climatici” spiegano gli autori dello studio “i potenziali impatti della temperatura della produzione di carne coltivata non erano ancora stati studiati”.

Associata alla produzione di carne coltivata in laboratorio è, infatti, la produzione di CO2, che rispetto ai metodi tradizionali, potrebbe generare maggiori concentrazioni di anidride carbonica con impatti devastanti sul clima, dal momento che la CO2 può accumularsi per millenni. A differenza del metano, tipico dei sistemi di produzione tradizionali, che rimane in atmosfera per 12 anni. Sicuramente, hanno spiegato i ricercatori, i sistemi di produzione tradizionali sono associati a tutta a una serie di emissioni di gas serra con impatto sul cambiamento climatico antropogenico, con gli animali che provocano emissioni di metano e di protossido di azoto dai loro concimi, mentre ulteriore metano è frutto del loro processo digestivo. Altri gas serra sono quelli generati dal protossido di azoto dei fertilizzanti per mangimi, dalla CO2 per la conversione dei terreni da adibire a pascoli e per la produzione di energia da combustibili fossili, si pensi ai carburanti per trattori.

A lungo andare una produzione di carne sintetica su vasta scala - che avrebbe comunque costi elevati – potrebbe, per l’appunto, causare, questa l’altra faccia della medaglia, un costante aumento di CO2, con danni ancora maggiori sull’ambiente. Utilizzando dei modelli climatici, i ricercatori hanno, infatto, studiato l’impatto dei tre gas serra sulle temperature globali a seconda dei consumi di carne e del loro metodo di produzione.

Con l’aumento della domanda globale di carne la carne sintetica non è, pertanto, la soluzione per “un consumo sfrenato di carne”. Una maggior produzione che soddisfi il fabbisogno del pianeta comporterebbe, infatti, il rilascio di quantità insostenibili di CO2, con il rischio di restringere il divario fra questo metodo di produzione e quello tradizionale. A meno di non immaginare metodi energetici sostenibili, e quindi decarbonizzati, per l’alimentazione degli impianti di produzione.  

Per ora la carne in vitro come soluzione pulita per sfamare la popolazione mondiale è solo un sogno, con bistecche e hamburger sintetici ancora sotto il peso della CO2.    

 

Abbiamo parlato di:

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Parlamento Europeo Website | Twitter | Facebook | Google+ | Instagram | Pinterest |  Flickr | LinkedIn

Commissione Europea Website | Twitter | Facebook | Instagram | LinkedIn  

EFSA – Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare Website | Twitter | LinkedIn

Climate Impacts of Cultured Meat and Beef Cattle Articolo

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