Clima pazzo: la grande emergenza del pianeta in mostra a Roma

Gli italiani hanno sempre più paura del clima impazzito. Una mostra aiuta a riflettere su una devastante realtà che non risparmia niente e nessuno

Cambiamenti climatici, partiamo, innanzitutto, da un dato: qualcosa sta cambiando nella percezione che ne hanno gli italiani. È quanto emerge dall’edizione 2018 del sondaggio Ispi, l’istituto per gli studi di politica internazionale, realizzato in collaborazione con Ipsos, società di analisi e ricerche di mercato, sugli italiani e la politica internazionale. Secondo le ultime rilevazioni, infatti, tra le minacce del mondo contemporaneo i cambiamenti climatici fanno sempre più paura, con un balzo dal 13% del 2017 al 28% del 2018 – nel 2016 la percentuale era del 16%, del 15% nel 2015 e del 18% nel 2014.

Più paura del terrorismo islamista 

Accade per la prima volta, commenta Ispi. Seguono, infatti, il terrorismo islamista (16%), le disuguaglianze nel mondo (13%), la crisi economica (11%), la presidenza di Donald Trump (8%), la scarsità delle risorse alimentari e idriche (5%), la diffusione di ideologie e movimenti di stampo populista (3%), le crisi in Medio Oriente (3%), le guerre commerciali e la crisi degli accordi multilaterali di libero scambio (3%), le fake news e le minacce informatiche (3%), il governo della Corea del Nord (2%), le tensioni tra Usa e Cina (2%), la scarsità di risorse energetiche (1%), le crisi dell’Europa come Brexit e populismi (1%), infine la Russia di Putin (1%).

Interessante notare come il timore per i cambiamenti climatici abbia soppiantato col tempo quello per il terrorismo islamista, passato dal 38%, percentuale massima, del 2015 – nel 2014 era del 30%, del 31% nel 2016 e del 23% nel 2017 – all’attuale 16%, percentuale che nel 2016, riguardava, al contrario, i cambiamenti climatici.

Cambiamenti climatici, scatti dal mondo per riflettere

In questo contesto le iniziative pensate per raccontare i cambiamenti climatici e sensibilizzare, così, l’opinione pubblica, invitata a riflettere sul futuro del pianeta, acquistano pertanto maggiore significato. È il caso della mostra fotografica di Greenpeace Italia Vento, caldo, pioggia, tempesta. Istantanee di vita e ambiente nell’era dei cambiamenti climatici che sarà possibile visitare fino al 10 marzo al Museo di Roma in Trastevere. “Nubifragi, ondate di calore, siccità e tutti i fenomeni meteorologici estremi sono sempre più intensi e frequenti, proprio a causa dei cambiamenti climatici” così, Luca Iacoboni, responsabile campagna Clima di Greenpeace Italia, che ricorda come “l’unica soluzione, secondo la scienza” sia quella di “abbandonare carbone, petrolio e gas”, accelerando “la transizione energetica verso un mondo totalmente rinnovabile”, diminuendo, altresì “il consumo di carne” e fermando la deforestazione.

Una devastante realtà

Quella dei cambiamenti climatici è “ormai una devastante realtà” ricorda Greenpeace Italia “che non risparmia niente e nessuno”. Ne sono testimonianza gli oltre 50 scatti in mostra provenienti da tutto il mondo, anche dall’Italia, con le immagini che parlano dell’acqua alta a Venezia, della desertificazione in Basilicata, dell’erosione costiera in Puglia e lungo il litorale laziale, delle alluvioni in Piemonte, degli effetti della siccità nel lago di Bracciano, delle mareggiate in Liguria, dello scioglimento dei ghiacciai alpini, delle devastazioni in Veneto a causa di eventi meteorologici estremi.

Un tempo gli agricoltori avevano acqua

Tra gli scatti quelli di agricoltori e pescatori italiani. “Certamente non piove più come una volta” racconta Pasquale Chita, un agricoltore di 55 anni di San Giuliano, in Basilicata: “Ora si hanno periodi asciutti e poi delle ‘bombe d’acqua’: non si può lavorare così, non siamo noi agricoltori a essere stanchi, ma è la natura che è stanca. Prima si riusciva a lavorare col caldo, ora alle 10,30 devo fermarmi perché non riesco più a continuare. Io ero abituato a seminare la prima settimana di ottobre, perché a metà di questo mese dovrebbe iniziare a piovere, ma ora non è più così. Si sente che qualcosa è cambiato rispetto a trent’anni fa. Pensi sempre che siano banalità, ma ‘ascoltando’ gli animali hai il polso delle cose, capisci che le cose cambiano. Le mie vacche, ad esempio, non hanno più un tempo ragionevole per ambientarsi alle varie stagioni. Passano da una situazione ottimale, tipo 22 gradi, a condizioni di stress. Sono due anni che la siccità porta a questi problemi estremi”.

Di San Giuliano è anche Vincenzo Ventricelli, un agricoltore di 83 anni: “La siccità è evidente. Ci sono stati anni in cui l’acqua si è ritirata tantissimo. A tal punto che, a seguito di una frana dovuta alla siccità, dieci anni fa mio padre ha scoperto il fossile di una balena pleistocenica, ora esposto al museo di Matera. Non riusciamo ad avere raccolti: se piove, infatti, accade quando non deve. Si semina ma non si ottengono i risultati. E noi agricoltori sappiamo bene quanto l’acqua sia un elemento fondamentale per la nostra attività”.

Il mare mangia la spiaggia 

Eliseo Gallo è, invece, un pescatore e gestore di 51 anni di uno stabilimento balneare di Lido Morelli, in Puglia: “Prima che nascessi la spiaggia era immensa, e quella era la normalità. Ora è l’eccezione, ora la spiaggia è corta e il mare avanza. Prima dovevamo spingere la barca per arrivare in acqua, ora puoi arrivarci ‘naturalmente’, perché il mare si è alzato di livello, lo si vede dai tocchi sui tufi”.

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