Coralli: scoperti gli organismi che li proteggono da predatori e malattie

Dal mondo sottomarino una buona notizia: scoperti gli organismi che proteggono alcuni coralli dai predatori e dalle malattie. Loro custodi sono dei piccoli idrozoi, invertebrati inferiori al millimetro che vivono in simbiosi con altri organismi viventi, come, ad esempio, i coralli. Sono quelli che la scienza chiama organismi simbionti.

A scoprire quelli che proteggono i coralli sono stati, insieme ad altri, gli esperti di ecologia del MaRHE Center dell’Università degli Studi di Milano–Bicocca. Lo studio, Corals hosting symbiotic hydrozoans are less susceptible to predation and disease, è stato pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the Royal Society B – Biological Sciences. Il MaRHE Center è il centro di ricerca e formazione della Bicocca alle Maldive. Situato sull’isola di Magoodhoo, nell’atollo di Fafu, in pieno Oceano Indiano, il centro è un campus per lo studio di nuove soluzioni per lo sviluppo sostenibile, mentre Magoodhoo rappresenta uno scenario ideale per lo studio dei cambiamenti climatici attraverso l’analisi dell’ecosistema marino. Lo studio pubblicato sui Proceedings della Royal Society riguarda oltre 2.450 colonie di coralli delle Maldive e dell’Arabia Saudita ospitanti idrozoi simbionti del genere Zanclea, di cui i ricercatori hanno scoperto un importante ruolo ecologico ad oggi ignorato, quello, cioè, di proteggere i coralli dai predatori e dalle malattie.

Provvisti di cellule urticanti, questi idrozoi, che formano colonie con più di cinquanta individui per centimetro quadrato, creano dei tappeti urticanti che tengono lontani pesci corallivori e molluschi gasteropodi del genere Drupella. Secondo lo studio, la protezione dai corallivori potrebbe, inoltre, ridurre il rischio di infezione da parte di organismi patogeni, di solito facilitati dalla presenza di lesioni aperte o trasportati da un corallo all’altro dai predatori.

Un’azione protettiva importante per la vita e la sopravvivenza dei coralli, pensando alle tante scogliere coralline a rischio scomparsa nel mondo. ”Questo è un risultato molto importante perché dimostra come le interazioni ecologiche fra organismi possano essere cruciali per il futuro dei reef corallini” spiega Simone Montano, tecnologo e ricercatore del MaRHE Center. “Il fatto che un organismo ad oggi quasi completamente ignorato possa giocare un ruolo ecologico importante nel bilancio degli ecosistemi corallini ci fa riflettere su quanto ancora abbiamo da imparare per salvaguardare questi ambienti a rischio”.

 

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