Dalle microalghe la soluzione per vaccini terapeutici e più sicuri

Vaccini: l’ultima novità riguarda una ricerca italiana con la scoperta di un composto di origine vegetale rivelatosi efficace nel trattamento di modelli di neoplasie aggressive come il melanoma.

Prendete microalghe, come diatomee e dinoflagellate, piante terrrestri e un modello sperimentale di melanoma: è quello che hanno fatto i ricercatori dell’Istituto di Biochimica Molecolare del CNR in collaborazione con il Dipartimento di Internistica Clinica e Sperimentale Flaviano Magrassi dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, del Centro di Eccellenza per la Ricerca Biomedica e del Dipartimento di Medicina Interna e Specialità Mediche dell’Università degli Studi di Genova, dell’Istituto di Biochimica delle Proteine del CNR, del Dipartimento di Medicina Molecolare e Biotecnologie Mediche dell’Università degli Studi Napoli Federico II, quindi della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli.

La ricerca, A new marine-derived sulfoglycolipid triggers dendritic cell activation and immune adjuvant response, è stata pubblicata su Scientific Reports di Nature e ha individuato un nuovo composto vegetale, Sulfavant, per la preparazione di vaccini, dimostrandone l’efficacia contro un modello sperimentale di melanoma. Il composto è stato brevettato e l’Istituto di Biochimica Molecolare progetta ora un suo sviluppo grazie a BioSearch, spin-off nata dalla collaborazione con la Stazione Zoologica Anton Dohrn per la ricerca e lo sviluppo di composti attivi dalle microalghe marine per applicazioni farmaceutiche, cosmetiche e nutraceutiche. Sul sito della spin-off il composto viene così descritto: “Sulfavant è un adiuvante molecolare brevettato (EP3007725A1) per la formulazione dei vaccini. La molecola è un nuovo derivato lipidico di microalghe marine con proprietà costimolatorie su cellule del sistema immunitario innato specializzate per la cattura e presentazione dell’antigene”.  

Il composto, infatti, agisce stimolando le cellule dendritiche, vere e proprie cellule-sentinella che, spiega il CNR, costituiscono la “prima linea di difesa del sistema immunitario” e pertanto “responsabili del riconoscimento di agenti pericolosi per l’organismo”. Ne precisa il meccanismo Angelo Fontana, ricercatore dell’Istituto di Biochimica Molecolare del CNR: “A concentrazioni molto basse il composto attiva le cellule dendritiche e ne riprogramma le funzioni, potenziando la difesa naturale dell’organismo e conducendo all’eliminazione di cellule tumorali o di agenti patogeni, come i batteri”. Una strada nuova che aiuterà ad esplorare “nuovi approcci per la regolazione del sistema immunitario nelle varie patologie in cui il sistema immunitario svolge un ruolo determinante, da quelle neoplastiche a quelle infiammatorie croniche”, spiega Raffaele De Palma docente di Immunologia clinica e allergologia dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli.

Il futuro fa ben sperare: “Anche considerando l’origine naturale della molecola e l’assenza di tossicità rilevata” spiega Angelo Fontana “i primi studi indicano che il composto è utilizzabile per lo sviluppo di trattamenti in varie malattie e ci rendono fiduciosi che possa trovare impiego nella preparazione della nuova generazione di vaccini sintetici, compresi quelli in sviluppo per scopi terapeutici”.

Il Sulfavant è stato somministrato con un antigene immunogenico sintetico, una “sostanza che, somministrata, provoca una risposta immunitaria specifica nel ricevente”, così, Angelo Fontana, che ricorda come tale somministrazione in un modello sperimentale di melanoma abbia indotto “un’efficace protezione che ha sensibilmente ridotto lo sviluppo della neoplasia rispetto al campione di controllo non trattato”. 

Fondamentale per il potenziamento della risposta immunitaria sono, infatti, gli antigeni chiamati adiuvanti, “necessari” ricorda ancora “per la preparazione dei vaccini di ultima generazione, inclusi quelli in fasi di studio per aumentare la risposta immunologica contro i tumori”. Queste sostanze, infatti, stimolano la “fisiologica capacità dell’organismo” spiega “di eliminare le cellule con mutazioni cancerogene e di tenere sotto controllo o inibire la formazione di nuovi tumori”.

 

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