Le foreste del Nord Italia dopo la tempesta: la ripresa possibile

Le foreste del Nord Italia dopo la tempesta: la ripresa possibile

A fine ottobre 2018 forti raffiche di vento hanno causato l'abbattimento di circa 8 milioni di metri cubi di legname, in ampie zone delle Alpi orientali. I danni sono economici e ambientali, ma è arrivato il momento di coordinarsi per affrontare al meglio l’emergenza. Pefc Italia si è già attivata lanciando la Filiera Solidale per sostenere le aree colpite. 

I fatti
Tra il 28 e il 30 ottobre sulle foreste del Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia-Giulia i venti hanno superato i 200 km/h provocando ingenti danni. L'evento è stato chiamato dai meteorologici tempesta Vaia ed è il più rilevante disturbo ventoso verificatosi di recente in Italia.
“I fattori incidenti possono essere divisi in quattro gruppi: le condizioni meteorologiche, le condizioni stazionali, la topografia e la struttura del popolamento forestale”, spiegano gli autori dello studio Selvicoltura e schianti da vento. Il caso della tempesta Vaia.
“Dal punto di vista della struttura - si legge - sono molto importanti l'altezza dell'albero (perché le probabilità di schianto aumentano in modo esponenziale con l'altezza dell'albero), la specie (vanno considerati il tipo di apparato radicale, la forma della chioma, nonché la resistenza meccanica del fusto) e la struttura verticale del popolamento (popolamenti puri, monostratificati e densi sono più facilmente schiantati rispetto a popolamenti misti e pluristratificati)”. Gli schianti da vento dell’ottobre 2018 sono stati ingenti perché quando il vento supera una certa soglia, tutti i vari fattori citati svolgono un ruolo marginale: la resistenza dell’albero è di gran lunga inferiore a quella esercitate dalla massa d’aria.

I tempi di recupero
In Europa il 50% degli alberi danneggiati è attribuibile al vento, con una media di due tempeste catastrofiche ogni anno, stando ai dati emersi da uno studio per l’European forest institute. Di contro, gli incendi sono responsabili del 16% dei danni subiti da boschi e foreste, quindi il vento fa tre volte i danni prodotti dalle fiamme.
Gli schianti da vento sono un fenomeno naturale e le foreste danneggiate sono in grado di rinnovarsi e ricrescere. Ciò che varia sono le tempistiche, diverse da territorio a territorio.
Negli ultimi decenni il versante nord delle Alpi è stato soggetto a numerose tempeste, il che ha permesso di acquisire dati. E proprio da questi bisogna partire per salvaguardare l’ecosistema e l’economia. Ad esempio, gli effetti del recupero di legname dopo un disturbo naturale, in assenza di precauzioni, possono provocare ulteriori catastrofi naturali.
“La tempesta Viviane del 1990 in Svizzera ha provocato danni maggiori di Vaia – rilevano gli autori dello studio -, ma ora sappiamo che già a partire dalle fasi di sgombero di una parte del materiale schiantato e di ricostituzione bisogna considerare anche la funzionalità bio-ecologica del bosco e la sua complessità, per garantire maggiore resistenza e resilienza ai popolamenti forestali. È importante analizzare e capire le dinamiche ecologiche in atto e favorire i processi di rinnovazione naturale. Inoltre, bisogna lasciare una adeguata quota di legacies, cioè di residui di legno morto e alberi vivi, pur tenendo conto del pericolo di pullulazioni di insetti e diffusione di incendi. Il rilascio delle legacies, infatti, è risultato molto positivo sia per la biodiversità sia per la protezione e facilitazione della rinnovazione”.


In ottica futura, gli schianti da vento, dal punto di vista ecologico, rappresentano un nuovo inizio e una nuova opportunità per l'ecosistema. Allo stesso modo, superata la fase di emergenza, da affrontare a livello inter-regionale per coordinare l'immissione di legname sul mercato, Vaia sarà uno spunto per adeguare strutture e gestione forestale agli scenari di cambiamento climatico, considerando che la magnitudo e la frequenza di eventi meteorologici di forte intensità stanno diventando più frequente.
Con venti che superano i 200 km/h o con lunghi periodi di siccità e temperature elevate (come gli incendi del 2017), è umanamente impossibile evitare danni ai boschi, però si può lavorare per aumentare la resistenza e la resilienza dei popolamenti forestali a disturbi di minore intensità che aumenteranno di frequenza nei prossimi decenni.

L’iniziativa
Per contribuire a sostenere il settore forestale del Nord Italia, messo alla prova dal forte maltempo, è stata lanciata l’iniziativa Filiera Solidale ideata da Pefc Italia, associazione senza fini di lucro che costituisce l’organo di governo nazionale del sistema di certificazione Pefc (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes). Questa nuova filiera è contraddistinta da un logo per il legno certificato proveniente dagli schianti - creato ad hoc e acquistato con contratti di solidarietà -, che informerà operatori, imprese e consumatori sui progetti in corso attraverso iniziative di comunicazione specifiche e aprirà un sito specifico per il progetto.
Numerose segherie hanno già aderito impegnandosi a comprare il legno delle aree danneggiate al posto di quello di importazione. Alcuni imprenditori della trasformazione successiva acquisteranno il legname proveniente dai boschi danneggiati per il fabbisogno dei prossimi anni, mentre alcuni attori della grande distribuzione organizzata e del settore privato hanno accettato l’idea di vendere punte delle piante abbattute come alberi di Natale e con parte degli utili acquistare piantine per i rimboschimenti nei boschi distrutti.


“In questi momenti di difficoltà è indispensabile - spiega Pefc - agire per valorizzare e vendere il legname proveniente dai boschi danneggiati, anche riprogrammando il mercato del legname italiano nei prossimi anni, considerando che attualmente importiamo l’80% del legno che viene lavorato. Allo stesso tempo, sistemare i boschi permetterà di combattere gli attacchi del bostrico (coleottero che si ciba di legno) che altrimenti dalla primavera attaccherà non solo il legno a terra ma anche le piante danneggiate e quelle indebolite dallo stress climatico”.