E il lupo restituì la pecora

E il lupo restituì la pecora

Sulla Majella aumentano gli esemplari del predatore. E migliora il rapporto con l’uomo. Anche grazie all’idea di rimpiazzare i capi perduti  

La Majella batte Yellowstone per la presenza del lupo. Il numero di esemplari presenti nel parco abruzzese è superiore, almeno in proporzione al territorio, a quelli che vivono nel parco statunitense famoso per essere il primo al mondo, fondato nel lontano 1872. I lupi che ripopolano la Majella sono circa novanta, divisi in una decina di branchi. Oggi viene inoltre scritta un'altra pagina dell'antica storia del rapporto di uno degli animali più affascinanti che vivono sui nostri Appennini con l'uomo. Grazie a una sperimentazione di successo: l'iniziativa lanciata con lo slogan "Il lupo restituisce la pecora". Sono stati infatti costituiti due "greggi del Parco" affidati a pastori locali, con questi si possono ristorare le pecore predate dal lupo superando il concetto del semplice indennizzo monetario dei capi perduti.

"In Majella i danni recati dal lupo al bestiame domestico sono tra i più bassi mai registrati in rapporto alla sua popolazione" spiega Teodoro Andrisano, project manager del Life Wolfnet, una rete per la protezione del lupo che vede il Parco nazionale della Majella capofila di progetto insieme a quelli di Pollino e Foreste casentinesi, la Provincia dell'Aquila, l'Istituto zooprofilattico sperimentale di Lazio e Toscana e Legambiente. "Un risultato raggiunto grazie alle misure di prevenzione e mitigazione adottate negli anni dal Parco, e ulteriormente sviluppate con il progetto Life, che sono fra le più innovative in Europa – aggiunge Andrisano – Inoltre, anche gli studi sui branchi di lupo, attraverso la cattura e il rilascio di esemplari con radio collare satellitare, hanno fornito dati utili sulla presenza della specie nel territorio, per la sua gestione e la riduzione dei conflitti legati alle attività antropiche".

Le iniziative svolte nel Parco della Majella sono state presentate come casi d'eccellenza all'International wolf congress, il convegno conclusivo del progetto Life che si è svolto lo scorso novembre a Caramanico terme, nel cuore dell'area protetta. Dopo circa 40 anni dall'emanazione delle prime leggi di tutela del lupo in Italia, il meeting ha rappresentato un momento di riflessione e discussione per tecnici e ricercatori di ogni parte del mondo che da anni lavorano su questa specie. E che stanno dando frutti significativi. Basti pensare che negli anni Settanta gli esemplari di lupo presenti in Italia erano circa cento, mentre oggi molti esperti indicano una cifra approssimativa di duemila.

Un altro modello di conservazione del lupo adottato nel nostro paese grazie al progetto Life Wolfnet è stata l'istituzione dei Gos, Gruppi operativi specialistici del Corpo forestale dello Stato che, formati, addestrati e supportati nelle indagini dal Centro di referenza nazionale per la medicina forense veterinaria, ha di fatto creato delle squadre investigative paragonabili ai Ris dei Carabinieri. "È uno straordinario strumento di supporto agli organi di polizia giudiziaria e alla magistratura – sottolinea Rosario Fico, responsabile del Centro di referenza nazionale per la medicina forense veterinaria – Si tratta di una pratica innovativa unica, per il momento, a livello europeo".