Emergenza amianto in Italia: la fibra killer continua ad uccidere ma la ricerca va avanti

Tra le emergenze ambientali c’è, in Italia, l’inquinamento da amianto, tristemente famoso come fibra killer, largamente impiegato nei decenni passati sulle navi, sui treni, per la fabbricazione delle tute ignifughe, corde, plastica, cartoni e, come composto fibro-cementizio, eternit, per quella di recipienti per l’acqua, canne fumarie, tegole, pavimenti, tubazioni, quindi per la coibentazione di edifici e tetti e utilizzato nell’industria automobilistica come composto di vernici, materiali di attrito, freni, guarnizioni, parti meccaniche e, nel comparto vinicolo, come coadiuvante per la filtrazione dei vini.

Il 19 giugno, a Roma, è stato presentato Il libro bianco delle morti di amianto in Italia firmato dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto. Ogni anno nel mondo muoiono a causa dell’amianto 107 mila persone, con 6 mila decessi nella sola Italia e nel solo 2017: “L’amianto è un killer silenzioso cancerogeno che provoca con assoluta certezza scientifica mesotelioma, tumore del polmone, tumore della laringe, dello stomaco e del colon. Per non parlare dei danni respiratori che causa, anche quando non insorge il cancro (placche pleuriche, ispessimenti pleurici, asbestosi e complicanze cardiocircolatorie)” ha dichiarato l’avvocato Ezio Bonanni, che ha ricordato, in dettaglio, anche le morti per singole patologie: “1.900 di mesotelioma, 600 per asbestosi (stima conforme a quella dell’INAIL); 3.600 per tumori polmonari (40.000 nuovi casi ogni anno in Italia, circa 33.000 decessi)”. Quindi, i soggetti maggiormente esposti: “L’INAIL calcola quelli di origine professionale tra i soli assicurati nella misura del 5-7% di tutti i tumori polmonari, un range da 2.000 a 2.800, cui debbono essere aggiunti i tumori del polmone da amianto causati in danno di chi non è assicurato - per esempio i militari - e per le esposizioni non professionali, e poi di coloro che non fanno denuncia all’INAIL per un totale di 6mila decessi solo nel 2017, non tenendo conto di tutte le altre patologie amianto”.

Quanto amianto c’è ancora da bonificare in Italia? Secondo i dati diffusi dall’Osservatorio Nazionale Amianto 32 milioni di tonnellate di amianto compatto e 8 milioni di tonnellate di amianto friabile. Questi, invece, i numeri dei siti interessati: 50.000 siti industriali rilevanti, 1 milione di siti contaminati, fra cui edifici pubblici e privati, 40 siti di interesse nazionale, 2400 scuole – “stima 2012 per difetto” e confermata nel 2014 dal Censis. Tra i soggetti esposti l’Osservatorio Nazionale Amianto ha calcolato più di 352.000 mila alunni e 50.000 tra personale docente e non docente. E ancora: 1000 fra biblioteche ed edifici culturali e 250 ospedali – entrambi stime per diffetto essendo in corso la mappatura. Interessata anche la rete idrica nazionale con 300.000 km di tubature, inclusi gli allacciamenti.

Il libro bianco sull’amianto è stato presentato in occasione del convegno Come la ricerca può sconfiggere i tumori da amianto: le ultime scoperte scientifiche. L’Osservatorio Nazionale Amianto insieme al G.I.Me, il gruppo italiano mesotelioma, e alcune università statunitensi, con cui collabora, fa parte, infatti, di un “circuito di ricerca” che mira a “sconfiggere i tumori da amianto”, in particolare il mesotelioma. In questo ambito la ricerca italiana continua a registrare progressi grazie ai risultati conseguiti nell’ambito della chirurgia toracica. Il dottor Mauro Roberto Benvenuti, direttore UOC Chirurgia Toracica degli Spedali Civili di Brescia e che da anni si occupa del trattamento del mesotelioma pleurico maligno, ha, ad esempio, sviluppato delle tecniche innovative con cui è stato possibile “abbattere il rischio operatorio”.

Il professor Marcello Migliore, docente dell’Università di Catania e primario del Reparto di Chirurgia Toracica del Policlinico, sta attualmente conducendo uno studio pilota sul trattamento chirurgico del mesotelioma che ha già dimostrato come la chirurgia citoriduttiva, eseguita con tecniche mini-invasive e chemio ipertermia intraoperatoria, consenta di ottenere un “sostanziale prolungamento in termini di sopravvivenza e con un’ottima qualità della vita”. “Ad oggi” ricorda l’Osservatorio Nazionale Amianto “la sopravvivenza non definitiva, in quanto molti pazienti sono ancora in vita, è di 25 mesi, mentre per quanto riguarda i pazienti trattati con semplice pleurodesi con talco, la sopravvivenza è di 18 mesi”.  

Il professor Antonio Giordano dell’Università degli Studi di Siena, nonché direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine di Philadelphia, USA, ha elaborato una strategia terapeutica a base di farmaci per l’inibizione della proteina Akt e capaci di riattivare l’attività di oncosoppressore della proteina Rbl2/p130. Tale sperimentazione, spiega l’Osservatorio Nazionale Amianto, ha dimostrato come l’arresto del ciclo cellulare provochi la morte delle cellule di mesotelioma e cancro polmonare.

Il professor Luciano Mutti, presidente G.I.Me sta invece conducendo da 2 anni, in collaborazione con università inglesi, statunitensi e con l’Osservatorio Nazionale Amianto, studi sul metabolismo delle cellule del mesotelioma per meglio calibrare il programma terapeutico. I dati dello studio sono stati presentati ad Ottawa, in Canada, durante il congresso mondiale che riunisce ogni anno esperti sul mesotelioma.

Oggi le più accreditate linee guida internazionali, spiega, infine, l’Osservatorio Nazionale Amianto, indicano nell’approccio multimodale – chirugia, chemioterapia e radioterapia – il “trattamento di elezione” per “affrontare il mesotelioma”.

 

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