Esche, bocconi avvelenati ed altri pericoli: come proteggere i nostri animali

Lo ricordava già l’ordinanza del 18 dicembre del 2008 dell’allora ministero del lavoro, salute e politiche sociali: continuo dilagare di uccisione di animali con esche e bocconi avvelenati in ambito urbano ed extraurbano e di fauna selvatica per ingestione di sostanze tossiche abbandonate volontariamente nell’ambiente, con conseguenti danni al patrimonio faunistico selvatico, in particolar delle specie in via d’estinzione.

Un rischio, oltre che per le vittime designate, anche per l’ambiente e la popolazione, in particolare i bambini, da qui il divieto di “utilizzare in modo improprio, preparare, miscelare e abbandonare esche e bocconi avvelenati o contenenti sostanze tossiche o nocive, compresi vetri, plastiche e metalli”, nonché di detenere, utilizzare ed abbandonare “qualsiasi alimento preparato in maniera tale da poter causare intossicazioni o lesioni al soggetto che lo ingerisce”.

L’avvelenamento volontario di un animale è un reato perseguibile penalmente, ciononostante continua ad essere perpetrato: “Purtroppo” denuncia l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie “questa pratica rimane diffusa in tutta Italia ed è riconducibile a diverse cause: per esempio dissidi tra vicini, il disturbo arrecato da animali randagi, la concorrenza tra cacciatori, l’eliminazione di animali predatori”.

Come sono fatti i bocconi avvelenati? Sono preparati, spiega l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, “in modo tale da risultare appetitosi per gli animali”, con i veleni spesso mescolati a carne di pollo, cotenna, salsicce o granaglie. Tre le sostanze principalmente impiegate: rodenticidi anticoagulanti, metaldeide, carbammati. I primi, spiega, utilizzati nella deratizzazione e derivati da sostanze come dicumarolo, indandione e tiocumarolo, inibiscono la coagulazione del sangue. La metaldeide, utilizzata nei lumachicidi o come combustibile e che si presenta sotto forma di granuli, pellet, polvere o liquidi, agisce, invece, sul sistema nervoso. Agiscono sul sistema nervoso, spiega ancora l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, anche i carbammati, impiegati come insetticidi ed antiparassitari e che si presentano sotto forma di polvere, granuli o liquidi. Oltre ai veleni, i bocconi possono contenere “materiali taglienti, come pezzi di vetro e spilli, che si possono ritrovare all’interno di bocconi di formaggio, pesce o carcasse di uccelli”. Che si utilizzino veleni od altro, “l’intento è in ogni caso quello di provocare la morte dell’animale”.

Nel caso si trovi un’esca od un boccone sospetto, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie raccomanda di non toccarla/o senza guanti, di avvertire i servizi veterinari dell’Asl territoriale o la polizia provinciale, quindi di delimitare l’area del ritrovamento per “impedirne l’accesso fino all’arrivo delle autorità competenti”.

Ci sono poi gli avvelenamenti di tipo accidentale, con l’animale, spiega sempre l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, che entra, per l’appunto, “accidentalmente” in contatto con “sostanze potenzialmente tossiche” come detergenti, farmaci, trattamenti insetticidi per le piante. Od ancora, il glicole etilenico: “Utilizziamo questa sostanza” spiega ancora “soprattutto in inverno, perché è uno dei componenti del liquido antigelo delle macchine. Purtroppo questa sostanza tossica ha un gusto dolciastro che la rende appetibile e gradevole per il cane”.

Come si fa a capire se un animale domestico ha subito un avvelenamento? “Purtroppo l’avvelenamento” spiega l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie “presenta spesso dei sintomi aspecifici che, salvo qualche eccezione, compaiono in maniera improvvisa. I più frequenti sono vomito, ipersalivazione, difficoltà respiratoria, tremori muscolari e sintomi nervosi come difficoltà a mantenere l’equilibrio, depressione e convulsioni”. In tal caso, contattare “immediatamente” il veterinario di fiducia o quello più vicino, anche in caso di sospetto di avvelenamento, a maggior ragione se si conosce “la natura della sostanza ingerita dall’animale”.

Come prevenire, invece, un avvelenamento e simili pericoli? Le misure da adottare, spiega l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, si basano sull’educazione dell’animale domestico, nonché su piccoli accorgimenti che possano “ridurre le situazioni a rischio”: educare il nostro cane/gatto a mangiare solo cibo offerto da noi; fare attenzione durante le passeggiate per “evitare che ingerisca cibo abbandonato”; fare uscire il nostro cane/gatto “solo dopo averlo nutrito, in modo che non si interessi ad altro cibo”; individuare “le possibili fonti di avvelenamento accidentale presenti nell’ambiente domestico”, tenendole “lontane dalla portata dell’animale”.

 

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