Flash flood: il fenomeno meteo alla base della tragedia del Raganello

Gli esperti la chiamano flash flood, alluvione lampo, tipica del periodo estivo, la stessa che giorni fa ha travolto alcuni escursionisti nelle Gole del Raganello, poco vicino Civita, in Calabria. Il luogo, nel Parco Nazionale del Pollino, con gole, canyon e un ponte in pietra, il Ponte del Diavolo, è per la sua bellezza mèta amata da turisti ed escursionisti. Qui, nel tempo, ricorda Francesco Adduci in una pubblicazione sul Raganello patrocinata da Italia Nostra, l’acqua “ha scavato la durissima roccia”, scolpendo pareti e modellando le superfici calcaree.

Luogo di fascino, con “tratti impervi e angusti”, impenetrabile “perfino alla luce”, in “un’esplosione di colori iridescenti, l’acqua irrompe sotto il passaggio del Ponte del Diavolo, tra enormi massi levigati dalla forza dell’acqua, frane ciclopiche e cumuli di detriti trascinati dalla corrente del torrente”. Il torrente nasce sulle pendici della Timpa di San Lorenzo, con le Gole del Raganello che fanno da “cornice naturale”, ricorda ancora Francesco Adduci, a Civita e San Lorenzo Bellizzi, scorrendo per circa 30 chilomentri prima di sfociare nel Mar Jonio, vicino a Sibari.

Un luogo dove molti s’avventurano sottovalutando spesso rischi e pericoli. Poco dopo la tragedia agostana il geologo Fausto Guzzetti, direttore del Cnr­-Irpi, l’istituto di ricerca per la protezione idrogeologica del Cnr, ha chiamato in causa l’imprudenza - s’è scoperto, ad esempio, che c’era un’allerta gialla, poi ignorata - e la scarsa comunicazione, in poche parole una sottovalutazione del rischio da flash flood, con le piogge, abbattutesi sulla zona, che hanno provocato l’ingrossamento del letto del torrente, causando la tragedia.

Dopo la piena del torrente Raganello nel Parco del Pollino, per sensibilizzare l’opinione pubblica gli esperti del Cnr-Irpi hanno diffuso una nota, descrivendo eventi simili che dagli anni Ottanta ad oggi hanno colpito escursionisti in Italia: “Non è la prima volta che gruppi di escursionisti vengono colti di sorpresa da improvvise piene torrentizie. Soprattutto nel periodo estivo, temporali e piogge intense possono indurre un repentino aumento delle portate dei torrenti in bacini montani. Ad aggravare la pericolosità di queste piene è la presenza dell’abbondante detrito lungo il letto del torrente che, una volta preso in carico dalle acque turbolente, viene trasportato verso valle, aumentandone la forza distruttiva. Dagli anni Ottanta all’estate scorsa si sono registrati almeno dieci eventi che hanno causato 23 vittime tra i turisti. La peculiarità di questi eventi è la concomitanza di più fattori: la morfologia che costringe le acque ad incanalarsi e corrivare velocemente, l’intensità delle piogge e la presenza delle persone lungo i sentieri o i canyon”.

Fra gli incidenti del passato gli esperti del Cnr-­Irpi ricordano, ad esempio, il “forte temporale” che nell’estate del 1991, poco vicino il Rifugio Brentei, in Trentino, sorprese un gruppo di ragazzi: “Sette di loro vennero schiacciati dai massi che, per effetto della intensa pioggia abbattutasi in quota, cominciarono a muoversi verso valle. Era proprio tra quei massi nel canalone che i ragazzi, accompagnati da un seminarista, avevano in realtà cercato rifugio dalla pioggia”.

Cinque anni dopo, nell’agosto del 1996, due giovani morirono, lui per soccorrere lei, sorpresi da una “inattesa quanto mai improvvisa ondata di piena causata dai forti temporali” mentre facevano un bagno tra le polle e le cascate del Riomagno, vicino Seravezza, in provincia di Lucca. 

Nel 1999, sempre ad agosto, in Valchiavenna, zona alpina a nord del lago di Como, un forte temporale notturno causò un’ondata “improvvisa” che travolse le palafitte costruite nel greto del torrente Febbraro da un gruppo di scout. Morirono tre ragazze.

Nell’agosto del 2015 un giovane in “campeggio libero” fu sorpreso dalla piena del torrente Cervo, in provincia di Biella, dopo che temporali, forti e improvvisi, ne avevano ingrossato le acque, “strappando via la tenda e trascinando la vittima a valle”. Il corpo fu ritrovato nella captazione del Cordar di Sagliano Micca.

Sempre quell’agosto massi e un fiume d’acqua travolsero una famiglia di turisti sul Monte Prena, in Abruzzo, famoso come la via dei laghetti, mentre risalivano un sentiero lungo il canalone che conduce al nevaio del Gran Sasso: “Improvvisamente lo scenario meteo è mutato” ricordano gli esperti del Cnr­-Irpi “forti ed improvvise piogge si sono abbattute sull’area generando un carico di acqua e detriti che ha trascinato a valle la madre che nella tragedia ha perso la vita. A dare l’allarme è stata la figlia di 12 anni che solo nel tardo pomeriggio è riuscita a scendere a valle e a far soccorrere padre e fratellino”.

Sullo sfondo una domanda: perché? E un dubbio: questi incidenti si sarebbero potuti evitare? Il pericolo in questi casi è il risultato della combinazione tra “forti temporali e il regime torrentizio dei corsi d’acqua montani la cui portata può aumentare di alcuni metri cubi in pochissimo tempo”, spiegano gli esperti del Cnr-­Ispri, che riconoscono tuttavia come, nonostante il progresso nel campo delle previsioni meteorologiche, “le piogge di breve durata e alta intensità, frequenti in estate e che evolvono velocemente nello spazio e nel tempo” rimangano ancora difficili da prevedere con accuratezza”.  

Che fare, allora? Seguire le previsioni meteo, ad esempio, evitando di avventurarsi, a maggior ragione in caso di allerta, o di pernottare in zone a rischio nella consapevolezza dell’imprevedibilità delle condizioni atmosferiche, con tutte le conseguenze del caso.

 

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