Gas in Puglia, il tubo della discordia

Gas in Puglia, il tubo della discordia

Da mesi in Puglia si prospetta la costruzione di un gasdotto, che farebbe capo alla Trans Adriatic pipeline (Tap), per consentire l’afflusso in Italia di gas naturale proveniente da Medioriente, Caucaso e dal mar Caspio. L’approdo sarebbe la costa fra San Foca e Torre Specchia Ruggeri, nel comune di Melendugno (Le).

Ora, anche chi non ha mai trascorso le vacanze in Salento sa che la località di Melendugno è riconosciuta per gli ambienti naturali e marini di inestimabile valore ambientale, fortemente tutelati per la presenza di macchia mediterranea e di un’estesa posidonia. Nonostante ciò, la Tap ha ottenuto l’autorizzazione per l’operazione sia dal Comune di Melendugno che dall’Autorità portuale di Otranto e si appresta a far partire i lavori. Questo sta producendo una guerra di campanile, condita da inviti a spostare altrove l’approdo della condotta. Sarebbe invece auspicabile un processo di valutazione e decisione che coinvolga i territori interessati senza limitarsi a rappresentare interessi comunali o elettorali.

Quando dieci anni fa fu prospettato un gasdotto della Edison, Legambiente partecipò al processo di valutazionechiedendo garanzie sugli impatti ambientali, anche attraverso uno studio organico come la Vas, per il ruolo che il gasdotto avrebbe dovuto svolgere nel collegamento con le infrastrutture presenti lungo la dorsale e rispetto al ruolo del gas nel nostro sistema energetico. Soltanto un processo analitico sistemico, che tenesse conto delle diverse matrici ambientali, delle implicazioni territoriali e delle criticità riguardanti ecosistemi e biotopi complessi e fragili, avrebbe garantito una decisione partecipata e tecnicamente fondata. Quel progetto non è mai stato realizzato.

In merito al progetto di Melendugno, Legambiente ha lo stesso approccio di valutazione nel merito e all’interno di una strategia energetica di diversificazione degli approvvigionamenti di gas. Il progetto deve dare risposta a questioni che riguardano la posidonia e gli ecosistemi marini. Bisogna inoltre capire il ruolo che il metano fornito, che non proviene dai giacimenti di Gazprom, potrà avere rispetto agli obiettivi di sicurezza e diversificazione degli approvvigionamenti, sia in un’ottica di concorrenza sui prezzi che di rinuncia alla costruzione di rigassificatori.

Una visione di questi progetti dentro una strategia energetica è importante anche perché nei primi otto mesi del 2013 le rinnovabili hanno garantito il 35% dei consumi elettrici. Nella prospettiva di una decarbonizzazione, bisogna puntare su rinnovabili ed efficienza, utilizzando il gas come la fonte di transizione più efficiente per arrivare a chiudere le vecchie e inquinanti centrali a petrolio e carbone.