Il Museo delle Dogane Svizzero e la protezione delle specie a rischio estinzione

C’è un museo in Svizzera, immerso nel verde, dove s’arriva in battello da Lugano e dove è possibile scoprire storie curiose. Dal suo terrazzo s’ammira il Monte Brè, mentre nel suo giardino, tra vecchi cippi svizzeri di confine, è possibile godere del luogo: qui si trovano, ad esempio, le Cantine di Gandria, grazie all’ombra e sfiatatoi nella roccia che soffiano aria fredda, veri e propri frigoriferi naturali e dove quelli del borgo conservano vino, salumi e formaggi. L’edificio che oggi ospita il museo, costruito nel 1835, fu dal 1856 al 1921 un posto di guardie di confine alla frontiera con l’Italia. Il museo vi sorge dal 1949, dopo che Angelo Gianola, ufficiale ticinese delle guardie di confine, negli anni Trenta pensò di creare nell’edificio doganale vuoto delle Cantine di Gandria un museo che raccontasse la storia del confine, della dogana e del contrabbando. 

Il museo sul lago è il Museo delle Dogane Svizzero della Amministrazione Federale delle Dogane, dove i visitatori possono conoscere l’universo doganale svizzero dalla costituzione dello Stato Federale, nel 1848, ad oggi: contrabbando di merci, traffico di stupefacenti, criminalità economica, migrazione, controllo dei metalli preziosi, protezione dei beni culturali e conservazione delle specie. Tempo fa il Museo ha, infatti, inaugurato l’esposizione La protezione delle specie per far capire ai visitatori perché “pelli di serpente e di tigre non devono finire nel soggiorno”, nonché illustrare l’impegno della Svizzera a favore della conservazione di piante e animali protetti dalla CITES, la Convenzione di Washington sul commercio internazionale di fauna e flora selvatiche a rischio estinzione e che, accanto a quelli vivi, protegge piante e animali morti, nonché loro parti e prodotti.

Fra gli Stati che hanno aderito alla Convenzione c’è la Svizzera, che con la sua Dogana contribuisce alla protezione delle specie sempre più al centro di commerci illegali. Sono, infatti, centinaia le segnalazioni di casi di “violazioni delle disposizioni per la conservazione delle specie” che ogni anno la Dogana invia all’Ufficio Federale della Sicurezza Alimentare e di Veterinaria (USAV), che negli aeroporti di Zurigo e Ginevra ha, a sua volta, un suo servizio veterinario di frontiera, mentre i doganieri svizzeri, che durante la loro formazione “imparano le disposizioni vigenti per le pelli di coccodrillo, per l’avorio e le pellicce”, si rivolgono, in caso di dubbi, agli esperti USAV.

Il ruolo delle ispezioni doganali, facilitato dall’uso di tecnologie sempre più sofisticate, è pertanto fondamentale. In poche parole, il “serpente nel bagaglio a mano” è un reato. “I nostri collaboratori” così Hans Peter Hefti, sostituto del Direttore generale delle Dogane in occasione dell’inaugurazione dell’esposizione sulla protezione delle specie “constatano regolarmente violazioni che hanno per oggetto il commercio di specie protette o di prodotti a esse legate. Mi ricordo il caso di un sequestro che comprendeva 500 scialli di lana shahtoosh. Per la fabbricazione di uno di questi indumenti devono essere uccise da tre a cinque antilopi tibetane, una delle specie maggiormente a rischio d’estinzione dell’intero pianeta. Va detto che uno scialle può costare fino a 40000 franchi. Ma non è tutto: l’anno scorso, in uno dei casi più clamorosi degli ultimi anni, la dogana è riuscita a provare che un collezionista aveva importato illegalmente più di 600 oggetti, provenienti da tutto il mondo, posti sotto tutela. Questi fatti mostrano che i controlli doganali nell’ambito della protezione delle specie sono più che mai indispensabili”.

I beni confiscati dai doganieri svizzeri vengono custoditi in un deposito. Con alcune eccezioni: come, ad esempio, le merci deperibili, tipo il caviale, o i “grandi invii di prodotti uguali” di cui viene “custodita solo una parte”, con le merci da smaltire portate all’impianto di incenerimento dal responsabile della logistica dell’USAV, mentre gli animali vivi vengono collocati altrove, le piante vive “spostate” nel Giardino Botanico di Berna o al Servizio di Giardinaggio della Confederazione Elvetica. Il deposito dei beni confiscati, dove si trovano oltre diecimila oggetti, è a Berna. Nel Museo delle Dogane Svizzero, ci ha spiegato Maria Moser-Menna, direttrice del Museo, si trova “solo una piccola parte del materiale recuperato dai doganieri” mentre la “maggior parte degli oggetti si trova a Berna” nel deposito dell’Ufficio Federale della Sicurezza Alimentare e di Veterinaria. 

Maria Moser-Menna ha raccolto per noi alcune storie emblematiche di sequestri di merci bloccate dai doganieri svizzeri, come quella dei famosi 500 pezzi di scialli in lana shahtoosh, circa 40000 franchi l’uno, sequestrati nel 1979 dai doganieri di St. Moritz: “Per uno scialle ricavato dal pelo dell’antilope tibetana a rischio di estinzione devono essere uccisi dai tre ai cinque di questi animali. Per produrre questo tipo di scialli e sciarpe è stato sterminato quasi il 90 per cento di tutte le antilopi tibetane”.

Nel 1990, all’aeroporto di Mulhouse, la dogana intercettò un contrabbandiere con più di 30 chilogrammi di avorio: “L’uomo trasportava con sé tre zanne di elefante, segate in 11 pezzi. È stato condannato e incarcerato”. Fra il 1997 e il 2010 diversi i sequestri di oggetti in avorio: “La Svizzera non è una piattaforma per il commercio internazionale di avorio, come Hong Kong. Spesso la merce viene importata nel traffico turistico come souvenir. Il valore di mercato dell’avorio grezzo varia dai 900 ai 1000 franchi al chilogrammo. L’artisticità degli intagli ricopre un ruolo molto importante”.

Del 1998 è un sequestro di pelli di elefante: “Gli elefanti appartengono alla specie animale più usata per la produzione e il commercio di articoli in pelle. Tali articoli possono essere importati solo se provengono da popolazioni in Namibia, Sudafrica o Zimbabwe e se muniti di un certificato originale CITES”. Teschi di scimmia furono, invece, sequestrati nel 2008. Questi teschi, usati anche come portacenere, “vengono spesso importati come souvenir nel traffico turistico”.

Fra il 2000 e il 2013 a interessare i doganieri furono, in particolare, le merci in pelle di rettile: “Raramente queste merci sono oggetto di constatazioni. I viaggiatori le importano come souvenir. Il valore di mercato varia molto, ma se si tratta di articoli di marca il prezzo sale notevolmente. A seconda della lavorazione una borsa può costare fino a 10000 franchi”. 

Nel 2001 vi furono, invece, sequestri di strombi giganti: “Preziosa è soprattutto la lumaca che vive nella conchiglia, che spesso viene cacciata per il consumo, per questo è protetta”. Lo strombo gigante è, infatti, una conchiglia ad alto valore nutritivo e piatto tradizionale delle Bahamas, dove è considerata un potente afrodisiaco.

Fra il 2002 e il 2011 i doganieri hanno sequestrato cinturini per orologi del valore fra i 100 e i 200 franchi. Questi cinturini erano in pelle di alligatore, coccodrillo, varano, pitone e lucertola: “Spesso provengono dal commercio e sono ritirati a causa della documentazione mancante o errata”. Il 2004 fu, invece, l’anno dei cavallucci marini, valore 5 franchi: “Spesso i cavallucci marini vengono importati come souvenir. Talvolta questi animali vengono trattati e impiegati anche nella medicina tradizionale cinese”. 

Fra il 2013 e il 2014 vi furono sequestri di prodotti cosmetici a base di caviale del valore fra i 300 e i 1000 franchi: “I prodotti cosmetici a base di caviale confiscati provengono dal commercio e sono stati ritirati a causa della documentazione mancante o errata. Nel caso di questi prodotti, il consumatore può partire dal presupposto che la merce sia legale”. C’è poi chi con il caviale esagera, come chi, nel 2014, s’è visto sequestrare scatole di caviale per un valore fra i 2500 e i 10000 franchi: “Nel traffico turistico viene spesso sequestrato caviale. Ciò accade quando la quantità consentita di 125 grammi a persona è superata. Il caviale Beluga (esclusivamente della specie Huso huso) ha un valore di mercato che varia dai 5000 ai 10000 franchi al chilogrammo. Il valore delle altre specie va dai 2500 ai 5000 franchi al chilogrammo”.

Col tempo i doganieri svizzeri hanno sequestrato pelli di gatto selvatico, animale a “forte rischio d’estinzione”, cappotti e borse di pelle di leopardo, irbis, pantera nebulosa, tigre, leone, puma, giaguaro, ocelot o ghepardo. E ancora, ossa di balena, il cui commercio è sostanzialmente vietato, mentre “previa autorizzazione, sono in parte consentiti souvenir di popoli primitivi”; rimedi per l’impotenza sotto forma di “animali protetti come serpenti e lucertole conservati sotto alcool” e per i quali è necessaria un’autorizzazione di importazione ed esportazione CITES; orchidee selvatiche – la vendita è consentita solo se le piante provengono da coltivazione artificiale; conchiglie giganti – “anche tra le conchiglie ritrovate in spiaggia possono nascondersi delle specie protette”.

E teschi di ippopotamo: “All’aeroporto di Zurigo la dogana ha individuato un pacchetto con un teschio di ippopotamo. Dopo l’orribile scoperta i doganieri, accompagnati da esperti dell’USAV si sono recati a casa dell’interessato per effettuare una visita. Scaffali, vetrine e armadi traboccavano di teschi e altri trofei di specie animali protette. Il collezionista aveva riempito l’appartamento di acquisti illegali fatti in Internet”.

 

Ringraziamenti

Si ringrazia Maria Moser-Menna, direttrice del Museo delle Dogane Svizzero

 

Abbiamo parlato di:

Il Museo Doganale Svizzero a Cantine di Gandria Video

Un posto guardie di confine pieno di storia e segreti Video

Museo delle Dogane Svizzero Website

Amministrazione Federale delle Dogane Website

Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Flora and Fauna – CITES Website Twitter Facebook Flickr

Customs officers work on behalf of the protection of animals and species Video

Ufficio Federale della Sicurezza Alimentare e di Veterinaria – USAV Website

Border Veterinary Service – USAV Website