Miele da salvare

Miele da salvare

Il 2014 rischia di essere un anno senza miele di eucalipto. O con una produzione assai ridotta, almeno in Italia, di questo alimento.

La minaccia arriva dall’Australia, continente dal quale si è diffusa prima in America e poi in Europa la psilla (Glycaspis brimblecombei): un piccolo insetto dotato di ali che è in grado di coprire grandi distanze in breve tempo. Sulla Penisola è arrivata nel 2010, dove ha colpito dapprima Campania e Lazio, diffondendosi poi in Sardegna e in tutte le principali regioni interessate dalla coltura di eucalipto – specie anch’essa importata dall’Australia e ospite d’elezione del parassita – come Basilicata, Calabria e Sicilia.

Fra le cause di questa vera e propria bioinvasione ci sono con ogni probabilità i cambiamenti climatici, visto che la psilla è favorita dall’aumento delle temperature. Sta di fatto che il parassita è ormai diventato invasivo, si alimenta con la linfa delle piante e ne limita la fioritura. Produce inoltre grandi quantità di melata che imbratta il fogliame su cui si stratifica la fumaggine (una patologia causata dallo sviluppo di funghi saprofiti). Tutto ciò provoca la caduta del fogliame e impedisce la fotosintesi, provocando nel giro di due o tre anni forti deperimenti di queste varietà che riparano dal vento le produzioni agrumicole e si utilizzano, già dagli anni ‘30, nelle pratiche di gestione idrogeologica.

A farne le spese maggiori tuttavia è il settore apistico: "La psilla nell’arco di tre anni ha praticamente azzerato la produzione italiana di miele di eucalipto" spiega Diego Pagani, apicoltore e presidente di Conapi, consorzio italiano di apicoltori, che con una produzione annua di 15-23.000 quintali di miele e 600 apicoltori distribuiti sul territorio nazionale rappresenta l’impresa cooperativa più rappresentativa a livello europeo. Prima dell’arrivo del parassita, la sola Conapi produceva oltre 120.000 tonnellate di miele di eucalipto l’anno. Un miele balsamico, molto aromatico, dal retrogusto mentolato, ricercato soprattutto nel periodo autunnale grazie alle sue proprietà emollienti per le mucose. Un prodotto oggi insufficiente rispetto alle richieste di mercato, difficile anche da importare: "Abbiamo cercato delle forniture in Spagna – racconta Pagani – ma riusciamo ad approvvigionarci soltanto di piccole quantità, visto che spesso non rispondono all’origine botanica dichiarata o presentano tracce di contaminanti".

L’attenzione alla qualità del prodotto del resto è molto alta in Italia, dove i 24 milioni di consumatori di miele sono “evoluti”, cercano cioè anche nella grande distribuzione mieli biologici e provenienti da territori specifici. "Fortunatamente – riprende Pagani – uno dei driver di acquisto più importanti è l’origine italiana. Il nostro miele ha infatti una qualità riconosciuta anche a livello internazionale e possiede un alto valore di mercato, essendo utilizzato spesso come miele da taglio, per innalzare la qualità complessiva di una produzione".

Non a caso le esportazioni di miele italiano sono in costante crescita: secondo l’Istat nei primi 10 mesi del 2013 avevano superato i 9 milioni di kg, una cifra quasi doppia rispetto agli anni precedenti. Ma a minacciarne la produzione non c’è soltanto la psilla. C’è un altro nemico naturale, introdotto anch’esso nei nostri habitat: la Vespa Velutina, un calabrone originario del Sudest asiatico, giunto nel sud della Francia nel 2005 e dal 2013 presente in Liguria e Piemonte. Anche in questo caso la condizione climatica peggiora la situazione: «La Vespa Velutina avrà una diffusione rapidissima sul 90% del territorio nazionale e, attaccando direttamente le api, colpirà indistintamente tutta la produzione di miele».

A rischio c’è l’ecosistema nel suo complesso visto che dalle api dipende l’80% dell’impollinazione sul pianeta.