Milleunadonna

Miele, ecco i fiori più strani dai quali viene prodotto il dolce nettare

Non solo millefiori. Sono più di 50 i tipi di miele prodotti dalle api in Italia a partire dal nettare dei fiori. Varia da regione a regione e da zona a zona a seconda delle fioriture disponibili e del territorio in cui viene raccolto.
Tra i monoflora più conosciuti ci sono: il miele d’acacia che deriva dalla bottinatura dei fiori di acacia, soprattutto nei boschi delle Prealpi; il miele di castagno che deriva dai fiori dei castagneti delle Alpi e degli Appennini, raccolto a fine estate; il miele ottenuto dai fiori di tiglio, pianta presente sia nell’arco alpino sia in zone urbane o suburbane; quello ottenuto dalle zagare di agrumi, nello specifico dai fiori di arancio e dai fiori di limone della Sicilia; il miele ottenuto dai fiori di eucalipto, raccolto per lo più nel Centro-Sud della penisola e nelle isole; il miele da fiori di coriandolo, tipico del centro Italia.

Ma non finisce qui perché ci sono anche i mieli un po’ più rari che derivano dai fiori di colza, girasole, erba medica e cardo. E poi c’è il miele poliflora millefiori che si ottiene dalla bottinatura di una grande varietà di fiori, che cambia sapore a seconda del territorio di raccolta.

I mieli freschi hanno consistenza liquida, ma solo tre mantengono questo stato: acacia, castagno e bosco, grazie alla prevalenza di fruttosio, mentre gli altri col passare del tempo cristallizzano, diventando cremosi e più solidi.

È un prodotto naturale perfetto che non deve subire processi chimici o aggiunta di sostanze per essere consumato, quindi è importante non alterarne le proprietà organolettiche per mantenere la ricchezza di aromi, tanti quanti sono i fiori da cui deriva.