Oli essenziali contro le erbacce: da Pisa il rivoluzionario erbicida naturale

C’è chi, contro le erbacce, arriva nell’orto o in giardino con carichi di flaconi di diserbanti classici e chi usa i robot: una ricerca di un team di studiosi dell’Università di Pisa – Alberto Paradossi e Stefano Benvenuti del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Agro-ambientali, Guido Flamini e Pier Luigi Cioni del Dipartimento di Farmacia – potrebbe rivoluzionare il mondo degli erbicidi.

Lo studio, Weeds for weed control: Asteraceae essential oils as natural herbicides, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Weed Research.

Interessante l’intuizione alla base della ricerca, usare gli oli essenziali delle erbacce contro le erbe infestanti, oltre che pionieristica: “Nessuno sino ad ora aveva pensato di usare gli oli essenziali estratti da erbacce per combattere le stesse erbacce”, spiega Stefano Benvenuti. Un’intuizione che nasce anche come esigenza di trovare un prodotto ecosostenibile “alla luce dei progressivi divieti e/o limitazioni” imposti ad alcuni erbicidi convenzionali, giudicati nocivi per la salute e l’ambiente. Fra questi, il glifosato, l’erbicida più utilizzato su scala globale: “È presente in oltre 750 formulati, tra cui il Roundup®, marchio registrato dalla multinazionale Monsanto, dedicati alle colture intensive, agli orti e al giardinaggio” spiega la Coalizione Italiana StopGlifosato, che nel 2015, dopo che la IARC, l’agenzia ONU per la ricerca sul cancro, ha classificato il glifosato come tra i probabili cancerogeni per l’uomo, ha lanciato la campagna #StopGlifosato. “Nel 2014 la produzione mondiale di glifosato ha superato le 800.000 tonnellate; il trend purtroppo nei prossimi anni è destinato a crescere e si stima che entro il 2020 la richiesta possa raggiungere il milione di tonnellate”.

Lo studio dei ricercatori pisani accende, pertanto, una luce.

Per rispondere alla domanda di partenza sull’efficacia delle sostanze naturali nel contrasto alle piante infestanti, il team, che ha condotto la propria ricerca per tre anni in laboratorio e in serra, ha testato alcune specie della famiglia delle Asteraceae considerate “fonte di erbicidi naturali”. Venti, quelle raccolte durante il periodo di fioritura, di cui sono state, quindi, valutate resa e qualità degli oli essenziali, con verifica della “inibizione delle germinazione e crescita delle erbacce”. Fra le specie più promettenti l’Achillea millefolium o Achillea millefoglie, l’Artemisia annua o assenzio annuale, l’Artemisia verlotiorum o assenzio dei fratelli Verlot, l’Achillea maritima o Otanthus maritimus, la santolina delle spiagge, quindi l’Xanthium strumarium o nappola. Gli esperimenti sono stati condotti su due erbacce: Amaranthus retroflexus o amaranto comune e Setaria viridis o pabbio comune. 

“La metà delle specie” spiegano i ricercatori “ha mostrato una resa sufficiente di olio essenziale (da circa 0,1% a 1,43%) durante la sperimentazione di questi fitochemicali in vitro come inibitori della germinazione di due erbacce tipiche, Amaranthus retroflexus e Setaria viridis. Nonostante la maggiore tolleranza di S. viridis, la concentrazione di 100 μg di L-1 di oli essenziali delle due specie Artemisia e Xanthium strumarium potrebbe inibire totalmente la germinazione. Inoltre, a 10 μg di L -1, gli stessi oli essenziali hanno mostrato la completa inibizione dei semi di A. retroflexus. Un confronto della loro efficacia a dosi non ottimali ha portato ad un’ulteriore selezione delle fonti più promettenti di oli essenziali. Dopo la loro caratterizzazione chimica, gli oli essenziali sono stati testati come erbicidi post-emergenza su piantine delle erbacce sopra citate”.

Proseguendo nella sperimentazione, dopo aver spruzzato le erbacce a diverse concentrazioni, gli oli essenziali di Artemisia annua e Xanthium strumarium “hanno mostrato le migliori prestazioni”. Gli oli essenziali dello Xantium strumarium sono stati quindi “nuovamente testati su entrambe le erbacce” per “monitorare le dinamiche di lesioni” alle piante: “È stata riscontrata” spiegano i ricercatori “una riduzione del peso fresco vegetale (circa il 20% -30% dopo 10 giorni) e il contenuto di clorofilla (distrutto, dopo la stessa quantità di tempo), confermando quindi la totale e rapida efficacia di questi oli essenziali. In sintesi, A. annua e X. strumarium hanno suscitato notevoli interessi agronomici e sembrano essere adatti come fonte di oli essenziali per agire come erbicidi naturali”.

Una soluzione con vantaggi anche sotto il profilo economico “dal momento” spiega Stefano Benvenuti “che si tratta di piante che hanno costi agronomici limitati, soprattutto da un punto di vista idrico e così paradossalmente anche specie spontanee ancora prive di una utilità possono divenire amiche dell’uomo e dell’ambiente”.

Con quali usi? “Questi erbicidi naturali” cosí, il ricercatore “possono essere usati come quelli tradizionali sia nella fase di pre-impianto della coltura, quindi senza problemi di selettività nei confronti di una coltura ancora assente, sia localizzandone la distribuzione in presenza della coltura stessa”. Con un impiego di “maggiore innovazione”, utilizzando l’erbicida naturale in città, “dai marciapiedi” continua il ricercatore “ai bordi stradali a tutte le aree spesso colonizzate da specie indesiderate”.

In questo senso il rivoluzionario erbicida potrebbe, ad esempio, sostituire il glifosato che, come ricorda la Coalizione Italiana StopGlifosato, con i “formulati commerciali che lo contengono”, è ampiamente diffuso in ambienti urbani oltre che domestici, con Comuni e Province che lo utilizzano per “la pulizia dei margini stradali, delle massicciate ferroviarie e del verde pubblico”.

 

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