I parchi e giardini più belli d’Italia: la top ten 2019 dei tesori verdi da visitare e scoprire

A chi andrà lo scettro di parco o giardino più bello? Tour tra i tesori verdi, storici e architettonici del Belpaese da visitare e scoprire

Anche quest’anno la giuria del concorso Il Parco più Bello, iniziativa dell’architetto Leandro Mastria, ha scelto i dieci parchi e giardini più belli d’Italia, il giardino d’Europa. Parchi e giardini, affiliati all’omonimo network, sono stati come sempre selezionati sulla base degli aspetti botanici, storico-artistici, nonché dello stato di conservazione, del programma di manutenzione e gestione, della presenza di adeguati servizi, dell’accessibilità e informazioni al pubblico e della promozione turistica.

Per la categoria parchi pubblici sono stati selezionati La Venaria Reale, Villa Manin, il Giardino Labirinto Borges, Villa Gregoriana e il Giardino della Minerva, mentre per la categoria parchi privati il Giardino Giusti, Isola del GardaFattoria di Celle, la Villa Imperiale di Pesaro e il Parco Paternò del Toscano.

La Venaria Reale

La Venaria Reale, in Piemonte è un’antica dimora sabauda, dal 1997 patrimonio Unesco e i cui giardini da secoli guardano le Alpi, progettata nel XVII secolo e voluta dal duca Carlo Emanuele II di Savoia per farne una base per le battute di caccia fra le colline torinesi.

La Venaria Reale © Archivio Consorzio Residenze Reali Sabaude

Villa Manin

Villa Manin, lodata dal commediografo veneziano Carlo Goldoni, si trova a Passariano, nella campagna friulana. La sua storia è legata alla famiglia Manin, conti veneziani di origine toscana, che qui la edificarono, in un luogo, cioè, snodo dei traffici fra l’Alto Adriatico e le vie che dalla valle del Tagliamento portavano verso l’Europa centrale, questo mentre s’affievoliva il ruolo della Serenissima Repubblica di Venezia negli scambi commerciali tra Europa, Mar Egeo e Medio Oriente. Tra radure, boschetti, laghetti e colline artificiali, il suo giardino, arricchito da sculture, ha conosciuto nel tempo labirinti, peschiere, giochi d’acqua, serragli d’animali, aranciere, ghiacciaie sotterranee, giardini pensili, logge eleganti e modelli di fortezze. Caduto in abbandono, occupato più volte da truppe straniere il giardino, aperto al pubblico, è stato acquisito e restaurato nel 1969 dalla Regione Friuli Venezia Giulia. Vi si trovano curiosità e rarità botaniche, fra cui un tasso di 4 metri di diametro considerato monumento naturale del Friuli Venezia Giulia, nonché abeti del Caucaso, tulipiferi, palme del Giappone, bambù giganti, pini dell’Himalaya oltre alle classiche piante da frutto come nespolo, pero, melo, susino, pesco, melograno, fico, vite europea e uva fragola.

Villa Manin © Archivio Ente per il Patrimonio Culturale Regione Friuli Venezia Giulia

Giardino Labirinto Borges

Il Giardino Labirinto Borges si trova sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, dove ha sede la Fondazione Giorgio Cini, che nel 2011, a 25 anni dalla morte di Jorge Luís Borge, ha realizzato un labirinto ispirato a El jardin de senderos que se bifurcan, il giardino dei sentieri che si biforcano, racconto del 1941 del famoso scrittore argentino. Il labirinto, progettato dal diplomatico e labirintologo inglese Randoll Coate, sull’isola veneziana occupa un’area di 2.300 m2 con 2.327 siepi di bosso che disegnano il nome Borges come in un libro. Completano il percorso botanico due filari con 46 cipressi e 71 viburni. In futuro una ringhiera con testo in braille accompagnerà i non vedenti alla scoperta del luogo.

Giardino Labirinto Borges © Fondazione Giorgio Cini

Villa Gregoriana

A Tivoli, in Lazio e non molto lontano da Roma, tra boschi, sentieri, antiche vestigia, cascate e grotte naturali e dove il fiume Aniene è “inghiottito nella roccia” secondo una felice descrizione del FAI, il fondo ambiente italiano, si trova Villa Gregoriana, concessa nel 2002 in comodato al FAI dal Demanio con il sito ormai in “stato di abbandono totale e di gravissimo dissesto idrogeologico” e tornato a vivere dopo 3 anni, alzando nuovamente il sipario sul parco voluto da papa Gregorio XVI, che nel 1832, ricorda il FAI, aveva promosso una “grandiosa opera di ingegneria idraulica per contenere le continue esondazioni dell’Aniene, incanalando le sue acque in un doppio traforo scavato nel monte Catillo e ingrossandole poi artificialmente dando così vita ai 120 metri di salto della nuova Cascata Grande, seconda in Italia dopo le Marmore”, con il pontefice che volle, quindi, creare un parco destinato a diventare “meta di artisti, letterati e uomini di cultura” che “ne raccontarono al mondo la bellezza”.

Villa Gregoriana © Massimo Siragusa 2005/FAI-Fondo Ambiente Italiano

Giardino della Minerva  

In Campania c’è il Giardino della Minerva, nel centro antico di Salerno, dove nel Trecento il maestro Matteo Silvatico creò un Giardino dei Semplici, precursore degli orti botanici europei, destinato a diventare l’orto botanico della Scuola Medica Salernitana. Nel giardino erano, infatti, coltivate piante da cui venivano estratti principi ad uso terapeutico.

Giardino della Minerva © Luciano Mauro

Giardino dei Giusti

A Verona si trova, invece, il Giardino Giusti, dal nome della famiglia che si trasferì dalla Toscana nella città scaligera per darsi all’industria della tintura della lana, all’epoca assai fiorente. Dove oggi c’è il giardino, lungo le antiche mura della città, i Giusti bollivano la lana in grandi calderoni, fino a quando sul luogo non sorse un palazzo di rappresentanza con un giardino di bossi, cipressi, fontane e grotte destinato ad accogliere anche piante esotiche, vasi con agrumi, statue mitologiche, fontane, una cedraia, reperti romani e padiglioni, diventando per la sua bellezza una tappa del Grand Tour, tanto da farne un luogo amato, ad esempio, dal musicista austriaco Wolfgang Amadeus Mozart e dallo scrittore, poeta e drammaturgo tedesco Johann Wolfgang von Goethe.

Giardino Giusti © Archivio Giardino Giusti

Isola del Garda

Isola del Garda, sulla sponda bresciana dell’omonimo lago, è famosa per la sua villa in stile neogotico veneziano, progettata dall’architetto Luigi Rovelli ai primi del Novecento, con terrazzi e giardini all’italiana che scendono verso il lago. Sorvegliano la villa, fra una ricca vegetazione, palme delle Canarie, mentre sul terrazzo si trovano cachi, limoni, peri, melograni, olivi, arance, pompelmi, fichi d’India, giuggiole e capperi.

Isola del Garda © Archivio Villa del Garda

Fattoria di Celle

Sulle colline di Santomato, in provincia di Pistoia, immersa nel paesaggio toscano c’è Fattoria di Celle, che oggi custodice la collezione di Arte Ambientale della famiglia Gori. Il luogo, meta di pellegrinaggio di appassionati d’arte, ospita anche musei e istituzioni di tutto il mondo.

Collezione Gori Fattoria di Celle © Aurelio Amendola

Villa Imperiale

A pochi chilometri da Pesaro, nelle Marche, c’è, immersa nel paesaggio del Parco Naturale del Monte San Bartolo, Villa Imperiale con due costruzioni collegate da un corridoio pensile: la villa quattrocentesca degli Sforza e l’ala cinquecentesca progettata dall’architetto urbinate Girolamo Genga per i duchi Della Rovere. La villa, che oggi ospita eventi privati, fra cui matrimoni e cene di gala, ha una corte d’onore e giardini terrazzati. Dalla villa è, ad esempio, possibile ammirare la pineta, un bosco di lecci e, in lontananza, Pesaro, la valle del Foglia e le cime appenniniche.

Villa Imperiale Pesaro © Villa Imperiale Pesaro

Parco Paternò del Toscano

In Sicilia, alle pendici dell’Etna c’è il Parco Paternò del Toscano, conosciuto come il giardino sulla lava perché qui “un’antica colata lavica accoglie rare piante tropicali integrate armoniosamente nella vegetazione boschiva della macchia mediterranea”. Il parco fu ideato da Ettore Paternò del Toscano appassionato di giardini e che da piccolo marinava la scuola per andare al Giardino Bellini di Catania alla scoperta dei segreti botanici dei vecchi giardinieri. Acquistato nel secondo dopoguerra un terreno lavico a Sant’Agata Li Battiati, nel catanese, Ettore Paternò del Toscano vi costruì la sua casa quindi realizzandovi un giardino, pensato anche per la vegetazione esotica. Oggi nel parco, dove vivono piante provenienti dai quattro angoli del mondo, dal Messico al Capo Verde, dalle Canarie all’Australia, dall’India al Brasile, è tutto un trionfo di palme, specie tropicali e subtropicali, mentre sulle vecchie colate laviche, ormai ricoperte di muschi, crescono, tra felci lussureggianti e rigogliose, querce, castagni, celtis, mirti e melograni, mentre percorrendo i sentieri del bosco si possono incontrare stagni con ninfee. Tocco di eleganza le panchine rivestite di preziose maioliche di Caltagirone del Settecento, sui cui sedersi per riposare, ammirando la natura.

Parco Paternò del Toscano © Archivio Parco Paternò del Toscano

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