Pipistrello: falsi miti su un mammifero strategico per l’ambiente

Non c’è mammifero che non sia inseguito da dicerie come il pipistrello, bugie che ne appannano l’utilità

Di solito si ha paura di ciò che non si conosce, come dei pipistrelli, ad esempio. Non c’è mammifero che non sia inseguito da dicerie come il pipistrello. Sarà forse, nella magistrale descrizione dell’etologo Danilo Mainardi, per via di quell’ala “flaccida”, di quel corpo “sgraziato”, di quel muso “affollato di peculiari mostruosità” quali “appendici nasali fogliacee e membranose”, di quei “padiglioni auricolari presentanti arricciature, ripiegamenti, smisuratezze e modanature”.

E se ne ha paura quando scende la sera, quando con l’oscurità il mondo diventa loro: “Ed è allora” così, Isabella Lattes Coifmann, zoologa, naturalista e divulgatrice scientifica “che li vedi zigzagare nel cielo con un volo che ai nostri occhi appare tremulo e incerto. Ma questo slalom continuo è dovuto al mutar rotta dei volatori che viran di continuo per acchiappare gli insetti in volo”.

Cattiva informazione a caccia di notizie  

Se ne ha paura e se ne ignora l’utilità. Un problema ben presente all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie che in collaborazione con il Gruppo Italiano Ricerca Chirotteri ha deciso di dissipare paure e leggende, mettendo anche in guardia da “un’informazione superficiale e a caccia di notizie”.

Una perfetta macchina volante 

Tanto per cominciare i pipistrelli non sono topi volanti, non si attaccano ai capelli, non portano sfortuna. E, soprattutto, non sono ciechi: i pipistrelli, ci ha spiegato Jovana Bošković, una giovane biologa con una sincera passione per il mondo dei chirotteri, si affidano a un sonar naturale, un vero e proprio sistema di ecolocalizzazione, con i pipistrelli che emettono suoni dalla bocca e dalle narici e con l’eco che li aiuta a capire dove si trovano e a individuare eventuali ostacoli.

Niente paura se entrano in casa

Può capitare a volte che si perdano, come quando entrano in casa. Non cercano voi, tutt’altro: “Molto spesso” spiega l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie “si tratta di giovani individui alle prime esperienze di volo che per una manovra sbagliata si ritrovano loro malgrado all’interno di una stanza abitata, ma non chiedono altro di poter uscire indenni per tornare al proprio rifugio o a cacciare insetti nella notte”. Inseguirli li farà solo spaventare. Semplicemente spegnete la luce, lasciate aperta la finestra, uscite dalla stanza: aiuterete il “pipistrello impaurito” a guadagnare l’uscita.

Habitat minacciato 

Che i pipistrelli, cui habitat naturali sono grotte, fessure rocciose e cavità degli alberi, siano sempre più vicini all’uomo, trovando rifugio nelle abitazioni, chiese e altre strutture di origine antropica è sempre più il segno che il loro habitat è sotto i colpi di una “restrizione progressiva” – un po’ come gli oranghi, minacciati dall’industria dell’olio di palma, che ha preso d’assalto la foresta pluviale. Può, ad esempio, capitare di imbattersi in rifugi estivi, in colonie di sole femmine, le nursery, dove le mamme pipistrello partoriscono, allattano e allevano i loro cuccioli. L’invito, in tal caso, è di usare “delicatezza”.  

Un insetticida naturale 

Ma a che servono i pipistrelli? molti si chiedono. Nutrendosi, ad esempio, di insetti nocivi e infestanti aiutano ambiente ed economia: “Riducendo il numero di insetti nocivi per le coltivazioni” spiega, infatti, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie “è possibile utilizzare meno fitofarmaci, con un risparmio per gli agricoltori e un guadagno per la salute di tutti”.

Isabella Lattes Coifman li ricorda come “l’insetticida più formidabile e innocuo che esista sulla terra”, con un solo pipistrello che nel corso della sua vita – può vivere anche fino a trent’anni – può divorare “milioni e milioni di insetti dannosi” compiendo, così, “un’azione imponente e pulita che porta a compimento, secondo natura, senza intervento alcuno da parte dell’uomo”. “Dovremmo rispettarli e proteggerli questi straordinari insetticidi viventi” ammonisce. “Senza il loro apporto i nostri raccolti sarebbero decimati dai parassiti ancora più di quanto non lo siano. Invece purtroppo nelle nostre regioni temperate il loro numero va scemando e alcune specie sono già estinte”.

Una spia per l’ambiente  

I pipistrelli sono, inoltre, degli ottimi bioindicatori, indicatori, cioè, di qualità ambientale: “Mangiando un grande numero di insetti” spiega l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie “i pipistrelli accumulano, infatti, nel corpo diverse sostanze chimiche utilizzate in agricoltura (e non solo) e sono potenzialmente in grado di manifestare le conseguenze dei pesticidi ancor prima che si manifestino negli insetti”. Inoltre, partecipando alla “dispersione dei semi di moltissime piante”, contribuiscono a “mantenere vitali le foreste del pianeta”.

Proteggerli è un dovere 

Né è, quindi, un caso che si senta il bisogno di proteggerli, ancor di più pensando al loro declino su scala mondiale. Delle 35 specie, ad esempio, presenti in Italia, ricorda l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, ben 22 sono a rischio estinzione. Intanto nel 2005 l’Italia ha aderito a EUROBATS, un accordo siglato a Londra nel 1991 pensato per la protezione dei pipistrelli europei per migliorarne lo stato di conservazione, “intervendo sul degrado e il disturbo dei loro habitat e dei siti rifugio”.

A caccia di virus emergenti

I pipistrelli vengono anche studiati per la ricerca di virus emergenti: “Studiare i virus della fauna selvatica, specialmente in gruppi diversificati come i pipistrelli” spiega l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie “è utile per capire meglio i meccanismi complessi che portano alla comparsa di malattie negli animali e nell’uomo. In particolare, è interessante sapere come spesso siano i fattori umani di disturbo ambientale, ad esempio deforestazione e urbanizzazione, a rompere l’equilibrio che garantisce la circolazione pacifica dei virus solo nei loro ospiti naturali, poiché causano cambiamenti nelle dinamiche all’interno delle popolazioni di animali selvatici; alterazioni del rapporto esistente tra specie diverse; un drastico aumento del livello di contatto con l’uomo. In questo contesto proteggere i pipistrelli, e più in generale i nostri ecosistemi, è un fattore critico nella prevenzione di nuove epidemie”.

Dicerie sulle moderne epidemie 

Uno dei falsi miti sui pipistrelli vuole, ad esempio, che “molte epidemie moderne” siano causate dai chirotteri: “Nessuna epidemia” spiega l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie “è stata mai causata dalla trasmissione diretta di un patogeno dal pipistrello all’uomo, che rimane un’evenienza rara e quasi sempre isolata. Tutte le epidemie sono invece causate dalla trasmissione particolarmente elevata di un patogeno da uomo a uomo. Tuttavia, negli ultimi decenni è sempre più evidente che la maggior parte delle cosiddette malattie emergenti hanno un’origine più o meno recente nella fauna selvatica. In questo contesto, che i pipistrelli vengano spesso citati come lontani parenti di alcune malattie deriva dal semplice fatto che rappresentano circa il 20% delle specie di mammiferi esistenti; ma questo dato non deve necessariamente destare preoccupazione, non indicando esso di fatto un maggiore rischio proveniente dal contatto con un pipistrello rispetto ad altri animali selvatici”.

C’è, in tal caso, una sola precauzione da adottare qualora si venga a contatto con feci o urina di pistrello: lavare, cioè, le mani con acqua e sapone, una norma igienica valida “indipendentemente dalla specie animale”.

Tra rabbia classica e lyssavirus

Molti imputano ai pipistrelli la trasmissione della rabbia classica all’uomo. Il virus della rabbia classica, spiega l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, è presente in alcune specie di pipistrelli delle Americhe, dove “i casi umani rimangono tuttavia legati per lo più alla trasmissione del virus da parte di altre specie selvatiche come, ad esempio, il procione”.

In Europa, così come in altre zone del mondo, i pipistrelli possono, invece, essere portatori del lyssavirus, un virus rabbia-correlato. Le infezioni nell’uomo e negli animali, spiega ancora l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, sono, tuttavia, sporadiche. La malattia viene trasmessa con un morso, ma “non ci sono rischi per le persone se non si toccano i pipistrelli”. Il rischio per le persone di contrarre l’infezione è, inoltre, “molto basso” considerato il numero “estremamente limitato” di animali portatori.

L’importanza della vaccinazione

Una malattia che, comunque, è possibile prevenire grazie a una “vaccinazione specifica”, “efficace” anche dopo il contatto come “trattamento post-esposizione”. Al tempo stesso esistono delle procedure che consentono di “annullare” il rischio di per sé “molto basso” di poter contrarre l’infezione: evitando, ad esempio, la manipolazione di pipistrelli, in particolare se in cattivo stato di salute; utilizzando guanti ad hoc; ricorrendo alla profilassi pre-esposizione in caso di “manipolazione ripetuta e prolungata”; quindi, in caso si venga morsi, lavando “accuratamente” la ferita, per poi sottoporsi alla profilassi post-esposizione.

Sorveglianza in Italia

In Italia coinvolto nella sorveglianza e nella mitigazione del rischio di tramissione di lyssavirus rabbia-correlato è il Centro di referenza nazionale per la rabbia istituto presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie con decreto 118/2002 del Ministero della Salute. In generale, per segnalare pipistrelli morti o con sintomatologia sospetta ci si può rivolgere agli Istituti Zooprofilattici Sperimentali presenti sul territorio nazionale, quindi, in caso di “necessità, curiosità o dubbi” al Gruppo Italiano Ricerca Chirotteri.

 

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