Plastica abbandonata: c’è chi la raccoglie per sport

Lattine, pacchetti di sigarette, cannucce, carta, scontrini, fazzolettini sporchi, bottiglie e oggetti in plastica: si trova un po’ di tutto abbandonato nell’ambiente.

Il contemporaneo sport del plogging unisce l’utile al dilettevole e cioè mantenersi in forma ripulendo le strade, le spiagge, i parchi e così via. Nasce in Svezia e il nome racchiude quello che c’è da sapere, infatti deriva dal verbo svedese plocka upp (raccogliere) e jogging (corsetta lenta). In pratica, si corre ma nello stesso tempo si raccolgono i rifiuti che si incontrano lungo il proprio tragitto. Ogni plogger per iniziare questo particolare allenamento, oltre all’abbigliamento da runner, si dota di uno o più s

Il plogging dalla Svezia si è diffuso in molti Paesi (Italia inclusa, con Firenze tra le città più attive) grazie alla condivisione sui social network. Per trovare compagni di avventura basta individuare su Facebook il gruppo più vicino e ritrovarsi all’ora dell’appuntamento.
I vantaggii non mancano. Fa bene all’ambiente e fa bene al nostro corpo, considerando i benefici della corsetta e dei piegamenti, che assomigliano ai classici squat liberi da palestra, ideali per tonificare glutei e quadricipiti.

La plastica nel sacco
Nel Belpaese c’è anche un’altra iniziativa che ha l’obiettivo di raccogliere i rifiuti abbandonati: si chiama La plastica nel sacco. Nasce da un’idea di Carlo Meneghetti, che nel tempo libero si dedica a ripulire gli spazi comuni armato di sacchetti per raccogliere ciò che trova lungo il suo percorso. Tutto nasce da quando, durante una vacanza in Sardegna, si è imbattuto in una spiaggia particolarmente suggestiva, ma imbruttita dai rifiuti abbandonati dai turisti.

L’iniziativa ha molto successo, non a caso la pagina facebook dedicata (La plastica nel sacco) conta oltre 10mila amici e molti tra questi inviano le foto del proprio bottino spazzatura trovato durante le passeggiate, perchè un buon esempio conta più di tante parole.

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La Plastica nel sacco: Facebook