Punture di zecche, come evitarle e cosa fare se si viene morsi

Punture di zecche, come evitarle e cosa fare se si viene morsi

Tanto piccole quanto insidiose: le zecche possono mordere animali e uomini trasformandosi in pericolosi agenti di trasmissione di malattie infettive. In campagna, dove sono più presenti, si possono seguire alcune precauzioni per ridurre la possibilità di venire a contatto con le zecche, ma se si viene attaccati vanno rimosse il prima possibile.

Perché le zecche sono delle nemiche

Le zecche sono dei parassiti esterni di molti animali e anche dell'uomo con dimensioni che variano da qualche millimetro a circa un centimetro, in base alla specie e allo stadio di sviluppo.
Sono diffuse in tutto il mondo e se ne conoscono circa 900 specie raggruppate in tre famiglie, di cui le principali sono le Argasidae (zecche molli) e le Ixodidae (zecche dure). Quest’ultime destano maggiormente l’interesse della sanità pubblica perché sono piuttosto diffuse e buona parte di essere è portatrice di agenti patogeni come virus, batteri e protozoi che possono essere trasmessi all’animale morso.
Le zecche non fanno preferenze nella scelta dell’organismo da parassitare, infatti possono mordere cani cervi, caprioli, scoiattoli e uomini, rimanendo attaccate all’epidermide per succhiare sangue e nutrirsi. 

L’habitat perfetto

I boschi e tutti i luoghi ricchi di erba e arbusti sono l’habitat ideale per le zecche, ma c’è da sottolineare che vivono bene anche dove la vegetazione è più rada. La loro presenza dipende soprattutto dalla presenza sul territorio di ospiti da parassitare, quindi stalle, cucce di animali e pascoli sono i posti ideali.
In generale, sono attive nei mesi caldi, mentre durante la stagione invernale tendono a proteggersi dal freddo rifugiandosi negli anfratti dei muri, sotto la vegetazione, le pietre o interrandosi in profondità, per poi riemergere con l’arrivo della primavera.

I morsi

“Le zecche non saltano e non volano sulle loro vittime, ma si appostano all’estremità delle piante aspettando il passaggio di un animale o di un uomo. Grazie all’anidride carbonica emessa e al calore dell’organismo, questi acari avvertono la presenza di un eventuale ospite e vi si insediano conficcando il loro rostro (l'apparato boccale) nella cute e cominciando a succhiarne il sangue”, spiegano dal Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità.
Il morso di zecca - a differenza delle punture di vespe, tafani, api e zanzare - non è doloroso e non dà prurito perché questo parassita emette una sostanza che contiene principi anestetici, infatti è difficile accorgersi della sua presenza nel momento in cui si attacca al corpo; solo quando le aree circostanti al morso iniziano a causare prurito si riesce a individuare la zecca, che può rimanere attaccata molti giorni.

Cosa fare se si viene morsi

Appena ci si accorge di essere stati morsi bisogna togliere la zecca, visto che la probabilità di contrarre un’infezione è collegata anche alla sua durata di permanenza nella cute; per estrarla va usata una pinzetta a punte sottili, avvicinandola il più possibile alla superficie della pelle, e poi tirare dolcemente il parassita con un leggero movimento di rotazione, prestando attenzione a non schiacciarne il corpo, il che aumenterebbe la possibilità di trasmissione di agenti patogeni.
La zona va disinfettata sia prima sia dopo la rimozione con un disinfettante incolore e la zecca distrutta. Se non si è coperti dal vaccino contro il tetano va effettuata la profilassi antitetanica. Per sicurezza, in ogni caso, è meglio chiedere un parere medico. “Nel caso di comparsa di arrossamento – eritema migrante – che si propaga dalla zona della puntura, con un anello più chiaro al centro, è opportuno consultare un medico.
Sarà bene rivolgersi al proprio medico curante anche se nelle settimane successive dovesse formarsi nella sede della puntura una lesione ulcero-necrotica (tache noir) o dovessero comparire sintomi quali malessere generale, febbre, dolori articolari, ingrossamento dei linfonodi e cefalea. Se diagnosticata rapidamente e trattata con antibiotici è quasi sempre curabile: l'eruzione cutanea sparisce entro pochi giorni dal trattamento. L'incubazione della malattia va da tre a quindici giorni, ma talvolta arriva a un mese. Per questo è opportuno monitorare la zona della pelle colpita nei giorni successivi al contatto”, si legge in una nota dell’ospedale Bambino Gesù. 

Prevenire è meglio che curare

Per fare passeggiate in campagna e nei boschi, è bene indossare abiti dalle tonalità chiare perché semplificano l’individuazione delle zecche ed è meglio coprire braccia e gambe con magliette a maniche lunghe e pantaloni, nonché usare un cappello.
Aiuta a non correre rischi anche il non toccare l’erba lungo il margine dei sentieri e il non addentrarsi nelle zone in cui l’erba è alta. A fine escursione il consiglio è di controllare gli indumenti e la propria pelle, tenendo presente che le zecche si annidano con più frequenza sulla testa, sul collo, dietro le ginocchia e sui fianchi. Se si hanno animali domestici vanno controllati anche loro con attenzione, prima di farli entrare in casa.

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