Ricerca scientifica senza cavie: l'Italia non può perdere questo treno

Ricerca scientifica senza cavie: l'Italia non può perdere questo treno

Nei giorni scorsi all’Università La Sapienza di Roma, grazie ai Dipartimenti di Scienze Politiche e Scienze Biochimiche è stato fatto il punto sull’avanzamento dei metodi di ricerca scientifica che non utilizzano animali. I test sostitutivi sono in grande sviluppo in tutto il mondo, man mano sempre più richiesti, anche grazie alle nostre campagne, da ricercatori e legislazioni. Ancora ieri, dagli USA è giunta l’ennesima e autorevole conferma dal National Institute of Health.

Ma, si dice, cosa possiamo fare noi in Italia con i tagli generalizzati alla ricerca, nonostante i contributi dei privati e con Paesi come la Gran Bretagna che investono grandi cifre ogni anno? D’altronde, si dice, la sperimentazione su animali costa anche molto di più e quindi in tanti sarebbero pronti a cambiare anche solo per risparmiare, con i metodi alternativi. Cosa c’è che non va quindi?

Solo tre dati, emersi ieri alla Sapienza:

1) proprio l’impiego di animali per la ricerca di base, non obbligatoria secondo legge, è in aumento nei laboratori dell’Unione Europea, quelli pubblici come le Università e finanziati grazie alle nostre tasse. Da qualche parte questi finanziamenti quindi continuano ad arrivare copiosi;

2) l’altro importante numero riguarda i progetti di ricerca presentati nei quasi due anni di vita del nuovo Decreto Legislativo 26-2014 che regola la materia: su quasi 2000 richieste di autorizzazioni, nessuna riportava la possibilità di utilizzare test alternativi o sostitutivi e questo senza che il Ministero della Salute obiettasse alcunchè nemmeno andando sulla banca dati europea ufficiale EURL-ECVAM ;

3) il recentissimo bando nazionale Prin-Progetti di Rilevante Interesse Nazionale, per il quale il Ministero della Ricerca assegnerà 92 milioni di euro, mantiene il silenzio sulla necessità di dare preminenza in ambito biomedico ai metodi scientifici di ricerca senza animali, mentre lo sta facendo Horizons 2020 dell’Unione Europea per il 7° Programma Quadro e proprio ieri il Prof.Thomas Hartung dal CAAT Usa-Europa ha annunciato il finanziamento ottenuto da 300 progetti per oltre 200 milioni di euro di diverse linee di ricerca compresa quella sul cervello artificiale.

Questo è il punto. La torta. Perché sulle briciole, peraltro, il Ministro della Salute Lorenzin che pure può e deve intervenire, non ha ancora mosso un dito. Sul milione e mezzo di euro, per esempio, che per tre anni, dal 2014, secondo il Decreto Legislativo 26 doveva andare ai metodi alternativi. Addirittura non sono ancora stati effettivamente stanziati i 100.000 euro stabiliti dalla Regione Lombardia con la sua legge 4 del 2015. Nonostante due anni di tempo, il Ministro della Salute Lorenzin non ha ancora emanato i decreti attuativi e gli altri atti previsti dal Decreto Legislativo 26. E’ tanto tempo che glielo ricordiamo.

Ma rimanendo solo al tema metodi alternativi e sostitutivi cosa non ha fatto? Il Ministero, articolo 18, non ha ancora “promosso la definizione di programmi, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, per la condivisione, tra gli utilizzatori interessati, di organi e tessuti di animali soppressi ai fini sperimentali”, ciò “al fine di ridurre il numero degli animali impiegati nelle procedure”.

Il Ministero, articolo 37,  non ha tenuto iniziative volte a “formazione e aggiornamento per gli operatori degli stabilimenti autorizzati” al fine di “promuovere lo sviluppo e la ricerca di approcci alternativi” né ha, ancora, individuato i “laboratori specializzati e qualificati per gli studi di convalida di metodi alternativi” su piano nazionale. Nonché - articolo 47 comma 4 della Direttiva europea – non ha ancora “assicurato la divulgazione delle informazioni relative alla promozione di approcci alternativi”.

E poi, punto cruciale per evitare almeno le ripetizioni di esperimenti su animali, secondo l’articolo 34 comma 2 del Decreto Legislativo 26-2014 “il Ministero pubblica le sintesi non tecniche dei progetti e le eventuali relative revisioni entro tre mesi dalla data del rilascio dell’autorizzazione di cui all’articolo 31”.

Ma al Ministro Lorenzin e al Ministero della Salute, altro che animali, interessa davvero che l’Italia non perda il treno della ricerca scientifica?