Su Marte con l'orto spaziale Made in Italy

Non solo la NASA ha i suoi orti per lo spazio, anche i ricercatori italiani ne hanno creato uno e per le missioni su Marte. 

L’orto marziano made in Italy aiuterà la missione internazionale Amadee-18, coordinata dall’Österreichisches Weltraum Forum, che da febbraio, nel deserto del Dhofar, nel sultanato dell’Oman, preparerà le future missioni sul pianeta rosso. Il luogo non è casuale, spiega ENEA, l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo, che ha partecipato al progetto: il deserto del Dhofar ha, infatti, caratteristiche che lo rendono simile a Marte, come “le strutture sedimentarie risalenti al Paleocene e all’Eocene, le cupole saline del South Oman Salt Basin e le antiche aiuole fluviali, le superfici sabbiose e rocciose con grande variabilità nell’inclinazione”.

Lorto spaziale, frutto della collaborazione fra ENEA, ASI, l’agenzia spaziale italiana, e il Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi di Milano, è nato nell’ambito dell’esperimento di biologia delle piante HortExtreme che consiste in un sistema a contenimento di 4 metri quadrati per la coltivazione di quattro specie di microverdure, fra cui cavolo rosso e radicchio (nell’orto ENEA, a Casaccia, sono state anche coltivate erba medica e lenticchie). Vegetali ad hoc, perchè, oltre a completare il loro ciclo vitale in circa quindici giorni, garantiscono, spiega ENEA, “un corretto apporto nutrizionale” oltre a un tipo di alimentazione di “alta qualità” grazie a un “sistema di coltivazione fuori suolo con riciclo dell’acqua (sistema idroponico) e senza l’uso di pesticidi e agrofarmaci”.

Un orto con tanti vantaggi: “Il sistema di coltivazione idroponica che abbiamo messo a punto è del tipo per allagamento, in cui è presente un grande vassoio con un substrato inerte posto in modo che le piante possano ricevere luce e nutrimento a intervalli regolari modulati da sensori ad hoc che lavorano in tempo reale” spiega Eugenio Benvenuto, responsabile Laboratorio Biotecnologie di ENEA. “Grazie all’ausilio di strumentazione all’avanguardia e di microcamere puntate sulle piante per tutto il periodo di missione, sia gli astronauti che tecnici e ricercatori dal nostro laboratorio in Casaccia, potranno monitorare quotidianamente consumi energetici e parametri di fisiologia vegetale dell’orto marziano, con l’obiettivo di dimostrare la produttività dell’ecosistema nelle condizioni estreme previste nella missione di simulazione. Un progetto che può aprire nuovi orizzonti applicativi per un’alimentazione che abbina alta qualità e alta resa”.

Un contributo all’installazione di sistemi di coltivazione idroponica verrà da Francesco Cavaliere e Marco Potenza del Dipartimento di Fisica dell’ateneo milanese che in passato hanno condotto esperimenti scientifici nelle Alpi, in Antartide e nello spazio: “Questo è il naturale proseguimento” spiegano “dello sviluppo di moduli abitativi resistenti fino a -80°C, venti oltre i 100 km/h, che porterà allo sviluppo di serre gonfiabili dotate di una rete di sensoristica avanzata per tutti i parametri indispensabili alla vita umana e vegetale su Marte”.

L’orto, che è già stato consegnato all’Österreichisches Weltraum Forum, il 15 gennaio verrà spedito da Innsbruck al campo base in Oman, dove il 1° febbraio, con la supervisione dell’astronauta Claudia Kobald, spiega ENEA, inizierà la sua “missione di simulazione dell’esplorazione umana di Marte”.

Oltre all’orto la missione porterà avanti esperimenti nell’ambito delle geoscienze, della robotica, dell’ingegneria, con progetti su hardware, software e realtà virtuale, quindi operazioni di superficie planetaria, fattori umani, con esperimenti di scienze sociali, umanistiche e della vita, tra cui astrobiologia, mentre altri progetti riguarderanno gli aspetti propriamente più operativi della missione come equipaggiamenti, tute spaziali, sistemi robotici, pianificazione del volo, flussi di lavoro a distanza per le missioni complesse, inclusa la comunicazione ritardata.

Una missione importante che potrebbe aiutare a trasferire sulla Terra, spiega Gabriele Mascetti, responsabile dell’Unità Volo Umano e Microgravità dell’ASI, “conoscenze per la risoluzione di problematiche quali la sostenibilità ambientale e l’efficienza energetica”.

 

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