Tetti fuori controllo. L'incertezza delle rinnovabili in Italia

Le rinnovabili rappresentano l’asse portante della nuova economia. Ma dopo la fine del Conto energia il settore rischia la paralisi. Anche a causa della mancanza di regole.

Sono passati sei mesi dalla fine del quinto (e ultimo) Conto energia per il fotovoltaico. Chi installa pannelli solari sul tetto di casa o di un capannone non ha più diritto a ricevere un incentivo in denaro per ogni kWh prodotto dall’impianto ma può solo avvantaggiarsi del risparmio economico derivante dall’autoconsumo dell’energia prodotta dal fotovoltaico. È iniziata una nuova era per il solare in Italia, ma non è ancora quella della stabilità e della maturità perché numerose minacce incombono sulla testa di chi ha scelto l’energia pulita. Minacce che, neanche a dirlo, vengono tutte dalle stanze della politica.

Vantaggi a rischio. Il fotovoltaico in autoconsumo e senza incentivi oggi può godere ancora di due vantaggi non indifferenti: le detrazioni fiscali del 50%, che permettono a chi compra l’impianto di detrarne la metà del prezzo dall’Irpef in dieci anni (e che quindi valgono solo per le persone fisiche, non per le aziende) e il vecchio meccanismo dello “scambio sul posto”, che permette d’immettere in rete l’energia non immediatamente consumata e di prelevarne successivamente altra per un valore economico equivalente, come se l’impianto avesse una batteria virtuale. Entrambi i vantaggi sono però costantemente a rischio: le detrazioni fiscali sono state prorogate, ma non rese strutturali, con la Legge di stabilità. Si può detrarre al 50% un impianto acquistato e allacciato alla rete elettrica entro il 31 dicembre 2015, o entro il 30 giugno 2016 se lo stesso impianto è sul tetto di un condominio. Due anni di respiro per il fotovoltaico insomma, ma ancora nessuna certezza. Per quanto riguarda lo scambio sul posto, invece, girano voci poco rassicuranti su una sua possibile penalizzazione perché tale meccanismo non aiuterebbe la stabilizzazione della rete elettrica nazionale.

Imprese missionarie. Questa, al momento, è l’aria che sono costretti a respirare i produttori di fotovoltaico, i grandi investitori come anche i semplici cittadini con un impianto sul tetto. "Siamo in una situazione paradossale – spiega Giuseppe Artizzu di Catha, società specializzata nello sviluppo di grandi impianti fotovoltaici – perché col crollo dei prezzi dei moduli ci sarebbe la possibilità di installare grandi taglie senza chiedere incentivi, ma l’incertezza regolatoria scoraggia gli investimenti. Al momento sta andando avanti solo il piccolo fotovoltaico, realizzato con soldi propri. Per i grandi impianti gli investitori ti fanno il terzo grado e hanno ragione: per fare fotovoltaico oggi non ci vogliono gli imprenditori, ma i missionari". Missionari o camaleonti, con la capacità di adattarsi alle circostanze per non soccombere. È il caso di Ravano Group, azienda storica del settore energetico che negli ultimi anni ha fatto anche grandi impianti fotovoltaici e ora, come spiega la marketing manager Giorgia Colombo, sta modificando il suo modello di business: "La situazione italiana è in stabile decrescita e la grid parity è costantemente allontanata da decisioni politiche umorali e oscillanti. Noi, per fortuna, abbiamo avuto la forza di spostare il nostro business sull’audit e l’efficentamento energetico come anche sull’O&M (cioè sulla gestione e manutenzione degli impianti già realizzati, ndr). È stata la scelta migliore, visto lo stop delle installazioni sui capannoni agricoli, commerciali e industriali. L’estensione delle detrazioni fiscali anche alle aziende avrebbe aiutato moltissimo, ma non è arrivata".

Sbilancio in rete. Non è un caso, allora, che le principali associazioni delle rinnovabili abbiano deciso di unire le forze fondendosi in Assorinnovabili per contare di più al momento di prendere le decisioni. Si sta tentando, ma siamo ancora ai primi abboccamenti e a qualche dichiarazione congiunta, di portare dentro anche il Gruppo imprese fotovoltaiche italiane (Gifi) di Confindustria e il Comitato industrie fotovoltaiche italiane. Giovanni Simoni, che della nuova Assorinnovabili è il vicepresidente, non può che mettere in luce la confusione che regna nel settore. Una confusione che non è soltanto politica ma anche tecnica: «Non è ancora possibile capire quanto fotovoltaico si vende e si installa in Italia dalla fine degli incentivi – spiega Simoni – perché negli ultimi mesi abbiamo smaltito la coda degli impianti che sono riusciti ad entrare nel Quinto conto energia e, contemporaneamente, abbiamo iniziato a fare il primo fotovoltaico non incentivato. Siamo in una fase di passaggio». Ma non solo non è facile fare i conti oggi, non lo sarà neanche in futuro. "Con la fine del Conto energia – riprende Simoni – termina anche l’obbligo di registrare gli impianti. Prima per avere l’incentivo dovevi chiederlo e ottenerlo dal Gse, che sapeva quindi quanti impianti si allacciavano in rete ogni anno, di che potenza e quanta energia producevano. Ora non c’è nessuna norma che impone di tracciare la produzione fotovoltaica non incentivata". Ciò impedisce di quantificare con precisione il contributo del solare al mix energetico nazionale. Prima, con incentivi differenziati per ogni fonte rinnovabile, veniva registrato ogni kWh prodotto da minieolico, fotovoltaico e altre rinnovabili per poi mandarlo “alla cassa” a ricevere l’incentivo. Ora l’energia fotovoltaica viene tracciata solo se esce dall’impianto, per fare i conti dello scambio sul posto. A un certo punto, quindi, Terna si troverà con degli sbilanciamenti di rete imprevisti, che non faranno altro che aggravare la situazione.

Stime impossibili. È quasi impossibile, inoltre, ipotizzare quanto fotovoltaico verrà installato nel 2014 e negli anni seguenti. Una stima, molto cauta ed elastica, l’ha fatta Andrea Marchisio, analista di eLeMeNS: fra i 200 e i 600 MW annui, dieci volte meno dei tempi d’oro degli incentivi in Conto energia. "Il 2013 è stato un anno di transizione che non poteva replicare i numeri del triennio precedente – spiega Marchisio – e anche per gli imprenditori è stato un anno di assestamento. Solo nel 2014 inizieremo a capire dove sta andando il mercato fotovoltaico italiano: tra i 200 e i 600 MW della nostra stima c’è molto spazio di manovra, dipende tutto da come risponderà il mercato. Di sicuro ci sarà uno zoccolo duro di impianti piccoli e medi, in gran parte domestici. Poi c’è il grande dubbio degli impianti multimegawatt a terra, senza incentivi e senza autoconsumo: tanti si stanno muovendo, specialmente al sud e in Sicilia, ma non c’è nulla di sicuro perché sono investimenti ancora rischiosi".