Trento, nel museo delle scienze spazio allo sviluppo sostenibile

Trento, nel museo delle scienze spazio allo sviluppo sostenibile

Ha solo 40 anni, ma si merita già un posto in un museo: è lo “sviluppo sostenibile”, protagonista di un’intera sezione del Muse, il nuovo museo delle scienze della città di Trento.

Il suo curatore, David Tombolato, ha offerto a La Nuova Ecologia una visita guidata, a qualche settimana dall’inaugurazione ufficiale, durante la scorsa estate. Per scoprire uno dei primi spazi museali d’Italia dedicato alla sostenibilità, bisogna avventurarsi all’interno della gigantesca “montagna vuota” che accoglie il Muse. Sei piani di oggetti fluttuanti – gli animali della collezione del vecchio museo tridentino di scienze naturali, sospesi a cavi invisibili – ghiacci artificiali e pannelli trasparenti, progettati dall’architetto Renzo Piano con l’apporto del team scientifico del museo.

Al primo piano, il visitatore attraversa una galleria dedicata all’uomo preistorico per essere poi rapidamente proiettato verso la modernità attraverso tre pannelli multimediali che ripercorrono le fasi evolutive dell’uomo, dal momento in cui è un cacciatore nomade fino a quando costruisce le prime città. Al termine di questa evoluzione temporale, si apre la galleria della sostenibilità. "Questo perché l’evoluzione tecnologica e sociale va di pari passo con l’impatto ambientale", sottolinea David Tombolato, il giovanissimo fisico che ha curato l’allestimento di questa sezione del museo, articolata in sei tavoli tematici disposti attorno a una grande sfera multimediale. "Ogni tavolo è un’isola di contenuti raccontati attraverso storie, immagini, reperti e oggetti, anche tecnologici".

Una filosofia comune al resto del museo, dove il visitatore è invitato ad avvicinarsi e interagire con il materiale esposto. L’approccio ai temi trattati può talvolta sembrare provocatorio. "Prendiamo il tema della perdita di biodiversità: per toccare anche le persone meno sensibili alle motivazioni etiche ed emotive, cerchiamo di fare leva sulle implicazioni economiche". Del resto, un avvenire sostenibile per il pianeta è necessariamente il risultato di un approccio multidisciplinare e trasversale.

"La sostenibilità è la scienza della complessità, una complessità che abbiamo cercato di trasmettere al visitatore". Sui monitor alle pareti scorrono così i dati di un mondo che corre, non necessariamente nella direzione auspicabile: tonnellate di CO2 prodotte, barili di petrolio estratto, cellulari venduti... Mentre sul globo al centro della stanza – collegato alla National oceanic and atmospheric administration statunitense – scorrono le immagini di tsunami, tornado e cataclismi, sintomatici del cambiamento climatico in atto.

Una galleria ansiogena? Colpevolizzante? Così sarebbe se ampio spazio non fosse dedicato, come invece accade, alle soluzioni per gestire meglio le risorse e ridurre l’impatto dell’uomo.

Tecnologiche anzitutto, come i pannelli fotovoltaici a base di pigmenti di frutta, di cui è esposto un prototipo. O come l’auto ad alta aerodinamicità, ottenuta imitando le soluzioni adottate dalla natura secondo i principi del biomimetismo. Ma anche sociali: "Si parla di smartcity, ma sono i cittadini consapevoli che rendono la città intelligente".

Una visita al Muse potrà allora aiutarli a guardare il mondo e la natura con occhi nuovi.

 

www.mtsn.tn.it