"A Tuerredda manca solo il circo con gli Elefanti, basta con questo scempio continuo e istituzionalizzato"

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus chiede lumi a Comune di Teulada, Capitaneria di Porto, Corpo forestale e di vigilanza ambientale, Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, informata la Procura della Repubblica

'A Tuerredda manca solo il circo con gli Elefanti, basta con questo scempio continuo e istituzionalizzato'
di Paolo Salvatore Orrù

“Manca soltanto il circo con gli Elefanti e lo scempio è completo”. L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus è pronta a dare battaglia contro chiunque pur di salvare le spiagge della Sardegna dal degrado, in particolare vuole dare un futuro alla cala di Tuerredda (Teulada, SU) dal massacro. Così ha deciso di inoltrare, lo fatto il 9 settembre, “un’immediata istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti per verificare la sussistenza o meno di eventuali assurde autorizzazioni per questo ennesimo degrado”. La spiaggia è una perla che rischia di scomparire dalla faccia della terra, proprio perché è diventata uno dei simboli più luminosi della terra dei nuraghi.

Tuerredda, troppi bagnanti

L’azzurro del mare, il verde e il profumo della macchia mediterranea, il piacere di crogiolarsi al sole distesi su sabbia finissima, la cala si distende per quasi mezzo chilometro in una insenatura nascosta fra Capo Malfatano e Capo Spartivento, nel territorio di Teulada, nell’estremità sud-occidentale dell’Isola. Una spiaggia da sogno nella “brutta stagione”, quando la calca dei bagnanti come d’incanto scompare dall’orizzonte inghiottita (insieme alle loro auto) dalle capienti stive di navi e aerei. Un inferno invece nella torrida estate, quando l'arenile (“ormai tristemente avviato verso un passato di gioiello ambientale del Mediterraneo e un presente di letamaio buono per il peggior degrado possibile”) è attraversata da orde che solo per aver raggiunto la meta ritengono di aver maturato diritti su quel meraviglioso lembo di terra.

Il palco di Tuerredda

Certo, non tutti i bagnati sono così, ma – ha fatto dire a sé stesso Antonio de Curtis (1898-1967) nel film “Totò, Fabrizi e i giovani d’oggi” - “è la somma che fa il totale”. Più che una affermazione un calembour, un gioco di parole, che in estrema sintesi spiega anche quel che succede in quasi tutte le spiagge italiane e in particolare in Sardegna. Per fare il paio con il dramma naturalistico di Tuerredda, basta pensare alla quella famiglia di turisti tedeschi (in genere molto teutonici in casa loro) che dopo essersi organizzati su un arenile litorale di Cabras famoso per la sabbia di granelli di quarzo, ha cominciato a raccoglierla pressandola in sacchetti di plastica, sbattendosene altamente dei divieti affissi dal Comune.

Tornando a Tuerredda, scrive Gruppo d’Intervento Giuridico: “Non bastano gli stabilimenti balneari invasivi, il suk del commercio abusivo, gli olezzi gastronomici e dei parcheggi automobilistici, la sardinizzazione (da sardine ndr) dei bagnanti, ora è comparsa anche un’installazione per spettacoli con tanto di palco e luci per la gioia festante di chissà chi”. Va bene che il soldo fa comodo, però viene da chiedersi: tutti gli attori di questo bailamme hanno i permessi in regola per fare quel che fanno? Chi concede le autorizzazioni? L’Onlus ha coinvolto in queste domande il Comune di Teulada, la Capitaneria, il Corpo forestale e di vigilanza ambientale, i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, informata anche la Procura della Repubblica.

“Per salvare Tuerredda dal collasso ambientale definitivo sono necessari provvedimenti immediati quali il numero chiuso giornaliero di auto e bagnanti, la riduzione dell’area di spiaggia in concessione demaniale per chioschi e stabilimenti e, soprattutto, vigilanza assidua sul rispetto di norme e autorizzazioni”, sostengono gli ambientalisti. Parole sante. Certamente piaceranno non solo ai sardi, ma anche a molte associazioni. Del resto, per tutta l’estate Jovanotti, che pure è un punto di riferimento (uno dei porta bandiera) dell’ecologia italiana, è stato costretto ad attaccare per potersi difendere da chi lo ha accusato di aver scelto per i suoi concerti location marine.

Su queste scelte la gente e gli ambientalisti hanno spesso espresso opinioni divergenti. Il cantante - in un lungo post fissato su facebook - si è scagliato contro quella parte del mondo dell'associazionismo ("improvvisazione, cialtroneria, sgambetti tra associazioni, protagonismo narcisista, tentativi di mettersi in evidenza gettando discredito su tutto e su tutti, diffondendo notizie false") che lo ha criticato per i suoi tour sulle spiagge italiane, il 'Jova Beach party'. Jovanotti ha salvato solo il Wwf, con cui si è confrontato per tutto il tour, come lui stesso ha spiegato. Il tifo, uno dei mali della nostra società, dopo aver invaso il mondo della politica è ora sbarcato fra gli ambientalisti. Eppure è facile dare un senso a tutto, basta stare dalla parte di Tuerredda e delle sue sorelle.