Zucchero amaro: tutti gli sprechi e i costi dello zucchero in bustina imposto per legge

C’erano un tempo, nei locali pubblici, le zuccheriere con coperchio svitabile o con cucchiaino, fino a quando con il decreto legislativo 51/2004, emanato in attuazione della direttiva comunitaria 2001/11/Ce sui vari tipi di zucchero destinati all’allimentazione umana, sono scomparse per legge, pena multe dai 2.000 ai 6.000 euro, da bar, ristoranti, locali, mense, sostituite dalle bustine di zucchero.

Diceva l’articolo 2 del decreto: “Lo zucchero di fabbrica, lo zucchero bianco, lo zucchero raffinato e lo zucchero bianco raffinato possono essere posti in vendita o somministrati solo se preconfezionati”. Ci volle, sempre quell’anno, l’intervento della FIPE, la federazione italiana pubblici esercizi di Confcommercio, per capire cosa intendesse esattamente il decreto. Erano, cioè, vietate anche le zuccheriere ermetiche?

Con nota n. 769422 del 28 maggio 2004 l’allora Ministero delle Attività Produttive, oggi Ministero dello Sviluppo Economico, fu costretto a chiarire, non senza un qualche imbarazzo, che la legge aveva vietato “l’uso delle zuccheriere con il coperchio apribile” e che, pertanto, sarebbe stato possibile utilizzare, in quanto conformi, le “zuccheriere dosatrici” poichè “contenitori chiusi” e che il “riferimento alla bustine” era solo per “determinare la loro etichettatura, limitata alla sola denominazione di vendita”. Ne scaturì, il luglio di quell’anno, considerata la paura per le multe salate, un´interrogazione parlamentare al ministero da parte dell’onorevole Italo Sandri, che faceva notare come, nonostante la nota in risposta a FIPE – Confcommercio, ancora il decreto suonava lacunoso in tal senso. Ad oggi non risulta che il decreto sia stato mai modificato.

Nel frattempo le bustine di zucchero sono diventate la normalità ed è raro trovare nei pubblici esercizi, sempre per paura delle sanzioni, le zuccheriere ermetiche.

Che conseguenze ha avuto il decreto? Costi più alti per baristi e ristoratori, costretti a pagare, come ha notato qualcuno, 14 euro per 5 kg di zucchero in bustina, quando prima pagavano poco meno di 5 euro per la stessa quantità di zucchero non in bustina. 

Un’altra conseguenza? Lo spreco di zucchero. “Aggiriamoci intorno al bancone e osserviamo il comportamento delle persone” ha denunciato una voce critica. “Molti italiani prendono la bustina di zucchero, strappano un lembo di plastica e versano un po’ di zucchero nel caffè – in ogni bustina di zucchero ci sono circa 5 grammi di zucchero. Bene, non tutte le persone versano l’intero contenuto della bustina nel caffè. Molti ne versano la metà, altri ancora meno. La ragione per cui non si versa l’intero contenuto della bustina è, nella maggior parte dei casi, legata alla dieta. Ai baristi piange il cuore quando la sera, in procinto di buttare la spazzatura – ultimo lavoro prima di andare a casa – si accorgono che la spazzatura è tutta bianca di zucchero".

Il decreto che voleva salvagaguardare l’igiene si è, infatti, rivelato un boomerang, perchè non solo sono aumentati i costi, ma sono anche cresciuti i rifiuti. Lo denuncia FIPE-Confcommercio che ha calcolato che lo zucchero in bustina genera 14 mila tonnellate di rifiuti aggiuntivi e 64 milioni di euro di maggiori costi a carico di consumatori e pubblici esercizi. “Non ci sono a oggi evidenze che dimostrino che l’uso delle tradizionali zuccheriere comporti rischi sul piano della sicurezza alimentare. Riteniamo che la norma che le vieta sia solo un modo per far aumentare il consumo, anzi lo spreco di zucchero” dice Aldo Cursano, vice presidente vicario di FIPE-Confcommercio. Comparando i consumi di zucchero in bustina con quello nella zuccheriera che, al contrario della bustina, consente di “dosare perfettamente la quantità di zucchero di cui si ha bisogno”, FIPE-Confcommercio ha potuto calcolare che con le bustine si consumano 46,3 milioni di kg di zucchero, compreso quello che rimane nella bustina, non utilizzato, contro i 32,4 milioni kg di zucchero in zuccheriera, il tutto pari a un costo di 92,6 milioni di euro dello zucchero in bustina contro i 29,2 milioni di euro di quello nella zuccheriera.

La sostenibilità, economica e in termini di impatto ambientale” così, FIPE-Confcommercio “propende quindi a favore della zuccheriera, dato che l’uso di zucchero in bustina nei pubblici esercizi determina un +13,9% di consumi e ben un +63,5% di costi, senza dimenticare 14mila tonnellate di rifiuti generati in più”. “La disparità di consumi e costi” denuncia, ancora, FIPE-Confcommercio “insieme all’incremento dell’indifferenziato, si deve soprattutto al fatto che i clienti al bar spesso non usano tutto lo zucchero contenuto nelle bustine, zucchero che non viene riutilizzato”.

Nel frattempo la bustine di zucchero hanno preso sempre più piede, alimentando un business insperato: con bustine personalizzate, da collezione, con i numeri del Lotto, da matrimonio da utilizzare nelle bomboniere o nelle wedding bags, come segnaposto o da offrire agli ospiti al momento del caffè, fino alle bustine con Benito Mussolini e i simboli e motti del fascismo, libere di circolare in bar e caffè, dove, si dice, vadano letteralmente a ruba, godendosi gli ultimi momenti di gloria…

 

Abbiamo parlato di:

Decreto legislativo 51/2004 Testo

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