Tasting the landscape. Paesaggio che vai cibo che trovi

Butchart Gardens Victoria
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di  eHabitat.it  - L'ambiente è di casa

Si è tenuto a Torino il 53° Congresso Mondiale IFLA – International Federation of Landscape Architects, dal 20 al 22 aprile 2016. 

Assaggiare il paesaggio, assaporarlo come un cibo, degustarlo come un vino, sentirne l’odore, percepirne i colori. E’ questa la dimensione su cui migliaia di architetti paesaggisti provenienti da 60 Paesi di tutto il mondo si sono confrontati per 3 giorni. Non a caso una delle sette meraviglie del mondo sono i Giardini Pensili di Babilonia, perché è di meraviglia che si parla, dello stupore davanti alla bellezza che ci riporta a quegli aspetti emozionali e percettivi del paesaggio molto spesso sottovalutati.

Il convegno organizzato da AIAPP - Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio, in collaborazione con la Città di Torino, ha prodotto una riflessione sul paesaggio di confine, sulle aree di cambiamento e trasformazione dei luoghi e delle civiltà che li popolano, in particolare sullo spazio peri-urbano, cioè quel luogo tra città e campagna in cui si gioca buona parte della sfida di sostenibilità per le città del nuovo millennio e dove l’intervento dell’uomo ha generato grandi alterazioni del paesaggio, a volte meravigliose, a volte terrificanti.

Gli addetti ai lavori si sono concentrati su 4 aree tematiche: Connected Landscapes, su come generare nuove economie attraverso il cambiamento di luoghi e territori; SharingLandscapes, sulla produzione di risorse alimentari in ambito urbano e peri-urbano; LayeredLandscapes, che indaga paesaggi stratificati, della storia remota e anche recente che possono diventare luoghi per sperimentare strategie e pratiche innovative di cura; InspiringLandscapes,dedicata alla costruzione di immaginari collettivi e alla tutela attiva di patrimoni poetici e culturali condivisi.

L’attenzione è andata anche al professionista del paesaggio e al suo ruolo chiave nei processi di qualificazione e rigenerazione dei territori, sfida sempre più difficile in quanto il paesaggio è, o meglio, deve essere anche strumento di produzione di qualità, di benessere, di risorse, di beni comuni.

Il congresso si è chiuso lanciando il “Manifesto del Progetto di Paesaggio per uno sviluppo equo e sostenibile”, un documento presentato nella cerimonia finale che rappresenta una vera e propria chiamata per tutta la filiera del verde e non solo: parole d’ordine sono fare sistema, divulgare il paesaggio e diffonderne la conoscenza e la cultura. Il documento intende il paesaggio come bene da tutelare e accompagnare nelle sue fasi di trasformazione, per aumentarne la fruibilità e farlo diventare, a tutti gli effetti, un patrimonio condiviso. Il documento è aperto a chiunque voglia sottoscriverlo: professionisti del paesaggio, operatori della filiera del verde e tutti coloro che desiderano appoggiare il progetto.

 

Abbiamo parlato di:

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