Edemi e vene varicose non vanno sottovalutati: possono essere i campanelli d'allarme di un'insufficienza venosa

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

Capillari in evidenza, vene varicose, gambe pesanti, gonfiore alle caviglie, edema, formicolii, talvolta crampi notturni:più che semplici inestetismi e fastidi, possono essere i campanelli d'allarme di un'insufficienza venosa cronica, patologia in aumento che colpisce nei paesi occidentali entrambi i sessi, con una maggiore frequenza quello femminile. Eppure si tratta di una malattia spesso ignorata in termini di prevenzione e di cure, sebbene rappresenti una delle prime cause di assenza dal lavoro.

L'insufficienza venosa è un disturbo della circolazione, che provoca un ristagno nelle gambe di sangue venoso, non più sostenuto dalle apposite valvole che ricoprono la parete interna delle vene. A lungo andare, se non curata, può favorire la formazione di varici, cioè dilatazioni permanenti delle vene, di solito di colorito blu, spesso tortuose e delicate, ma anche complicanze più serie, come le ulcere venose spesso profonde, estese e facili all'infezione, fino alle tromboflebiti o alla più grave Trombosi Venosa Profonda (TVP).

Determinante è la predisposizione costituzionale al disturbo, caratterizzata da una minore resistenza della parete venosa, che con il tempo si dilata, portando alle antiestetiche vene varicose. In altre parole, i geni hanno un ruolo importante e se una donna soffre di varici alle gambe, ne soffrirà molto probabilmente anche sua figlia. Tra gli altri fattori di rischio, anche le gravidanze, soprattutto se ripetute e ravvicinate, l'uso della pillola anticoncezionale, l'obesità e il sovrappeso, la vita sedentaria, l'abbigliamento troppo stretto che ostacola la circolazione o alcuni lavori che obbligano alla stazione eretta prolungata.A rischio pure alcuni sport che provocano la sollecitazione intensa e forzata dei muscoli degli arti inferiori: body building, lotta, calcio, tennis, ciclismo, ma sono nocivi per le vene anche l'esposizione prolungata al sole, al calore eccessivo, il bagno turco, la sauna o l'acqua troppo calda.

La prevenzione consiste ovviamente anche nella riduzione dei fattori di rischio e nell'adozione di un corretto stile di vita: attività fisica moderata (soprattutto camminare e nuotare), alimentazione corretta, controllo del peso. E' importante ridurre il sale nella dieta, bere almeno un litro e mezzo di acqua naturale ogni giorno, consumare verdura e frutta ricche di antiossidanti e fibre per combattere la stipsi, che rende difficile il deflusso venoso a livello addominale, ridurre l'alcol, ma anche il fumo e il caffè, che svolgono un'azione vasocostrittrice sulle arterie e quindi non favoriscono la circolazione. Chi sta a lungo seduto dovrebbe alzarsi spesso e muoversi a piedi per attivare la pompa muscolare, aiutando il drenaggio dei liquidi che ristagnano, mentre le donne dovrebbero usare scarpe comode con tacchi di 3-5 cm che permettono al tallone di svolgere le funzioni di sostegno e pompa del sangue, evitando calzature strette o a punta, quelle senza tacco o con tacchi molto alti.

Ma la prima forma di prevenzione è consultare il proprio medico e fare una visita flebologica dall'angiologo o dal chirurgo vascolare, soprattutto alla comparsa dei primi disturbi, che si accentuano con il caldo e soprattutto la sera e in presenza dei fattori predisponenti. L'esecuzione di indagini diagnostiche, come l'ecodoppler degli arti inferiori, aiuterà insieme all'esame clinico a stabilire se c'è predisposizione e insufficienza venosa, per suggerire le cure più adeguate, che dipendono ovviamente dal grado di severità dell'insufficienza venosa.

Per quanto riguarda la terapia medica, sono sempre validi i bioflavonoidi (in particolare l'associazione diosmina - esperidina), sostanze di origine naturale capaci di migliorare il tono venoso e linfatico e proteggere le pareti dei capillari, soprattutto quando la chirurgia non è indicata, o comunque possa essere coadiuvata dal trattamento medico. Utili anche creme, gel o spray a base di principi attivi naturali, che aiutano il drenaggio e favoriscono la circolazione. Sempre efficace é anche il bendaggio elastico e l'uso di calze elastiche di ultima generazione, da prescrivere però con criteri precisi: la compressione graduata nei diversi punti della gamba favorisce il flusso di sangue verso il cuore ed evita ristagni.

La terapia sclerosante (iniezione di sostanze irritanti che provocano la chiusura dei vasi malati), da attuarsi solo ad opera di mani esperte, é indicata nella cura delle piccole vene varicose e nei capillari dilatati (o teleangectasie)e in casi selezionati anche per le grandi vene. C'é poi la soluzione più collaudata, la safenectomia (la tecnica più usata è lo stripping), che consiste nell'incisione a livello dell'inguine e della parte interna del malleolo per sfilare la vena. Altre soluzioni sono il trattamento endovascolare con radiofrequenza o con laser.

Un discorso a parte merita la prevenzione dei problemi vascolari durante i lunghi viaggi intercontinentali in aereo, detta anche `sindrome della classe economica`: si determina spesso per la posizione, la lunga immobilità e la scarsa pressurizzazione, un gonfiore dei piedi e delle caviglie, fenomeno molto più accentuato nei pazienti affetti da insufficienza venosa o linfatica, in cui è più alto il rischio trombosi venosa profonda (che richiede cure diverse, in particolare la terapia anticoagulante). In questi casi è sempre consigliabile durante il volo (ma anche in auto o in pullman) indossare delle calze elastiche, evitare le gambe accavallate, bere molta acqua, usare un abbigliamento comodo, alzarsi spesso per muoversi.

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