Tumore del colon retto, per sconfiggerlo bisogna batterlo sul tempo

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

Ricerca del sangue occulto nelle feci ogni anno, esame endoscopico del colon, ma anche adozione di uno stile di vita corretto e alimentazione più sana, povera di grassi animali e di zuccheri raffinati e ricca di frutta e verdura: sono le raccomandazioni per prevenire il tumore del colon retto, terzo tumore più diffuso al mondo, seconda causa di morte in Italia (con 35 mila persone colpite ogni anno) e in Europa, dopo il cancro della mammella nel sesso femminile e quello del polmone nell'uomo. Le speranze di guarigione sono strettamente legate alla prevenzione e se individuata in tempo, la malattia può essere curata. Le ricerche dimostrano infatti che la metà delle morti può essere evitata proprio grazie alla diagnosi precoce e alle cure oggi disponibili, mentre il contrario avviene quando la diagnosi è tardiva e il tumore ha avuto la possibilità di crescere e diffondersi. 

Proprio sulla prevenzione puntano da tempo anche le numerose campagne di sensibilizzazione nazionale, con l’obiettivo di rendere gli italiani consapevoli del rischio di questo tumore, “silenzioso” in una buona percentuale di casi e troppo spesso sintomatico solo una fase avanzata della malattia. Alle persone positive al test del sangue occulto eseguito sempre su tre campioni di feci (prima tappa della prevenzione, da richiedere sempre nelle persone senza sintomi, ma a rischio generico, fra i 50 e i 69 anni), viene raccomandato fortemente soprattutto l’esame endoscopico del colon. Questo importante esame diagnostico viene suggerito anche ai familiari di primo grado di pazienti con tumore del colon o con polipi adenomatosi (tumori ancora benigni), la cui asportazione arresta la trasformazione da polipo ad adenocarcinoma, che impiega 5-10 anni e fino a 30 anni.

Dalla letteratura scientifica internazionale arriva ora l'ennesima conferma sul ruolo della diagnosi precoce: uno studio multicentrico, tutto italiano, pubblicato sulla rivista scientifica statunitense Journal of National Cancer Institute, dimostra come lo screening con la sigmoidoscopia (l'esame endoscopico che esplora il retto e il tratto terminale del colon), eseguita tra i 55 e i 64 anni, si associ a una riduzione sostanziale dell'incidenza del cancro del colon retto e della mortalità. I dati dell'indagine, coordinata a Torino dal CPO (Centro di Prevenzione Oncologica) dell’Azienda Ospedaliero Universitaria San Giovanni Battista-Molinette di Torino, evidenziano che in chi ha fatto lo screening con una singola sigmoidoscopia tra 55 e 64 anni l'incidenza del cancro del colon retto si abbassa del 31 per cento e la mortalità del 38 per cento. In pratica, lo studio ha dimostrato la possibilità di prevenire un tumore su tre, con percentuali di guarigione molto più alte.

“Resta però la colonscopia totale, che esplora l'intero colon fino all’intestino cieco, l'esame più sensibile, perchè completo e in grado di prevenire oltre l’80 per cento delle neoplasie – sostiene Ercole De Masi Primario dell’U.O. di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’Ospedale San Carlo di Roma (telefono ambulatorio 06-39706235).- “Viene raccomandato ogni 5 anni per le persone non a rischio dopo i 50 anni e ogni 1-2 anni in quelle a rischio. Oggigiorno, con gli strumenti attuali e la maggiore competenza degli operatori, nonché con la possibilità di eseguire l'esame in sedazione, o se serve anche in anestesia generale, senza dolore e disagio per il paziente, ha molto più senso eseguire l'esame completo. Fare lo screening solo su metà del colon equivale, a mio avviso, a uno screening per il carcinoma mammario eseguito su una sola mammella.

L'esame endoscopico del colon è raccomandato anche per chi soffre di malattie infiammatorie intestinali (morbo di Crohn o Rettocolite ulcerosa), poliposi adenomatosa familiare e, secondo studi recenti, anche nei pazienti con sindrome metabolica, più predisposti a sviluppare polipi del colon”. Gli intervalli del controllo endoscopico? Se il polipo trovato nel colon è piccolo, singolo e non ha caratteristiche istologiche sospette, si consiglia la seconda colonscopia dopo tre o cinque anni, mentre quando il polipo è più grande o se le lesioni sono multiple l’intervallo si restringe a un anno.

 E sempre sul fronte della prevenzione è la notizia di un nuovo marker tumorale per il cancro del colon retto, identificato da alcuni ricercatori dell'Università del Colorado e che potrebbe aiutare a svelare in anticipo la presenza della malattia: i risultati della sperimentazione, pubblicata su Biochemical and Biophysical Research Communications e presentati a Dubai al recente Congresso Human Genome 2011, dimostrano la presenza di un enzima, denominato ALDH1B1, in 39 pazienti su 40. Una “spia” attendibile del cancro che, secondo i ricercatori, sarebbe direttamente coinvolta nell'oncogenesi.

 

 

 

 

 

 

 

 



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