Milleunadonna

Riscaldamento e rincari, quale il sistema migliore per risparmiare e avere case accoglienti: la guida completa

Dalle caldaie a condensazione a gas alle stufe a pellet, senza dimenticare però gli impianti totalmente elettrici che possono risultare sostenibili in abbinamento agli impianti fotovoltaici.

Foto Shutterstock
Foto Shutterstock
TiscaliNews

L’inverno è alle porte e gli italiani, nel pieno di una crisi globale che ha colpito in pieno il Paese, devono cercare di stare al caldo, senza però spendere un patrimonio e senza gravare ulteriormente sull’ambiente, già compromesso. In questo periodo sono tanti a cercare un sistema efficiente per riscaldare la propria casa. Le opzioni sono molte, ma quale sarà realmente conveniente? Tra i diversi combustibili utilizzati, di certo, la legna risulta - per quanto riguarda il particolato PM10 - di gran lunga quello maggiormente inquinante. Al momento, tra i sistemi di riscaldamento domestico più diffusi spicca quello delle caldaie a gas, ma il conflitto in corso in Ucraina ha reso difficili gli approvvigionamenti, scatenando come per l’elettricità, rincari incontrollati. Come detto esistono però delle soluzioni alternative, che consentono di ridurre il consumo energetico.

Vuoi risparmiare sulle bollette di luce e gas? Confronta le offerte più convenienti con Tiscali Tagliacosti!

Caldaia a condensazione (a gas)

Le caldaie a condensazione non sono una novità. Benché funzionino con il gas presentano dei vantaggi rispetto alle tradizionali caldaie. Intanto sono adatte a quasi tutte le case, offrendo un elevato livello di comfort sia per il riscaldamento che per la produzione dell’acqua calda sanitaria. Oltre agli sforzi contenuti e ai costi di installazione relativamente bassi, si riduce anche il consumo di energia, fino al 30 per cento quando si sostituisce la vecchia caldaia. Questi impianti hanno un impatto minimo sull’ambiente, perché i gas di scarico prodotti - che normalmente passano nella canna fumaria - vengono “convertiti” in vapore acqueo e immessi come componente energetica nel circuito di riscaldamento. I fumi prodotti con la combustione vengono raffreddati fino ad essere riportati allo stato liquido. Rispetto alle caldaie tradizionali sono più efficienti in quanto il calore prodotto dalla combustione non viene disperso attraverso un camino: il calore latente viene invece recuperato. La potenza necessaria per il riscaldamento di un appartamento medio di circa 100 metri quadrati è di circa 10 kw (se si desidera un pianto completo, che consenta anche la produzione di acqua calda sanitaria, è consigliabile una caldaia con potenza media compresa tra i 25 e i 35 kw).

Sostituire la vecchia caldaia tradizionale

La sostituzione di una caldaia tradizionale con una a condensazione non è complicata. La canna fumaria della prima, infatti, può contenere al suo interno il condotto dei fumi della seconda. Il costo di una caldaia a condensazione può variare dai 1.000 ai 3.000 euro. Rispetto alle vecchie caldaie quelle a condensazione consentono di ridurre le emissioni nocive in atmosfera del 75 per cento.

Caldaie a condensazione (a biomassa)

La caldaia a condensazione a biomassa differisce dalle precedenti per il tipo di combustibile utilizzato. Nello specifico, in sostituzione del classico gas metano, viene usato legno o pellet (ultimamente caratterizzato da prezzi più che raddoppiati rispetto al 2021). Nel caso si scegliesse un sistema basato sulla combustione del legno sarebbe indispensabile un fornitore per il combustibile e un’area dedicata allo stoccaggio. Le caldaie a condensazione a legna funzionano attraverso combustione a fiamma inversa: la fiamma è orientata verso il basso e la carica del combustibile è collocata nella parte alta dell’impianto. Esistono inoltre due tipologie di caldaie a biomassa, quelle “aspiranti” hanno un aspiratore posizionato dietro l’uscita dei fumi mentre quelle “soffiate” dispongono di un ventilatore posto davanti all’uscita dei fumi. La potenza media di una caldaia a legna per uso residenziale oscilla dai 20 ai 50 kw. Tale sistema è sconsigliato ai residenti nelle grandi città ma destinato, in primis alle abitazioni di montagna.

Stufe e camini a pellet

Fino a poco tempo fa erano la soluzione ideale per milioni di famiglie italiane. I rincari del pellet rischiano però di trasformare questi dispositivi in oggetti ingombranti economicamente poco sostenibili. Il pellet resta comunque un combustibile ecologico e semplice da maneggiare e stoccare. A seguito dei prezzi elevati che gravano sul pellet molti produttori di stufe offrono oggi sconti importanti, anche su modelli che dispongono di programmazione remota, decisamente più efficienti.

I termocamini (pellet o a legna)

I termocamini sono l’evoluzione dei classici camini a legna, ma con in più la capacità di riscaldare tutte le stanze di una casa. Questo, ovviamente, è possibile grazie ad appositi sistemi di canalizzazione in grado di trasportare il calore attraverso l’aria o l’acqua.

Stufe a bioetanolo

Pratiche, ma non certo adatte all’uso in case di grandi dimensioni, sono poi le stufe a bioetanolo. Non necessitando di un impianto fisso, né tantomeno di canna fumaria, possono esser posizionate in qualsiasi ambiente: spesso sono dispositivi trasportabili che possono esser postati facilmente da un’ambiente all’altro. La soluzione, ecologica, risulta esteticamente gradevole. L’unico limite del sistema è rappresentato dal costo del combustibile: un litro di bioetanolo può costare dai 3 a circa 5 euro al litro (un litro di combustibile consente di riscaldare una stanza di medie dimensioni per poco più di 2 ore).

Pompe di calore e sistemi ibridi

Premessa d’obbligo. Per rendere i sistemi di riscaldamento qui di seguito elencati pienamente sostenibili dal punto di vista economico è consigliabile l’uso in abbinamento con un impianto fotovoltaico. Le pompe di calore sfruttano il ciclo di lavoro delle macchine frigorifere. Prelevando l’energia presente in un ambiente la trasformano e trasferiscono in un altro. Il frigorifero genera freddo dal calore esterno, mentre la pompa di calore ricava energia dall'ambiente (aria, acqua o geotermia) e la restituisce alla casa sotto forma di riscaldamento tramite lo scambiatore di calore. Per eseguire questo processo, l’unica energia elettrica necessaria, è quella che aziona il compressone e pochi altri componenti. Il funzionamento estivo, è esattamente uguale e contrario a quello invernale. Per raggiungere il massimo dell’efficienza le pompe di calore dovrebbero essere abbinate a sistemi di distribuzione, come i pannelli radianti a pavimento che lavorano a basse temperature, e a caldaie a condensazione. Le sole pompe di calore, infatti, non sono sempre in grado di garantire il riscaldamento della casa. A seconda dell’impianto ibrido installato la caldaia può essere alternativa alla pompa di calore o compensarne il funzionamento, con un lavoro contemporaneo e combinato dei due generatori. Un impianto di questo tipo ha un costo che può oscillare tra i 5 e i 10 mila euro.

Impianti di riscaldamento totalmente elettrici

Di questi tempi non sono la scelta consigliabile, ma c’è chi ancora sembra apprezzarne la qualità, le performance e la bassa manutenzione richiesta. Per un impianto di riscaldamento completamente elettrico esistono diverse soluzioni. Come per altri sistemi alimentati ad energia elettrica se ne consiglia l’abbinamento ad un impianto fotovoltaico capace di azzerarne (o quanto meno ridurne) i consumi. Tra i sistemi di riscaldamento elettrici esistenti vanno citati quello a battiscopa, i sistemi radianti a pavimento o a parete e quelli a infrarosso:

-       Riscaldamento a battiscopa

Installato lungo il perimetro delle stanze il sistema a battiscopa sostituisce il tradizionale zoccolo, offrendo innumerevoli vantaggi. In primo luogo non necessita di particolari opere murarie; è quasi invisibile e, non essendo ventilato, non solleva polvere, garantendo una diffusione omogenea del calore. Il riscaldamento a battiscopa mantiene asciutti i muri. Un sistema di questo tipo consente, in linea di massima, di risparmiare fino al 30 per cento dei costi in bolletta. Il costo per la realizzazione di un impianto può essere impegnativo, e benché variabile, a seconda dei materiali scelti, può sfiorare i 100 euro per metro lineare (esclusi i costi di manodopera).

-       Riscaldamento a pavimento

Si tratta di una soluzione efficiente già installata in moltissime abitazione, specie in quelle di più recenti. Il riscaldamento a pavimento utilizza un sistema radiante a pannelli. Diversamente dai sistemi a battiscopa l’ingombro viene ulteriormente ridotto e, di fatto, azzerato. Come il precedente, non essendo neppure questo “ventilato”, consente di non sollevare polvere e di sfruttare al massimo lo spazio all’interno dell’abitazione. Gli impianti più moderni basano il loro funzionamento sull’uso di tubazioni come anche su conduttori elettrici che assolvono le stesse funzioni. Le serpentine, utilizzate per l’irraggiamento del calore assicurano l’efficienza dell’impianto. Per una regolazione precisa delle temperature (e dunque per ridurre i consumi) è indispensabile l’installazione di un numero di termostati pari al numero degli ambienti da riscaldare. Questo tipo di impianto presenta un unico neo: necessita di accensione 24 ore su 24. Con lo spegnimento si annullerebbero infatti tutti i vantaggi economici. Nel caso in cui un impianto di riscaldamento a pavimento fosse abbinato ad un sistema fotovoltaico si potrebbe godere di un risparmio in bolletta del 25 per cento. Uno degli aspetti che maggiormente spaventa, al momento di installare questo tipo di impianto, è la manutenzione. Guasti o malfunzionamenti potrebbero portare alla rimozione del pavimento. Elevati, in fine, i costi di installazione, che, sempre a seconda dei materiali scelti, può raggiungere e superare i 75 euro per metro quadro (anche in questo caso i costi di manodopera sono da considerarsi a parte).

-       Riscaldamento a infrarossi

Il riscaldamento a infrarossi risulta esser attualmente una tecnologia all’avanguardia L’irraggiamento attraverso onde elettromagnetiche, anziché aumentare la temperatura dell’aria, consente di riscaldare le superfici della stanza, garantendo un basso tasso di umidità all’interno della casa. Il sistema risulta totalmente sicuro e non espone a rischi. Sono stati condotti innumerevoli studi che dimostrerebbero vantaggi per il sistema immunitario. Anche l’installazione risulta semplice, con costi di manutenzione ridotti al minimo, senza dimenticare che la gamma di applicazioni spazia dal soffitto alle pareti, fino a dispositivi mobili dotati di piedistallo o pannelli irradianti “mascherati” da complementi d’arredo. Se utilizzato in abitazioni dotate di impianto fotovoltaico è possibile ridurre i consumi elettrici risparmiando - rispetto all’uso di sistemi tradizionali - fino al 50 per cento. Il costo per l’installazione di un “impianto” di questo tipo varia in funzione delle soluzioni scelte.

Le nuove regole, che non a tutti piacciono

Qualsiasi sia il sistema di riscaldamento scelto ci si dovrà comunque adattare alle norme imposte recentemente dal ministro della Transizione Ecologica. Tali norme, evidenziano gli esperti del governo, consentiranno alle famiglie di risparmiare circa 260 euro. In base a quanto sancito dal decreto, firmato pochi giorni fa, gli italiani dovranno rispettare specifiche regole: termosifoni giù di un grado, riscaldamenti in funzione un'ora in meno e per un periodo complessivamente più breve di 15 giorni rispetto allo scorso anno.

Il Piano Cingolani: le date

Il governo assicura sacrifici minimi per gli italiani. Il Piano messo a punto dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani prevede 3 grandi cambiamenti nelle abitudini delle famiglie:

-       1°C in meno nel riscaldamento di case e edifici commerciali – 19°C per tutti gli edifici, e 17°C per gli edifici adibiti ad attività industriali, artigianali e assimilabili, con 2°C di tolleranza per entrambi;

-       15 giorni in meno di riscaldamento in un anno e 1 ora in meno di termosifoni accesi al giorno, secondo le diverse zone climatiche.

La divisione in zone climatiche della Penisola, che tiene conto delle diversità climatiche dello Stivale, non è una novità assoluta. Non quanto le nuove 3 misure che dovrebbero portare gli italiani a risparmiare su consumo di gas, elettricità e anche a ridurre l’inquinamento ambientale.

Le 6 zone climatiche

Il territorio sarà suddiviso in 6 zone climatiche indette con il D.P.R. n. 412 del 26 agosto 1993, rinominate con le lettere dell’alfabeto da A ad F, in base alla media delle temperature medie dell’area stessa. Ciò consentirà di ottimizzare i consumi, ridurre le emissioni di CO2 e abbassare i costi che gravano sulle famiglie.

-       Zona A: comuni con gradi-giorno inferiori a 600;
-       Zona B: comuni con gradi-giorno tra 600 e 900;
-       Zona C: comuni con gradi-giorno tra 901 e 1400;
-       Zona D: comuni con gradi-giorno tra 1401 e 2100;
-       Zona E: comuni con gradi-giorno tra 2101 e 3000;
-       Zona F: comuni con gradi-giorno superiori a 3000.

Accensione degli impianti di riscaldamento: le date

-       Zona A: riscaldamento acceso 5 ore al giorno dall’8 dicembre al 7 marzo
-       Zona B: riscaldamento acceso 7 ore al giorno dall’8 dicembre al 23 marzo
-       Zona C: riscaldamento acceso 9 ore al giorno dal 22 novembre al 23 marzo
-       Zona D: riscaldamento acceso 11 ore al giorno dall’8 novembre al 7 aprile
-       Zona E: riscaldamento acceso 13 ore al giorno dal 22 ottobre al 7 aprile
-       Zona F: nessuna limitazione.

Gli italiani si adegueranno?

In 4 milioni dichiarano esplicitamente che no, non lo faranno. Il dato arriva dall’indagine commissionata da Facile.it agli istituti di ricerca mUp Research e Norstat. "Rispettare le nuove regole non solo porta benefici perché consente di ridurre l’uso del gas, ma ha degli importanti effetti positivi anche sulla bolletta di ciascun consumatore - spiegano gli esperti di Facile.it -. Secondo le stime di ENEA, grazie alle nuove norme ciascuna famiglia potrà ridurre l’uso di gas, in media, di oltre 130 smc; con le attuali tariffe significherebbe, in base alle simulazioni di Facile.it, un risparmio in bolletta di oltre 260 euro".

Ma sono gli over 55 i rispondenti più inclini a rispettare le nuove regole (64% tra i 55-64enni e addirittura il 74,5% tra gli over 65). I meno favorevoli, invece, sono i rispondenti con età compresa tra i 45 e i 54 anni; tra loro l’11,3% ha detto che non si adeguerà alle nuove indicazioni. Dato allarmante quello degli oltre 3,8 milioni di individui che dichiarano addirittura di non essere a conoscenza delle nuove regole. Se a livello nazionale la percentuale di chi ha detto che non rispetterà le nuove regole è pari al 9,4%, dividendo il campione tra uomini e donne emerge che queste ultime sono più virtuose; tra loro “solo” il 6,5% ha ammesso che non si atterrà alle norme del ministero (contro il 12,4% rilevato nel campione maschile). A livello territoriale, invece, i meno disposti verso le nuove regole sono risultati essere i residenti al Nord Ovest (12%).

Piatti e bucato si lavano a meno

L’indagine è stata anche l’occasione per fotografare alcune delle azioni che, volontariamente, gli italiani hanno messo in campo negli ultimi mesi per alleggerire le bollette. Per risparmiare sui consumi energetici, ad esempio, è emerso che quasi 1 rispondente su 5 (19,4%) è tornato a lavare a mano piatti e posate sporchi così da ridurre l’uso della lavastoviglie, mentre il 7,6%, pari a circa 2,5 milioni di individui, ha iniziato a lavare a mano anche gli indumenti. E sempre con l’obiettivo di ridurre il numero di lavatrici settimanali, il 18% del campione intervistato ha addirittura dichiarato di aver iniziato ad usare più a lungo i vestiti prima di lavarli.