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Addio agli angeli, la rivoluzione dell’intimo non si ferma più: dopo le taglie forti punta sull’inclusività

La nuova campagna di Victoria's Secret è dedicata alla “body positivity” con modelle di tutte le forme e le "abilità"

TiscaliNews

Nell’immaginario collettivo Victoria’s Secret è ancora legata alle sfilate di bellissime modelle alate che paiono volteggiare su scintillanti passerelle circondate da piume e paillette. Modelle magre, ma con le curve nei punti giusti, a mala pena coperte da biancheria tutta pizzi e svolazzi, proprio lo stereotipo di figura femminile dalla quale oggi il brand più famoso dell’intimo cerca di affrancarsi. Dopo tante critiche e un prepotente crollo delle vendite, Victoria’s Secret prova a lasciarsi alle spalle i canoni di bellezza tradizionali e lancia una campagna a livello globale, Undefinable, all'insegna dell'inclusività e della body positivity. Addio quindi agli angeli, le modelle dai corpi scolpiti che hanno in passato rappresentato il marchio di lingerie americano, e benvenute alle donne normali.

Parole d’ordine accogliere

Il nuovo obiettivo ora è quello di accogliere tutte le donne del mondo senza parametri né canoni prestabiliti. Tra le nuove testimonial di Victoria's Secret ci sono infatti donne disabili, con forme più arrotondate, o con i capelli bianchi. Anche se sono comunque state scelte delle celebrity per rappresentare l'azienda, come la modella inglese Paloma Elsesser, Bella Hadid e la cantante country afroamericana Britney Spencer. La nuova campagna è stata lanciata nel flagship store sulla Quinta strada a di New York ma nelle prossime settimane il battage si sposterà in forma massiccia sulle piattaforme social del marchio.

La svolta

Victoria's Secret aveva già cercato di dare una svolta alla sua immagine e alla sua campagna di comunicazione puntando su modelle transgender, curvy e anche su Sofía Jirau, la prima modella con la sindrome di Down. Al principio di questa sua capriola comunicativa il brand è stato assai criticato e le accuse di ipocrisia si sono sprecate. Oggi, dopo tanto insistere sul modella di ”donna normale”, si può forse trovare una sintesi.

L’origine del marchio

Il Post fa memoria per tutti e ricorda che Victoria’s Secret fu fondata dai coniugi Roy e Gaye Raymond nel 1977: il marito pensava a negozi di intimo femminile che non facessero sentire in imbarazzo gli uomini che volevano fare un regalo alle mogli. L’idea fu buona e infatti, cinque anni dopo, l’imprenditore miliardario Leslie Wexner comprò il brand che è poi diventato una delle principali aziende produttrici di lingerie e abbigliamento intimo al mondo: nel 2021 il fatturato ha superato i 6 miliardi di dollari, impiega più di 30 mila persone e ha circa 1.400 negozi in decine di paesi.

Gli spettacolari angeli di Victoria’s Secret

Il brand divenne però iconico quando cominciò a fare le sue spettacolari sfilate: la prima fu nel 1995, ma il vero successo arrivò nel 1999 quando la sfilata fu pubblicizzata con uno spot andato in onda in tv nell’intervallo del Super Bowl, l’evento sportivo più seguito negli Stati Uniti. Fu un boom di vendite e di contatti, la stampa riprese la notizia e da allora le sfilate di Victoria’s Secret con le ali piumate, i pizzi e le paillette sulle sue modelle – divennero un segno distintivo.

La crisi

Ma la società è cambiata e ciò che ne dettò la fortuna allora, è diventato un neo e quelle modelle magrissime hanno iniziato a fare storcere parecchi nasi. La crisi iniziò intorno al 2014, quando uscì la campagna pubblicitaria “The perfect body” (il corpo perfetto), lo sbarco sui social ha fatto il resto, con la possibilità per chiunque di esprimere le proprie critiche per il modo in cui rappresentava i corpi femminili proponendo modelli irraggiungibili alle donne vere. Ma già nel 2011 aveva fatto molto parlare la confessione dell’angelo Adriana Lima, che aveva detto in un’intervista di non mangiare cibi solidi nei giorni precedenti alle sfilate.

La trasformazione è una nemesi

Insomma pochi sopportavano l’idea di modelle al limite dell’anoressia infilate in completini intimi tanto sexy quanto scomodi, pensati più per gli occhi degli uomini che per le reali forme delle donne. Da qui alle accuse di rappresentare un modello sessista e misogino il passo è stato breve. Come sopravvivere? Trasformandosi ed ecco che oggi Victoria’s Secret punta sull’inclusività: un perfetto esempio di nemesi in campo modaiolo.