La grande svolta delle Dr. Martens: gli stivaletti punk simbolo di ribellione si piegano alla Borsa di Londra

Da sempre sono l’anticonformismo al piede dei dark anti-sistema e del proletariato non solo britannico, dei ribelli punk e di chi ha il capitalismo, simbolizzato da Wall Street, in odio per dna

TiscaliNews

Se ci sono due simboli che potevano essere considerati agli antipodi sono loro: la Borsa e le Dr.Martens. E invece da oggi i mitici stivaletti indossati da punk e operai, e la sede della più cinica finanza sono stretti da un sodalizio economico che vede le scarpe della famiglia inglese Griggs sbarcare alla Borsa di Londra per l’imminente quotazione. Gli iconici stivaletti delle controculture racimoleranno fino a 4 miliardi di euro e i romantici già piangono per un simbolo di ribellione e proletariato comprato dal capitalismo.

Tutte pazze per gli anfibi

La storia

Come rievoca La Repubblica, la storia delle Dr.Martens inizia nel grigio Northamptonshire 60 anni fa: così nascono questi leggendari scarponcini alti, di pelle, con le cuciture gialle e la suola a cuscinetto d’aria inventata dal medico tedesco Klaus Märtens nella Seconda Guerra Mondiale. Con quella pelle rossa e la gomma abbandonata della Luftwaffe, piacevano tanto alle casalinghe tedesche del Dopoguerra. Poi venne l’acquisizione del brevetto da parte della famiglia Griggs e la produzione nelle East Midlands a Wollaston. Le Dr.Martens diventano così le scarpe da due sterline, comode e "indistruttibili" di operai, poliziotti, postini.

I testimonial famosi

Le calzature del proletariato quindi, finché non finiscono ai piedi delle rockstar: nel 1967, Pete Townshend degli Who le sfoggia in un concerto a Londra e presto viene imitato dai cultori punk, anticonformisti, skinhead rossi e neri, fino alla new wave, e alle star più attuali come Miley Cirus, Emma Watson e Susan Sarandon. Oggi un paio di scarpe di Dr.Martens costa circa 200 euro, l’11.850% in più di sessant’anni fa.

È da un pezzo quindi che la classe economicamente più disagiata non se le può permettere. Tutto sommato lo sbarco in Borsa non deve sorprenderci, con buona pace di tutte le sottoculture punk, ska, grunge, psychobilly, mod, metallari, gothic e pure emo,  che ora, forse, dovranno calzare un altro simbolo.