Eco fashion: dai cibi nuovi tessuti sostenibili di ultima generazione

La moda non smette mai di innovarsi, ora è il moneto del trend dei capi di abbigliamento realizzati con tessuti vegetali ricavati per lo più da scarti agroalimentari o bevande

Foglie di banano, soia, latte, vinacce, bucce di arance, ma anche ortica e caffè: sono molti gli scarti alimentari che le moderne tecnologie permettono di usare per ricavare filati naturali e a basso impatto ambientale. Una varietà di tessuti neutri e colorati con cui realizzare numerosi capi di abbigliamento: l’industria tessile più intraprendente lo ha capito, investendo in innovazione, e i risultati non si sono fatti attendere.

Bucce di arancia

Dal sottoprodotto della spremitura industriale di arance, bergamotto e mandarini da qualche anno si ricava un filato sostenibile di alta qualità chiamato Orange Fiber. Tutto parte dal pastazzo d’agrumi, cioè il residuo umido che resta al termine della produzione industriale del succo di agrumi e finora considerato un rifiuto da smaltire. Dagli agrumi si estrae la cellulosa che viene trasformata in filato e poi lavorato fino a ottenere lo speciale tessuto dall’aspetto simile alla seta. Solo nel Belpaese si producono circa un milione di tonnellate annue di pastazzo, quindi con Orange Fiber si trasforma un rifiuto in risorsa, strizzando un occhio all’ambiente.

Fibre di banano

Dal materiale residuo della pianta di banano si ricavano anche stoffe sostenibili, adatte soprattutto quando c’è una richiesta di resistenza e naturalezza. In particolare, con le fibre più esterne si ottengono tessuti simili al cotone, con cui si realizzano per lo più tappeti o corde, mentre con quelle più interne si producono tessuti leggeri e morbidi, adatti a realizzare capi di biancheria intima.
L’utilizzo delle fibre di banano è noto sin dall’antichità, ad esempio i giapponesi sono stati primi a coltivare banane per ricavarne tessuti già a partire dal XIII secolo.
Di recente sono stati lanciati nuovi tessuti a base di fibre di banano, come il bananatex, che aspira a sostituire le plastiche utilizzate nel settore dell’abbigliamento.

Caffè

Il punto di partenza è stato numerico: solo una piccola parte del caffè impiegato nella preparazione della bevanda finisce all’interno della tazzina, il restante 99,8 per cento diventa un rifiuto da smaltire nella frazione organica.
L’azienda S.Caffè, invece, lo usa come materia prima da unire al poliestere riciclato per trasformarlo in un filato pronto alla tessitura. Il risultato è un tessuto traspirante, che asciuga più velocemente del cotone, che assorbe i cattivi odori e mantiene isolata la pelle dal freddo durante i mesi della stagione fredda.

Fibre di ortica

Non solo tisane. La pungente pianta di ortica può essere usata per ottenere filati traspiranti come il lino e morbidi come la seta. Già dall’antica Roma molti tessuti venivano fatti con l’ortica, ma poi l’uso è andato scemando fino a scomparire con l’avvento del cotone. Si tratta di tessuti ipoallergenici ed ecosostenibili, considerando che la pianta dell’ortica non richiede trattamenti chimici per crescere e svilupparsi. Attualmente in Italia stanno tornando i tessuti di ortica o di ortica e misto cotone, con i quali vengono realizzati capi di abbigliamento, tappeti e cuscini.

Uva

Dalla vinaccia, cioè la buccia dell’uva, si produce una sorta di bio pelle. La tecnologia si chiama VegeaTextile e parte dalla spremitura dell’uva e dalla separazione degli scarti, quindi graspi, bucce e semi che una volta essiccati si conservano per almeno un triennio. La vinaccia, grazie a dei particolari trattamenti, viene trasformata in tessuto, utilizzato sia nell’abbigliamento sia per realizzare accessori, arredo, e packaging.

Latte

La scoperta è degli anni Trenta, ma è tornata di moda di recente: dalla caseina si possono ottenere delle fibre sostenibili. Fu Antonio Ferretti, ingegnere bresciano, il primo a ricavare dalla caseina il Lanital, che sostituì in parte la lana nella produzione dei tessuti, vista l’ingente produzione di latte in Italia in quel periodo. Poi negli anni ’60 il dilagare delle fibre sintetiche decretò la scomparsa del Lanital, ma oggi si sta rivalutando perché naturale ed ecologica. Si tratta di una fibra del 10% più leggera rispetto alla seta e che fa bene alla pelle perché gli amminoacidi del latte che restano all'interno della fibra nutrono e idratano l’epidermide.

Soia

Dopo la Cina si stanno diffondendo anche in Europa capi d’abbigliamento realizzati con fibra di soia. La particolarità di questo tessuto sta nella sua sofficità, tanto che è stato definito "cashmere vegetale", inoltre ha proprietà antibatteriche, traspiranti ed è tre volte più resistente alla rottura rispetto alla lana.