La moda al tempo del Coronavirus: sfilate a porte chiuse per Armani e Biagiotti

E in passerella compaiono le solite modelle magrissime, Re Giorgi: “Le donne continuano a essere stuprate dagli stilisti”

TiscaliNews

La paura del Coronavirus colpisce anche il mondo della moda: alcuni brand - come Giorgio Armani e Laura Biagiotti - hanno deciso di sfilare a porte chiuse, altri hanno deciso di mantenere la sfilata aperta, ma solo per un numero limitato di addetti ai lavori per consentire ai brand di non perdere il lavoro portato avanti in questi mesi. Il penultimo giorno della Milano Fashion Week  "si è svolto nella sua completezza" ma in modo alquanto alternativo.

Passerelle speciali

"Siamo al Piccolo Teatro, un luogo iconico che è una vera fucina di sperimentazione. Eccoci dunque – ha detto Lavinia Biagiotti - a sperimentare una ‘prima’ molto speciale per noi. Il linguaggio multimediale, le nuove tecnologie diventano, ora più che mai, lo strumento che il comparto moda utilizzerà per superare le barriere e le difficoltà contingenti e permetterà di comunicare il nostro lavoro. Ci ha guidato un sentimento di grande responsabilità e di rispetto per tutti gli operatori del comparto moda. Un nuovo modo di comunicare, una sorta di 'Illuminismo' della moda. Tifiamo tutti per la moda".

Armani chiude fabbriche e uffici per 7 giorni

Non solo sfilata a porte chiuse, Giorgio Armani ha deciso di chiudere per una settimana gli uffici di Milano e le sedi produttive che si trovano in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Trentino e Piemonte.

Re Giorgio: le donne continuano a essere stuprate dagli stilisti

Negli stessi giorni della sfilata, Armani aveva fatto discutere per le sue dichiarazioni a proposito della moda che non rispetta la donna: "Si può stuprare una donna in vari modi: o buttandola in un sottoscala o suggerendole di vestirsi in un certo modo". Lo stilista ha fatto questa dichiarazione subito dopo la sfilata della linea Emporio scagliandosi contro il diktat delle tendenze, che manca di rispetto e toglie libertà alle donne. Non è libertà, invece, il fatto che "la signora che cammina per strada vede un manifesto di una donna con il seno e il fondoschiena in vista, e vuole farlo anche lei: questo è un modo per stuprare". "E' un momento in cui posso dire ciò che penso" dice Armani, scagliandosi contro le tendenze che "non sono niente, bisogna migliorare la donna che vive adesso". Ognuno può scegliere di proporre ciò che vuole, ma "evitiamo il ridicolo - è l'invito - poi diciamo che le donne vengono stuprate in un angolo, ma le donne continuano a essere stuprate dagli stilisti, da noi. Trovo che questo sia un po' indegno".
Sulle passerelle milanesi si continuano a vedere modelle filiformi, tanto emaciate da fare pensare a casi di vera e propria denutrizione.