Red Ronnie: "Niente carne né latticini: così da 25 anni non mi ammalo più"

La madre di Morandi, il tumore di Maria Carta, i mali di Provitali. E l'incidente che ha portato il conduttore salvarsi con l'alimentazione

Red Ronnie: 'Niente carne né latticini: così da 25 anni non mi ammalo più'
di Cinzia Marongiu

“A volte penso che quel ragazzino che mi fece cadere sugli sci fosse un angelo. Perché poi è stata quella caduta e soprattutto le brutte conseguenze che ne derivarono a cambiarmi la vita. Era il 1990. Mi feci male alla spalla e nonostante mesi di cure e di infiltrazioni di cortisone, non riuscivo più nemmeno a tenere il microfono in mano. Per me era una tragedia”. Red Ronnie, oltre che essere il padrone di casa del Roxy Bar, instancabile scopritore di talenti musicali e specchio partecipe ed emozionato di tanti artisti che davanti a lui si sono raccontati (uno per tutti, Vasco Rossi), è anche uno dei più convinti vegetariani d’Italia che assiste con un misto di scetticismo e consapevolezza critica la tardiva presa di posizione dell’Oms contro la carne cancerogena.

Olii essenziali - “In quel periodo stavo facendo un documentario sulla vita di Morandi e avrei dovuto intervistare la mamma di Gianni. Purtroppo però la signora stava male, aveva un problema all’anca e non riusciva più a camminare. Gianni mi disse che non se ne faceva niente. Mi disse anche che doveva portarla in un centro che stava a Forlì dove l’avrebbero curata con gli olii essenziali. Poi, una decina di giorni dopo, Gianni mi chiamò per dirmi che se volevo intervistare la sua mamma non c'era più problema perché si era rimessa completamente e aveva buttato le stampelle. Sembrava un miracolo da quanto il cambiamento era stato rapido. A quel punto pensai che quel centro avrebbe potuto fare al caso mio e ci andai. Quei medici mi visitarono anche con l’iridologia. Mi dissero di eliminare carne, latte e latticini per tre mesi e di fare dei massaggi con gli olii essenziali”.

E quale fu l’effetto?
“Il dolore alla spalla se ne andò. Non solo. Da allora non mi sono più preso un’influenza, al massimo un leggero mal di testa quando mezza Italia è a letto con la febbre e non so nemmeno più cosa siano gli antibiotici. Diciamo che per la farmacologia sono un disastro. Inoltre entrai in contatto con una realtà che non conoscevo. Lì in quel centro ad esempio incontrai Provitali, calciatore del Cagliari, bloccato da una fastidiosa pubalgia che se fosse stato a sentire ciò che gli dicevano i medici ufficiali, avrebbe dovuto appendere al chiodo gli scarpini per un’intera stagione. E invece, curandosi con l’alimentazione e gli olii essenziali, andò in campo la domenica successiva e segnò pure”.

Di che tipo di massaggi si tratta?
“A me stupiva che me li facessero all’intestino anziché sulla spalla. Ma cosa c’entra?, mi dicevo. E lì invece mi spiegarono che la medicina cura i sintomi e non le cause. Loro invece facevano il contrario”.

Che centro era?
“Si chiamava Engel e uno dei medici che vi lavorava è Massimo Tramonti. Ma oggi quel centro non esiste più. È stato osteggiato in tutti i modi perché gli interessi dell’industria farmaceutica, la seconda più potente e ricca del mondo dopo quella delle armi, sono immensi. Mi ricordo che in quel centro curarono una donna a cui la medicina ufficiale voleva amputare un seno per un tumore. Ci portai anche un mio amico cantautore alle prese con il rigetto del secondo trapianto di midollo. Entrambi i casi sono stati risolti e in posti come l’istituto dei trapianti di Milano il professor Lambertenghi parla di “miracolo” . Ma il fatto è che noi siamo ciò che mangiamo”.

Come si spiega che tanti medici osteggino un approccio naturale alla cura delle malattie?
“Intanto di alimentazione non ne sanno nulla. Secondo lei è normale che l’esame di scienza dell’alimentazione in medicina sia facoltativo? Quasi nessuno lo fa. Non ne sanno nulla. Per tornare alle storie che ho conosciuto personalmente, le racconto anche quella di Maria Carta”.

La grande artista sarda, morta di cancro nel 94?
“Lei. La incontrai a Sedilo, aveva tre metastasi al fegato. La portai a Forlì, la curarono con l’alimentazione, eliminò come me carne e latticini e stette subito meglio. Due metastasi si riassorbirono, una si ridusse, Maria Carta tornò perfino a cantare. Lei però aveva già preparato le sue valigie per lasciare il mondo: aveva un dolore nel cuore perché l’uomo che amava l’aveva lasciata e molta poca voglia di vivere”.

Quindi lei da allora non mangia più carne?
“Esatto. Anche perché quando ci ho provato è stato il mio corpo a rifiutarla. Sentivo una terribile puzza, eppure sono stato un formidabile mangiatore di costolette. Una volta ne mangiai 29. D’altra parte l’uomo non è un carnivoro nel senso che tutti gli animali carnivori hanno solo l’intestino retto che fa loro espellere ciò che mangiano in pochissimo tempo. Noi uomini invece abbiamo un intestino lungo sette volte la nostra statura: ha idea di cosa succeda a un cadavere tenuto a 37 gradi per due giorni? Ecco, è quello che accade nel nostro corpo. La cosa che mi ha sempre dato fastidio è che ci sia tanta gente che ti guarda come se fossi un fissato, che ti prende in giro e sostiene che sei vegetariano per “moda”, o chi ti compatisce perché è convinto che io mangi male. Ci sono tanti falsi miti da sfatare”.

Che la carne e il latte facciano male sono in tantissimi a sostenerlo da molti anni. Secondo lei perché proprio oggi arriva questa ammissione da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità?
“Per tanti motivi. In questo nostro mondo tutto sta esplodendo e, i fiumi straripano e le bugie non stanno più a galla. Credo che sia anche perché non si riesce più a sostenere le spese sanitarie. In qualche modo penso che siamo obbligati a diventare tutti vegetariani: le deiezioni e i gas nervini degli animali inquinano l’atmosfera, il disboscamento continuo in nome di nuovi pascoli condanna il nostro pianeta. Ci sono tanti motivi economici ed etici. E poi siamo finalmente entrati nell’era dell’Acquario, quella che aspettavano gli hippy, quella della meditazione e della verità”.