La strage di Erba, la condanna di Olindo e Rosa e le cose che non tornano. Chi vive oggi in quella casa

di Daniela Amenta

Fino all'11 dicembre 2006 Erba era un piccolo, tranquillo Comune, "la cittadina ai piedi delle Prealpi Lombarde, tra laghi e colline brianzole, il luogo perfetto per una vacanza all'insegna del relax" recitava l'Ufficio del Turismo. Poi tutto è cambiato. 11 dicembre 2006, appunto, ore 20.20. Siamo in via Armando Diaz 25, un rettangolo di vecchi stabili restaurati. Piccole case gialle che guardano su un grande cortile chiuso da un cancello.  Basta affacciarsi per vedere chi entra o chi esce. Ma quella sera di dicembre nessuno si accorse di nulla. A parte il fumo, il fumo che arrivava dal primo piano di un appartamento. Nel palazzetto entrò un vicino, pompiere volontario, e quello che vide non lo dimenticò mai più

Foto Ansa



Sul pianerottolo c’era un uomo disteso coperto di sangue, dal sottotetto arrivavano le urla di aiuto di una donna. Ma le fiamme erano troppo alte per intervenire. Quando arrivarono i soccorsi le dimensioni della mattanza furono chiare, chiare e terribili.
Al primo piano vennero trovate tre persone senza vita:
Raffaella Castagna 30 anni colpita ripetutamente con una spranga, accoltellata 12 volte e poi sgozzata.
Paola Galli, madre di Raffaella, 60 anni, uccisa a coltellate e sprangate.
Youssef Marzouk, 2 anni, morto dissanguato sul divano, dopo aver ricevuto un unico colpo alla gola. 
Nel sottotetto c'era invece la donna che aveva provato a chiedere aiuto. 
Si chiamava Valeria Cherubini, 55 anni, uccisa dal monossido di carbonio, ma già agonizzante per aver ricevuto 34 coltellate e 8 sprangate, accanto aveva il suo cane, morto soffocato. 
Unico sopravvissuto Mario Frigerio, l'uomo rinvenuto sul pianerottolo, marito di Valeria, colpito con un fendente alla gola, salvo per una casualità: una malformazione congenita alla carotide

Un massacro. Chi è stato? Il primo ad essere ascoltato è Azouz Marzouk, giovane tunisino, marito di Raffaella Castagna e padre di Youssef. Precedenti penali per spaccio di droga ma con un alibi di ferro: era in Tunisia dai genitori. Gli inquirenti si concentrano su un possibile regolamento di conti contro di lui. Iniziano le indagini, viene ascoltato tutto il vicinato, in particolare la coppia che abita al piano terra. Olindo Romano e Rosa Bazzi, lui netturbino in pensione, lei addetta alle pulizie
Quella sera erano andati a mangiare l'hamburger e le patatine da McDonald’s, mostrano lo scontrino che hanno ancora  in tasca, ma l'orario non coincide: è di due ore precedente il massacro. E si scopre che c'erano stati diverbi, minacce, denunce, querele, spinte e urla in quel palazzetto giallo, perché Raffaella e Azouz facevano chiasso, anche di notte, perché Azouz - a dire dei Romano - era un malvivente, perché quella giovane coppia con un bambino era troppo, troppo diversa da Olindo e Rosa con la casetta linda come una chiesa e i soprammobili schierati tutti verso un'unica direzione, come annotò un carabiniere.
Vengono piazzate le cimici nell'appartamento e nell'auto dei Romano. Curioso: mentre tutto il Paese parla della strage di Erba, loro non dicono mai una parola sull'accaduto, come se l'11 dicembre del 2006 fosse scomparso dal calendario. Si procede all'esame delle tracce ematiche, il 26 dicembre viene trovata una macchia sul battitacco della macchina di Olindo, attribuita a Valeria Cherubini. Solo quella, niente in casa, sui vestiti, nel camper della coppia. Niente. Tutto pulito.

L'8 gennaio 2007 i Romano vengono fermati, saranno arrestati dopo un lungo interrogatorio il giorno dopo. Confessano di essere stati loro, Olindo dice che è stato facile "come sgozzare un coniglio". Lui viene accusato di omicidio plurimo pluriaggravato, lei di concorso. Però poi ritrattano, hanno sempre ritrattato, ripetono da anni di essere innocenti
Ritratta anche Mario Frigerio, il sopravvissuto, l'unico testimone: all'inizio dice di aver visto un uomo alto, dalla carnagione olivastra. Poi ci ripensa: c'era Olindo, è lui l'assassino. Olindo che il 18 febbraio 2008 accusa i carabinieri che l'hanno interrogato, sostiene che gli hanno fatto il lavaggio del cervello promettendogli in cambio pochi anni di carcere e l'immediata liberazione della moglie. 

Ritratta anche Azouz Marzouk: prima chiede la pena di morte per "quei due", ma nel 2011 cambia versione: "Non c'entrano, non sono stati loro", addirittura si rivolge alla Corte Europea per i diritti dell'uomo per la revisione del processo.

E a luglio 2023 arriva al Tribunale di Brescia un'altra richiesta di revisione, questa volta firmata dal sostituto pg di Milano Cuno Tarfusser, per un decennio ai vertici della Corte penale Internazionale de L’Aja. Il magistrato contesta in particolare “i tre pilastri probatori” su cui si fonda la condanna all'ergastolo di Olindo Romano e Rosa Bazzi, che a suo dire verrebbero “sgretolati” sia dalle moderne tecniche scientifiche d’indagine, sia dalle “numerose criticità” che Tarfusser rileva nella storia giudiziaria della strage di Erba.

I tre pilastri cui fa riferimento il magistrato sono la confessione dei coniugi a sua detta "indotta", la traccia ematica ritrovata nella loro auto “probabilmente contaminata” e la testimonianza “confusa” di Frigerio. Che nel frattempo è morto

Tre gradi di giudizio dicono che Olindo e Rosa sono i colpevoli ma il ragionevole dubbio è sempre lì, dietro l'angolo, dietro una fila di soprammobili muti. Quelli che adornavano la loro casetta pulitissima, oggi andata all'asta, come il camper e la loro auto. 69mila euro per quel piano terra dove oggi abita un'altra coppia che l'ha comprata non per morbosità "ma per il prezzo allettante". L'appartamento di Raffaella è stato invece donato alla Caritas da Carlo Castagna, marito, padre e nonno di tre delle quattro vittime della mattanza. Ci abitano, a rotazione, famiglie di migranti. Prima di andarsene nel 2018 dopo una breve malattia l'uomo aveva detto: "In quella casa c'erano le tenebre, ora spero risplenda la luce". 
Luce che però in via Armando Diaz 25 sembra sia ancora rimasta spenta. Da 17 anni.