La risposta del chirurgo al calvario di Annapaola per un seno nuovo: “Non creiamo allarmismi ingiustificati”

Annapaola Xodo ha raccontato sui social di otto anni di sofferenze in conseguenza di un intervento di mastoplastica additiva. L’esperto: “Un caso rarissimo”

Un'immagine di Annapaola Xodo tratta dal suo profilo Instagram
Un'immagine di Annapaola Xodo tratta dal suo profilo Instagram

Ha destato molta apprensione il racconto fatto da Annapaola Xodo del calvario che ha patito per otto anni in conseguenza di un intervento per aumentare il seno. Un impianto di protesi che, racconta la trentenne sui social, la stava portando alla morte: "Sono stati 8 anni terribili". Post dopo post, la Xodo riferisce di quell’intervento fatto a 22 anni, quando lavorava come modella. "Ero così giovane, ero così ingenua, ero così bella, ero così insicura... maledetta insicurezza... mi ha fregata".

I sintomi

Ma ecco il resoconto dei suoi problemi: "Ho cominciato a stare male dopo l’intervento di mastoplastica additiva nel 2010... ho iniziato dopo la mastoplastica additiva ad avere sintomi inspiegabili...Che negli anni sono aumentati e sono diventati sempre più gravi". E ancora: "Dal 2011 a giugno 2018 ho avuto quasi 70 ingressi in pronto soccorso e due ricoveri. Un calvario che non auguro a nessuno. I medici qui in Italia non capivano cosa avessi. Perché avevo esami perfetti, ero solo anemica (un fattore comune nelle donne che hanno questa malattia oscura) avevo angioedema della bocca e della lingua. Avevo shock anafilattico, pur non essendo allergica quasi a nulla".

La malattia misteriosa

Annapaola a questo punto cerca di capire, soprattutto visitando i siti stranieri, da quale malattia misteriosa fosse affetta. Una "malattia subdola", afferma lei, che qui in Italia è "un tabù": la breast implant illness. La 30enne racconta i sintomi: stanchezza "per tutto il giorno, ogni giorno"; gonfiori, "inizialmente volto, gambe, lingua, ugola", inspiegabili intolleranze al cibo; dolore cronico alle giunture; abbondanti sudorazioni notturne; sbalzi di umore sempre con periodi di depressione e ansia e nervosismo "che io non avevo mai avuto prima dell'aumento del seno"; squilibri ormonali; tachicardia; dolore allo sterno; dolore al seno sinistro; mal di schiena/male al collo; febbricola persistente. E ancora: perdita di capelli; eritemi; vertigini; arti bollenti; herpes.

L’espianto delle protesi

Alla fine Annapaola decide di fare togliere le protesi ma, come racconta, non le vengono espiantate le capsule e la situazione non migliora. "Questo ha contribuito a intossicarmi ulteriormente e a peggiorare i miei sintomi, ma nessuno qui in Italia voleva operarmi per togliermi le capsule, anzi venivo presa per pazza", spiega la giovane che riesce in definitiva a farsi operare negli Stati Uniti, in Ohio. “Mi sono operata a giugno di quest’anno e qui è iniziata la mia rinascita. Sto bene, ho ricominciato a uscire, a mangiare, a fare yoga”.

Cosa è breast implant illness?

Allarmata dal racconto, ho cercato in rete approfondimenti a proposito della breast implant illness che, effettivamente resta un tema dubbio. I pochi riferimenti trovati parlano però di un tumore, che non è il caso della Xodo che descrive invece una sorta di avvelenamento da protesi. “L'Organizzazione Mondiale della Sanità e la Food and Drug Administration degli Stati Uniti hanno identificato una possibile causa di preoccupazione per le protesi mammarie in relazione un tumore raro chiamato linfoma anaplastico a grandi cellule associato all'impianto mammario (BIA-ALCL)”. Insomma, pare che l’impianto di protesi in casi rarissimi (un’incidenza talmente bassa da rendere difficoltoso lo studio) potrebbe provocare un tumore altrettanto raro. “Gli scienziati dicono che le cause esatte di BIA-ALCL non sono ben comprese. Tuttavia, sembra che gli impianti testurizzati siano associati a più casi di BIA-ALCL rispetto agli impianti lisci. Gli scienziati dicono che ciò potrebbe essere dovuto al fatto che gli impianti testurizzati hanno una maggiore area superficiale sulla quale possono formarsi i batteri. Questi batteri possono causare un'infezione di basso grado che potrebbe innescare una risposta immunitaria che alla fine, in casi molto rari, si traduce in BIA-ALCL”, si legge ad esempio su healthline.com. Mentre sul sito della Fondazione Veronesi, in relazione alle possibili malattie provocate da protesi al seno, troviamo che “la possibile rottura delle protesi e il conseguente probabile rischio di tumore non è dimostrato scientificamente. L’utilità comunque di un controllo ecografico annuale”. Il sito cita poi il famoso caso delle protesi Pip al silicone industriale che furono vietate in Italia nel 2010.

Insoddisfatta dalle informazioni raccolte ho allora deciso di sentire due professionisti del settore: i dottori Alessandro Gallo e Antonello Mele, specialisti in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica.

Avete mai sentito parlare della breast implant illness?
“Sì, è da poco che se ne parla e siamo tutti impegnati nell’approfondire un problema che è emerso proprio di recente. Ma ne abbiamo sentito unicamente in relazione al linfoma anaplastico (BIA-ALCL). La correlazione che si sta studiando sussiste sull’impianto di protesi prevalentemente testurizzate e il BIA-ALCL. Per ciò che riguarda le protesi Pip, che contenevano materiale industriale inadatto all’impianto nel corpo umano, il caso è diverso: col tempo è emerso che si rompono più facilmente rispetto alle altre. Anni fa, quando ce le proposero, noi ci rifiutammo di usarle perché costavano pochissimo e ci hanno subito insospettito. Poi , nel 2010, venne fuori che si trattava di una truffa”.

I sintomi che descrive Annapaola Xodo li avete mai sentiti?
“No, ma facendo questo mestiere abbiamo imparato che esistono casi di reazioni avverse anche unici. Ad esempio a noi è capitato un caso di reazione a una mastoplastica riduttiva. È insorta una vera e propria malattia dopo l’intervento, abbiamo studiato il caso, fatto ricerca e abbiamo scoperto che esistevano altri 16 casi dello stesso tipo in tutto il mondo. Insomma può capitare che un intervento di chirurgia estetica abbia reazioni avverse rarissime, anche uniche. Ma proprio per questo non è il caso di creare allarmismi”.

Potete spiegare cosa sono le capsule delle quali parla la Xodo nel suo racconto sui social?
“Quando nel corpo umano viene impiantato un corpo estraneo, l’organismo cerca di isolarlo, si difende creando una membrana - la capsula appunto - attorno all’oggetto che viene innestato. Succede anche con le protesi per le articolazione ed è un processo naturale. Nel caso della mastoplastica additiva, si forma una membrana attorno alle protesi mammarie. Ciò che mi sembra strano è che la signora di cui ci parla non abbia trovato nessuno disposto a espiantargliele. Noi abbiamo eseguito un intervento del genere proprio ieri: una paziente è venuta da noi per la rottura di una protesi e noi abbiamo tolto tutto: le vecchie protesi che, guarda caso erano proprio delle Pip, e anche le capsule. E un’operazione che facciamo spesso”.

Annapaola Xodo, dall’alto della sua esperienza, afferma che “bisogna amarsi per come si è. Siamo una macchina perfetta che non va toccata”.
“Io ho molta comprensione per la sua terribile esperienza e, creda, noi dedichiamo molto tempo allo studio delle reazioni avverse e ogni volta precisiamo ai nostri pazienti che un intervento, qualsiasi intervento chirurgico, non è mai esente da rischi. Però questa frase ci ferisce molto. Ci ferisce come professionisti ma ferisce pure le persone che ricorrono a noi. Perché è ovvio che sia meglio imparare a convivere con un proprio difetto fisico piuttosto che ricorrere alla chirurgia estetica. Ma il fatto è che ci sono persone che non ci riescono, e allora ci siamo noi. Le domando: è meglio farsi 10 anni di psicoterapia per imparare ad accettare il proprio seno piccolo e poi fare l’amore al buio col proprio compagno perché ci si vergogna del proprio corpo, o è meglio una mastoplastica additiva? Ormai sono gli stessi psicologi che ci mandano le loro pazienti. Assistiamo a casi di persone che arrivano da noi disperate a poi rifioriscono”.

Questo nel caso in cui l’intervento vada bene ma ci sono persone che erano sane e si sono rovinate la vita.
“È vero, ma gli interventi che vanno bene sono la stragrande maggioranza. Quando facciamo firmare il consenso informato mettiamo i pazienti a conoscenza di tutte le percentuali di rischio. Le faccio un esempio proprio relativo alle famose capsule mammarie. La membrana di cui abbiamo parlato prima, col tempo può irrigidirsi rendendo il seno duro. Non è la protesi che si indurisce ma è la membrana che la circonda a diventare spessa e dura. Questo succede raramente e comunque si tratta di situazioni risolvibili che non hanno mai rovinato la vita a nessuno, se si ha la pazienza di farsi seguire fino alla soluzione del problema. Se però qualcuno non se la sente di affrontare un rischio simile è giusto che rinunci all’intervento. Noi invitiamo sempre a fare un ragionamento razionale: valutare le percentuali di rischio e poi decidere se ne vale la pena. Ribadiamo che non si può creare allarmismo basandosi su un caso rarissimo di reazione avversa”.