Malattia di Dupuytren, una nuova cura alternativa al bisturi

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

Lavarsi il viso, pettinarsi, mettersi i guanti, afferrare la maniglia della porta, stringere la mano, guidare: sono tutte attività quotidiane semplici, ma che possono diventare un'impresa per chi ha la Malattia di Dupuytren. La colpa non è del tennis, del golf o del computer, messi sotto accusa da tanti, ma della genetica: ad essere colpiti sono soprattutto gli uomini con più di 50 anni, di origine nordeuropea e predisposti geneticamente, tanto che è consigliabile suggerire ai familiari stretti di fare attenzione ai primi campanelli d'allarme per rivolgersi a uno specialista.

La Malattia di Dupuytren è progressiva e colpisce l'aponeurosi palmare, quella fascia protettiva che "aggancia" la pelle nel palmo della mano ai piani sottostanti più profondi. Se c'è la firma genetica, le cellule che formano questa membrana si ammalano e iniziano a moltiplicarsi in modo eccessivo, causando un ispessimento. Con il tempo il nodulo limita la funzionalità della mano e determina la retrazione di un dito (più spesso l'anulare) verso il palmo. Le corde patologiche di collagene, che si estendono longitudinalmente sul palmo, si ispessiscono e tendono a retrarsi, ostacolando l'estensione delle dita. Quando la malattia di Dupuytren è avanzata, determina la contrattura dell'articolazione (detta contrattura di Dupuytren), che impedisce i normali movimenti (come l'estensione), portando nel peggiore dei casi all'immobilità.

La cura? Per risolvere la contrattura di Dupuytren, la soluzione era fino a poco tempo fa la chirurgia (aponeurectomia, fasciotomia, fascectomia, dermofascectomia o, meno invasiva, aponeurotomia percutanea con ago), non sempre risolutiva, in quanto gravata da frequenti recidive (ogni 5 anni per circa la metà dei pazienti). L'intervento chirurgico richiede una riabilitazione per 2 - 4 mesi e può provocare cicatrici e aderenze, a volte risolvibili solo con un altro intervento, ma rappresenta l'unica terapia quando la malattia è troppo avanzata.

Da poco tempo è però disponibile negli ospedali italiani (sono in aumento i Centri ospedalieri autorizzati) anche un trattamento farmacologico non invasivo e non doloroso, indicato se la malattia viene presa in tempo: si tratta di un enzima, la Collagenasi di Clostridium histolyticom (CCH), che permette con una sola iniezione di sciogliere la membrana, ripristinando la funzionalità della mano in tempi brevi. In caso di recidiva l'iniezione può essere ripetuta.

"La metodica consiste nell'iniettare con un ago molto sottile la collagenasi all'interno della membrana, per 'scioglierla' , rimuovendo così l'ispessimento responsabile del problema. - spiega Giorgio Pajardi, Direttore della UOC di Chirurgia della mano dell'Ospedale San Giuseppe di Milano, durante il 52° Congresso della Società Italiana di Chirurgia della Mano, organizzato a Foggia. "Dopo 24 ore dall'iniezione al paziente viene praticata in ambiente ospedaliero e con anestesia locale una manipolazione, una trazione della mano, che porta alla distensione del palmo e al recupero della funzionalità nel giro di una settimana-dieci giorni. Per risolvere il problema serve poi l'uso di un tutore notturno e la fisioterapia. L'importante è rivolgersi solo ai chirurghi della mano che operano in centri specializzati, capaci di usare questo farmaco e con esperienza nella diagnosi e trattamento della malattia. L'elenco dei Centri, regione per regione, è consultabile sul sito della Società.

La collagenasi di clostridium Histolyticum, grazie ai risultati di efficacia e sicurezza ottenuti nel programma di sviluppo clinico, ha ottenuto l'approvazione dalle autorità regolatorie americana (FDA, febbraio 2010) ed europea (EMA, febbraio 2011), con la precisa indicazione nel trattamento della contrattura di Dupuytren nei pazienti adulti con corda palpabile. "L'Italia – continua Pajardi- è all'avanguardia nella sperimentazione della collagenasi: e' l'unico paese europeo ad aver effettuato un coordinamento di sperimentazione come società scientifica e i risultati sono in prima linea a livello europeo. Esiste su tutto il territorio nazionale una rete chirurgica e professionale ormai consolidata, con punte di eccellenza e alta specializzazione, che ci allineano ai primi posti delle classifiche internazionali, sia per l'assistenza, che per la ricerca scientifica".

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