Psoriasi, oggi malattia prioritaria per l'Organizzazione Mondiale della Sanità

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

Cure tempestive e diagnosi più precoci: è la parola d'ordine per affrontare in modo efficace la psoriasi, che affligge nel mondo più di 130 milioni di persone e circa 3 milioni in Italia, con un impatto negativo sulla qualità di vita, a causa dei pregiudizi e delle discriminazioni responsabili del disagio sociale e dell'isolamento. Sono ancora in troppi infatti a credere ancora che la malattia, caratterizzata soprattutto da lesioni cutanee (ma anche dall'artrite psoriasica, che colpisce dal 20 al 30% dei pazienti psoriasici,da problemi cardiovascolari e, probabilmente, anche dalla sindrome metabolica), sia contagiosa.

Proprio per fare chiarezza sulla malattia e migliorare l'accesso alle cure, è stata celebrata il 29 ottobre in tutto il mondo la Giornata Mondiale della Psoriasi, sostenuta in Italia da ADIPSO, l'Associazione per la Difesa degli Psoriasici, un'occasione per dare informazioni, distribuire opuscoli sulle novità terapeutiche e conoscere i centri specializzati nella cura. L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) riconosce infatti oggi la psoriasi come malattia non trasmissibile grave, che richiede una maggiore sensibilizzazione pubblica, includendola nell'agenda della salute globale.

La forma più comune è la psoriasi cronica a placche, caratterizzata da chiazze squamose arrossate facilmente sfaldabili, localizzata soprattutto su gomiti, ginocchia, schiena, cuoio capelluto. Piuttosto grave è poi l'artrite psoriasica, che se non curata porta a esiti invalidanti.

Quanto ai fattori di rischio, hanno un ruolo importante la familiarità, il diabete, l'obesità, le abitudini di vita errate, come il fumo e l'abuso di alcol, lo stress. Uno studio recente americano, pubblicato sulla rivista scientifica JAMA Dermatology lo scorso luglio, ha dimostrato oggi la correlazione tra la malattia e la pressione alta nel sesso femminile: le donne ipertese hanno un rischio del 30% in più di ammalarsi di psoriasi, che aumenta sino al 40% per le pazienti in cura da almeno 6 anni con farmaci beta-bloccanti (come atenololo e propanololo)."Questa malattia cronica di origine autoimmune avrebbe quindi un fattore di rischio in più," spiega la dermatologa Pucci Romano, Presidente di Skineco,l'Associazione Internazionale di Ecodermatologia. - "Sapevamo già che alcuni farmaci possono rappresentare un fattore scatenante o peggiorativo per la psoriasi: il litio, l'interferone, alcuni anti-malarici ma questa ricerca punta l'indice anche sui beta-bloccanti, farmaci che quindi devono essere utilizzati con cautela nelle donne con psoriasi. L'indagine, condotta su 78mila donne in circa 10 anni, dal 1996 al 2008, non ha però chiarito il meccanismo di questo legame e, non proverebbe ancora una relazione causa-effetto diretta".

La cura? Una terapia risolutiva ancora non esiste, ma il controllo della malattia nelle forme più lievi si ottiene con trattamenti farmacologici topici e fisici (come la fototerapia, le pomate emollienti e le creme a base di corticosteroidi, acido salicilico, derivati della vitamina A, analoghi della vitamina D). Nelle forme moderate e gravi serve invece un intervento anche sul sistema immunitario, con l'impiego per via sistemica di retinoidi e di farmaci immunosoppressori, come la ciclosporina A e il metotrexate. Efficaci e con minori effetti collaterali sono anche i "farmaci biologici", anticorpi monoclonali, citochine (interferoni e interleuchine), proteine di fusione e fattori di crescita tissutali, che hanno il vantaggio di interferire in modo selettivo nei processi immunologici che scatenano la psoriasi.

Le cure prevedono anche prodotti per l'igiene, idratanti ed emollienti, da integrare con i farmaci per migliorare l'aspetto delle placche di psoriasi, diminuire la secchezza cutanea, alleviare il prurito e limitare l'insorgenza di episodi infiammatori. "Ma attenzione – avverte la Romano- i prodotti devono essere quanto più possibile ecologici, ipoallergenici e dermatologicamente testati, evitando tutte quelle sostanze che derivano dalla raffinazione del petrolio, come petrolati, paraffina liquida, vaselina, dimeticone e siliconi in genere, a cui si aggiungono le 'nanoparticelle', che potrebbero avere effetti dannosi se usati per molto tempo".

Anche l'alimentazione è importante: vanno evitate le carni rosse, gli insaccati, i grassi, le fritture, il sale, i latticini, lo zucchero gli alcolici, preferendo pane integrale, pasta, legumi, verdura, frutta e pesce.

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