Donne più a rischio di ictus cerebrale, ma prevenire si può

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

Non è un caso se la giornata mondiale sull'ictus cerebrale è stata dedicata lo scorso 29 ottobre proprio alle donne: sono loro le più vulnerabili e le cifre parlano chiaro. Il 61% delle morti per ictus riguarda il sesso femminile (seppure colpito dagli accidenti cerebrovascolare in percentuale minore rispetto agli uomini). Le donne ricevono meno cure, con più probabilità di morte o di conseguenze invalidanti (emiparesi, disturbi del linguaggio, della deglutizione e dell'attenzione), anche in quei Paesi dove i servizi sanitari sono efficienti e gratuiti, come Canada, Italia, Gran Bretagna. Tema centrale della giornata, arrivata alla sua decima edizione e promossa in Italia dalla Federazione A.L.I.Ce. Italia Onlus, che riunisce 20 Associazioni regionali di volontariato, è stato quindi la prevenzione, con maggiori informazioni sui fattori di rischio, sui campanelli d'allarme da riconoscere tempestivamente e sulla necessità di cure appropriate (terapia trombolitica), più specifiche per il genere femminile.

In due casi su tre prevenire l'ictus si può. Lo scorso febbraio, l'American Heart and Stroke Association, la più importante istituzione americana per il controllo delle malattie vascolari, ha emanato per la prima volta linee-guida specifiche per le donne, anche perchè esistono fattori di rischio esclusivamente femminili da considerare oltre l'ipertensione o il diabete (ormoni, gravidanza, soprattutto se complicata da eclampsia, parto, menopausa, uso di anticoncezionali orali, in particolare ad alto contenuto di estrogeni, terapia ormonale sostitutiva). Il rischio di ictus raddoppia, per esempio, nelle donne fumatrici che assumono anticoncezionali, così come in quelle che soffrono di emicrania con aura (un tipo particolare di emicrania preceduta da sintomi neurologici, più frequente nelle donne), specie se associata al tabagismo. In generale,fumo e diabete sono più pericolosi nel sesso femminile, perché aumentano maggiormente la probabilità di malattie vascolari.

Altro fattore di rischio importante è la Fibrillazione atriale, l'aritmia cardiaca più frequente nella popolazione, soprattuto quella femminile e in particolare in età avanzata. La diagnosi deve essere tempestiva per iniziare al più presto la cura ( anche con anticoagulanti orali): malgrado sia spesso asintomatica, la fibrillazione atriale aumenta di 5 volte il rischio di ictus, tanto che proprio nelle donne oltre i 75 anni si consiglia il controllo della frequenza cardiaca e l'esecuzione annuale di un elettrocardiogramma. "La diagnosi tempestiva e la terapia mirata a sciogliere il coagulo che ha ostruito l'arteria, causando l'ictus, può prevenire la disabilità, in genere più grave e invalidante proprio in chi soffre di fibrillazione atriale". - spiega Maria Luisa Sacchetti Presidente onorario della Federazione A.L.I.Ce. Italia Onlus e neurologa vascolare nell'Azienda Ospedaliera del Policlinico Umberto I di Roma.- "Prevenire l'ictus si può anche nelle persone affette da malattie che predispongono all'ictus, come il diabete o le placche di aterosclerosi nelle carotidi e nelle arterie vertebrali, che portano il sangue al cervello: esistono diversi tipi di farmaci "antitrombotici", alcuni più vecchi, come l'acido acetilsalicilico, altri più recenti, come gli anticoagulanti di nuova generazione, che se assunti secondo la prescrizione del medico di Famiglia o dello specialista, sono in grado di ridurre fino a cinque volte il rischio di ictus".

Fondamentale è però saper cogliere i sintomi d'allarme, anche in pieno benessere, e chiamare immediatamente il 118 o andare in ospedale: improvvisa debolezza o insensibilità di un braccio o di una gamba, sensazione e rilievo di avere la bocca storta, difficoltà a parlare o comprendere quello che viene detto, alterazioni della vista, impossibilità a coordinare i movimenti e stare in equilibrio, forte mal di testa diverso dal solito. Anche un T.I.A. O Attacco Ischemico Transitorio è un campanello d'allarme importante, perché può precedere di qualche ora o giorno l'insorgenza di un ictus definitivo. "Se l'ictus è curato tempestivamente nelle Stroke Unit o nei Centri Ictus, le probabilità di successo sono molto alte.- continua l'esperta- " Rispetto ai reparti tradizionali, queste Unità dedicate permettono infatti la riduzione della mortalità e della grave disabilità".

Intanto uno studio svedese ha confermato l'utilità di cinque regole fondamentali per un corretto stile di vita, in grado di ridurre del 54% il rischio di ictus nelle donne: bere con moderazione(al massimo 9 drink a settimana), mantenere il giusto peso (Indice di Massa Corporea inon superiore a 25), fare regolarmente attività fisica (camminare o andare in bicicletta per almeno 40 minuti al giorno oltre ad 1 ora di esercizio aerobico a settimana), seguire un'alimentazione equilibrata, ricca di frutta e verdura e povera di grassi animali. A queste va aggiunto l'abolizione del fumo e il controllo periodico della pressione arteriosa.

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