Italia senza fumo, un'utopia?

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

Ogni occasione è buona per studiare nuove strategie antifumo e vincere così la battaglia contro il tabagismo, principale causa di morte "evitabile", responsabile nel mondo di 6 milioni di morti l'anno (più di 80.000 in Italia), tra malattie cardiovascolari, patologie respiratorie e tumori. Entro il 2035 l'Italia potrebbe però diventare un paese "NO SMOKING" , insieme ad altri, come Nuova Zelanda, Irlanda, Scozia e Finlandia, che hanno elaborato le loro strategie e fissato già le fatidiche date ( le cosiddette "endgame").

La promessa di un Belpaese senza fumo (missione in parte controversa e ostacolata)arriva dal X° Congresso della SITAB (Società Italiana di Tabaccologia), organizzato a Torino, che ha fatto il punto sulle diverse strategie per arrivare alla sottoscrizione del Manifesto nazionale di lotta al tabagismo. Per ridurre la prevalenza dei fumatori in modo progressivo, ma stabile, gli interventi concreti ed efficaci ci sono: dalle politiche di prezzo e di limitazione di uso, alle campagne di mass-media, dalle strategie di disassuefazione, agli interventi di prevenzione primaria.

Ma non solo. Tra le altre azioni efficaci e innovative, vanno inserite anche le nuove politiche economiche (tra cui il programma di riconversione dell'industria del tabacco in Italia e di riqualificazione degli occupati nel settore o l'intervento di sostituzione delle entrate delle accise nel bilancio dello Stato), l'estensione delle aree di divieto di fumo (in particolare ospedali, parchi per bambini, strutture sportive), gli aumenti della tassazione, la riduzione (progressiva) del contenuto massimo di nicotina nel tabacco, l'adozione di confezioni generiche per i pacchetti di sigarette e di tabacco, l'incentivazione all'uso di prodotti alternativi meno dannosi, come le sigarette elettroniche, sempre più sicure, fino all'innovativa (e forse utopica) proposta di vietare il tabacco a tutte le generazioni nate dopo un dato anno, ad esempio il 2005 (la cosiddetta "Tobacco free generation").

Secondo il Presidente della SITAB, Biagio Tinghino, è necessario insistere anche sulla promozione dei servizi ambulatoriali per il tabagismo, attraverso l'estensione dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) alle cure per il tabagismo, e la gratuità dei farmaci per smettere di fumare.

Restano comunque valide altre proposte per ridurre il numero delle persone che continuano o iniziano a fumare, come quella lanciata in occasione dell'ultimo "Word No Tobacco Day", di vietare tutte le forme di pubblicità e promozione del tabacco. Quasi l'80 per cento degli adolescenti tra i 13 e i 15 anni è infatti esposto ogni giorno a messaggi pubblicitari dell'industria del tabacco finalizzati ad attirare nuovi (e giovani) consumatori.

E intanto c'è una buona notizia per chi vuole dire addio alla sigaretta: ansia e depressione non sarebbero in realtà gli ostacoli maggiori (dopo la dipendenza) per chi intende smettere, come si potrebbe pensare e la convinzione che il fumo rilassa sarebbe un'illusione. Secondo un recente studio condotto alla Stanford University e pubblicato sulla rivista scientifica British Medical Journal, dopo i primi giorni di astinenza, caratterizzati da irritabilità, ansia e nervosismo, la cessazione dal fumo porterebbe invece a un miglioramento del tono dell'umore. Smettere di fumare ha mostrato di avere un effetto positivo sull'umore addirittura superiore a quello di farmaci ansiolitici e antidepressivi ed è ormai chiara la correlazione con la salute mentale. Nell'indagine, che ha analizzato 26 studi sul tema, le persone che hanno smesso hanno avuto un miglioramento del disturbo di ansia in media del 37% rispetto al gruppo che continuava a fumare, la depressione è migliorata del 25%, mentre lo stress, calava del 27% tra gli ex fumatori. I migliori risultati si ottengono però ottengono con l'aiuto di specialisti, soprattutto durante le prime settimane.

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