I nuovi farmaci rivoluzionari per l'epatite C, chi ne ha diritto?

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

?9000 vittime ogni anno, 1.500.000 persone infettate, 1000 trapianti di fegato eseguiti ogni dodici mesi, di cui la maggior parte proprio a causa dell’infezione: sono i numeri italiani dell’epatite C, che colpisce il 2-3% della popolazione italiana e rappresenta la causa principale di cirrosi epatica ed epatocarcinoma. Il nostro paese “vanta” la più alta prevalenza dell'infezione nell’Europa occidentale. Ad oggi in Italia il principale fattore di rischio per la trasmissione dell'infezione da virus C è l’uso di droghe per via endovenosa, seguito da interventi chirurgici e di manipolazione estetica come tatuaggi e piercing, più raramente rapporti sessuali non protetti, soprattutto se multi-partner persone infette.

I nuovi farmaci antivirali, di cui tanto si parla, il sofosbuvir e il simepravir, attualmente disponibili in Italia, rappresentano quindi una grande speranza: inibiscono la replicazione del virus, determinandone l'eradicazione almeno nel 90 per cento dei casi, a differenza delle altre terapie, che mediamente consentono la guarigione nel 50-70% dei casi.Si tratta di una vera conquista per la salute, che in pochi anni potrebbe portare ad abbattere enormemente il peso sanitario della malattia nei paesi occidentali, ma i costi sono ancora proibitivi e il regime di rimborsabilità non ancora non aperto a tutti.

Ogni trattamento con il sofosbuvir costa, ad esempio, ad oggi circa 35.000 euro, una cifra che sarebbe giustificata – a detta delle case farmaceutiche - dai costi elevati di sviluppo delle molecole. Fortunatamente il costo delle terapie con il sofosbuvir andrà gradualmente diminuendo in rapporto al numero di terapie prescritte. Il Ministero della Salute ha stanziato finora in due anni circa un miliardo e mezzo di euro e per il momento è previsto l’acquisto di 50.000 trattamenti. Il paziente che ha bisogno della cura deve rivolgersi ai Centri di riferimento identificati dal Ministero della Salute in alcune aziende ospedaliere diffuse su tutto il territorio nazionale, all’interno dei quali sono stati scelti alcuni medici prescrittori, cioè abilitati alla somministrazione dei farmaci.

Ma attenzione. I malati sono reclutati nelle diverse regioni seguendo criteri ben precisi: prima di tutto quelli più gravi, vale a dire con malattia di fegato avanzata e in attesa di trapianto, oppure con recidiva di epatite sul fegato trapiantato, o ancora quei pazienti, meno frequenti, in cui il virus ha determinato danni che interessano altri organi. Nei prossimi anni saranno disponibili altri 5-6 farmaci, con conseguente riduzione dei costi e anche i pazienti meno gravi e probabilmente nel tempo addirittura quelli solo infetti, ma senza danno epatico, potranno così accedere alla cura.

Ma in cosa consistono le nuove cure e quali sono le differenze con i farmaci finora usati? Sono davvero più potenti di quelli precedenti e funzionano altrettanto bene in tutte le categorie di malati? “La differenza non riguarda solo la loro efficacia, enormemente superiore, ma anche la brevità del trattamento, solitamente 12 settimane (cure più lunghe saranno riservati ad alcuni sottogruppi particolari di malati) e l'ottima tollerabilità, cioè la scarsa insorgenza di effetti collaterali, a volte insopportabili con le precedenti terapia, tanto da spingere alcuni pazienti a interromperle troppo presto. - spiega Salvo Madonia, uno dei medici prescrittori e Dirigente Medico della Divisione di Medicina dell'Ospedale “V.Cervello” di Palermo, centro abilitato per queste nuove cure dell’epatite C (telefono ambulatorio 091 6802922/2764).- ”Non solo, ma proprio in virtù di queste caratteristiche favorevoli, queste molecole potranno essere usate anche nelle persone con malattia più grave”.

E’ allora arrivato il momento di mettere in soffitta l’interferone?” Ancora non del tutto- continua Madonia-A causa dei costi ancora elevati dei nuovi farmaci, sono ancora previsti schemi di terapia che includono l’interferone nei pazienti con malattia lieve (epatite cronica senza rilevante danno epatico), che non hanno quindi urgenza di un trattamento immediato. In breve tempo però, grazie alla riduzione dei costi, anche questi malati potrebbero essere trattati con i nuovi farmaci e un comportamento adeguato in molti di loro potrebbe essere quindi una vigile attesa (con controllo periodico degli esami di laboratorio, con fibroscan ed ecografia), finchè non saranno rimborsabili anche in questi casi i trattamenti “interferon-free”, cioè senza interferone”.



 













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