Gotta, per prevenirla è necessario più controllo dell'uricemia

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

Se un tempo riguardava i ceti sociali più elevati, oggi la gotta non fa sconti e  colpisce nei paesi industrializzati, tra cui l'Italia,  l'1-2% della popolazione, ma i valori sarebbero sottostimati. Il riscontro di uricemia elevata (>7 mg/dl), presupposto fondamentale per lo sviluppo della malattia, è decisamente più frequente e si aggira intorno al  5 per cento della popolazione.  Negli ultimi anni si è  registrato un aumento dei casi, complici le variazioni della dieta e dello stile di vita, la maggiore diffusione del sovrappeso, l'allungamento della vita media, ma anche gli effetti indesiderati di alcuni farmaci (aspirinetta, diuretici, ciclosporina). 

Percepita ancora come una malattia "vecchia" e rara, non sempre però viene riconosciuta e curata. Eppure, tra gli uomini oltre i  quarant'anni e nelle donne in menopausa, è la forma più comune di artrite infiammatoria,  ma non sono rari casi tra donne giovani che abusano di diuretici per perdere peso. La sua prevalenza aumenta in genere con l'età, toccando il 7 per cento circa negli uomini dopo i 65 anni. 

La causa? Gli alti livelli di acido urico nel sangue (per l'aumento della sua produzione o l'insufficiente eliminazione renale), che portano alla formazione di cristalli (di urato monosodico),  nelle articolazioni e in altri tessuti (tofi), provocando crisi acute intermittenti e molto dolorose di artrite (scatenati spesso da traumi, assunzione di alcolici o pasti copiosi), ad alterazioni renali, spesso associate a ipertensione, a formazione di calcoli renali.

Il dolore, che insorge soprattutto la sera e si accentua durante la notte, parte il più delle volte dall'alluce, ma la malattia può coinvolgere anche caviglie, gomiti, ginocchia, spalle o polsi, con gonfiori, arrossamento e forti bruciori. Se non curata, la gotta si ripresenta con attacchi acuti successivi, evolvendo con il tempo e nelle forme più gravi verso la distruzione delle articolazioni, con comparsa di deformità.

Per la diagnosi della malattia, oltre al dosaggio dell'acido urico nel sangue (che però spesso diminuisce durante l'attacco acuto e va quindi ripetuto dopo una o due settimane), fondamentale è l'analisi del liquido sinoviale delle articolazioni colpite, che permette di dimostrare la presenza dei cristalli di urato monosodico, e il dosaggio dell'acido urico nelle urine  in alcuni pazienti selezionati.

Secondo gli esperti, la gotta sarebbe la patologia  articolare meglio curabile, ma  anche quella peggio curata. La responsabilità va alla scarsa cultura medica sull'argomento, ma anche alla poca propensione del paziente a fare  controlli e  seguire una cura costante, dovuta alla brevità rassicurante dell'attacco acuto (7-10 giorni). Ma soprattutto, ancora più a monte, è spesso sottovalutato l'aumento dell'acido urico nel sangue, presente prima ancora che si instauri la gotta. L'aderenza alla terapia ipouricemizzante, in grado cioè di abbassare l'uricemia,  è poi piuttosto bassa anche in chi soffre di gotta  e, secondo un recente studio della SIMG (Società Italiana di Medicina Generale), sarebbe di soli 84 giorni l'anno. Troppo poco per mantenere  i valori di acido urico nel sangue al di sotto dei 6,0 mg/dl raccomandati.

Se il livello dell'uricemia è aumentato, ma senza alcuna manifestazione, basta agire sullo stile di vita: solo il 30 per cento di chi ha l'uricemia elevata andrà incontro a un attacco di gotta e la maggioranza non richiede terapia.  Se però  l'iperuricemia non si riduce e si associa ai sintomi dolorosi, serve un tempestivo intervento farmacologico. La cura, oltre a risolvere l'attacco acuto, dovrebbe prevenire i danni articolari e renali, favorendo la dissoluzione dei cristalli e, una volta risolta la crisi, ridurre l'uricemia, mantenendola intorno a valori di 6 mg/dl, per evitare la deposizione di nuovi urati. I farmaci di scelta nell'attacco acuto sono gli antiinfiammatori (FANS e cortisonici, evitando l'aspirina), mentre a lungo termine l'obiettivo è mantenere bassa l'uricemia con farmaci come l'allopurinolo, che però può dare effetti collaterali,  o il  febuxostat,  più tollerato.

E' però fondamentale seguire quelle misure dietetiche e di stile di vita che aiutano a controllare l'uricemia.  L'eliminazione di alcuni cibi, l'astensione dall'alcol, la riduzione del sovrappeso, l'assunzione di due di acqua ogni giorno, la sostituzione dei diuretici con altri farmaci antiipertensivi. In pratica, bisogna evitare l'eccesso di proteine nella dieta (da bandire le diete iperproteiche), abolire o ridurre  gli alimenti  ricchi di purina, una sostanza che aumenta la quantità di acido urico(di cui sono ricchi animelle, rognoni, fegato, cervello, cuore, aringhe,sardine, acciughe, cacciagione, oche, salumi, crostacei, carni rosse), non esagerare con i cibi ricchi di fruttosio (contenute in bevande dolcificate con questo zucchero e nella frutta),  ridurre  i grassi, abolire l'alcol in generale (anche la birra), perché stimola la produzione di acido urico e ne rende più difficile l'eliminazione.

 

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