Prevenzione, diagnosi precoce, farmaci più intelligenti: ecco le armi per combattere il tumore del polmone

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

?E' la prima causa di morte nell'uomo nei Paesi industrializzati,la terza nel sesso femminile. Le cifre sul tumore del polmone sono allarmanti: 38.000 le nuove diagnosi nel 2011 in Italia, un quarto delle quali nelle donne, che oggi fumano sempre più spesso. Il binomio neoplasia polmonare - fumo è ormai dimostrato, tanto che i forti fumatori (più di 40 sigarette al giorno) avrebbero un rischio 60 volte superiore di sviluppare la malattia rispetto a chi non fuma.Qualcosa però è cambiato nella cura, grazie alla ricerca scientifica, sempre instancabile.

Fino a qualche anno fa chi riceveva una diagnosi di tumore al polmone poteva affidarsi esclusivamente alla chemioterapia, con effetti negativi sulla qualità di vita, a causa dell'azione indiscriminata verso le cellule tumorali e normali. Oggi risultati molto promettenti arrivano invece dalla terapia biomolecolare, in particolare nella cura della forma tumorale piu' frequente, il carcinoma polmonare non a piccole cellule (che comprende il carcinoma a cellule squamose, tipicamente indotto al fumo di sigaretta, l'adenocarcinoma e il carcinoma a grandi cellule), nemico anche dei non fumatori e caratterizzato da alterazioni genetiche specifiche. Il carcinoma a piccole cellule o microcitoma rappresenta invece il 20% del totale, si diffonde velocemente ad altri organi e risponde solo alla chemioterapia.

"La terapia biomolecolare si basa sull'impiego di farmaci "intelligenti", in grado di colpire selettivamente proprio questi bersagli genetici, risparmiando le cellule sane". spiega Cesare Gridelli, Direttore del Dipartimento di Onco-Ematologia, A.O.R.N. " S.G.Moscati" di Avellino, e presidente della 3° Conferenza Internazionale di Oncologia Toracica (CIOT), promossa a Napoli dall'AIOT (Associazione Italiana di Oncologia Toracica (www.oncologiatoracica.it )- "Chi riceve la diagnosi di cancro del polmone deve rivolgersi subito a un Centro di eccellenza, in grado di fare la diagnosi molecolare sul tessuto per conoscere la mutazione genetica della neoplasia di ogni paziente e scegliere il trattamento giusto. In un futuro molto vicino sarà possibile effettuare tutti i test genetici contemporaneamente, dando subito l'identikit genetico del tumore".

Le mutazioni più conosciute sono quelle a carico dei geni EGFR( gene che produce un recettore per un fattore di crescita cellulare coinvolto nello sviluppo tumorale) e ALK (un recettore di membrana che produce uno stimolo proliferativo), ma ce ne sono molte altre, la maggior parte delle quali sconosciute. Nel tumore a piccole cellule vi sono invece meno alterazioni genetiche, che comunque fino ad oggi non si sono rivelate un bersaglio per le nuove terapie biologiche.

E i problemi non finiscono qui. "Purtroppo – continua Gridelli- la ricerca delle mutazioni dei geni EGFR e ALK si esegue in pochi centri italiani e sono ancora troppo pochi i pazienti ( solo 15 su 100 ) che accedono a queste terapie, mentre la maggioranza viene curato solo con la chemioterapia. Non solo, ma per ora solo per la mutazione EGFR (il 10 per cento circa dei casi) ci sono molecole impiegate nella pratica clinica, che hanno dimostrato grande efficacia con percentuali di regressione del 60-70 per cento e un raddoppiamento della sopravvivenza, mentre per altre mutazioni, in fase di studio, esiste solo la possibilità in Italia essere curati all'interno di studi clinici o come nel caso del crizotinib (farmaco anti-ALK ormai dimostratosi efficace) di usufruirne grazie alla distribuzione per via compassionevole da parte dell'azienda produttrice (strada lunga e con complicazioni importanti burocratiche). Sono numerosi attualmente gli studi che prevedono l'utilizzo di farmaci bersaglio per altre mutazioni genetiche come PI3K, c-Met, b-Raf, K-Ras.".

E la prevenzione? Il tumore al polmone (quello legato ovviamente all'abitudine al fumo o al fumo passivo) si può prevenire solo non fumando: il rischio di ammalarsi diminuisce in rapporto al numero di anni dalla cessazione del fumo. Nella maggior parte dei casi il paziente fa gli accertamenti solo se ha uno o più sintomi, quando magari la neoplasia è già in uno stadio avanzato. L'uso periodico negli Stati Uniti della TAC torace spirale per la diagnosi precoce nei fumatori ha ridotto solo del 20% la mortalità, ma anche se ad oggi non sono ancora partiti programmi nazionali di screening, sarebbe opportuno per i pazienti a rischio (fumatori con più di 50-55 anni) eseguire una volta all'anno questo esame.

Altre indagini utili per la diagnosi cito-istologica sono l'esame citologico dell'escreato (sputo), la broncoscopia ed eventualmente, se ci sono le indicazioni, l'ago-biopsia percutanea, sotto guida Tac, mentre per effettuare test genetici la metodica migliore per prelevare un adeguato campione tumorale è la broncoscopia.?

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