Bloccati dal mal di schiena

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

Caldo, aria condizionata, umidità, vento, uno sforzo fisico di troppo, un movimento brusco, ma anche sedentarietà, sovrappeso, posizioni viziate, stress: il mal di schiena è frequente anche in estate e può annullare gli effetti benefici delle tanto attese vacanze. Al di là delle lombalgie lievi, dovute a semplici contratture o strappi muscolari, risolvibili con un po' di riposo e antiinfiammatori, a causare dolori alla colonna vertebrale possono essere anche patologie molto serie, dalle discopatie degenerative legate soprattutto all'età, alle ernie del disco, più frequenti tra i 30 e i 55 anni, dalle fratture vertebrali dovute a traumi o causate da osteoporosi, alle stenosi vertebrali.

Il “back pain” è comunque frequente: rappresenta la causa più comune di limitazione dell'attività fisica nelle persone sotto i 45 anni, la seconda causa di visita medica, la quinta di ospedalizzazione. Ne ha sofferto almeno una volta nella vita più metà della popolazione adulta e in Italia 60 persone su cento di quelle che lo hanno sperimentato, ha avuto tre episodi dolorosi l'anno.

Il dolore lombare può essere lieve e circoscritto, ma nei casi più gravi può irradiarsi per un tratto esteso lungo il decorso del nervo sciatico (lombosciatalgia), quindi all’arto inferiore, e può interessare la regione glutea, il piede, la coscia e la gamba. Possono comparire parestesie, come formicolii, bruciori, scosse, sensazioni di aghi o di punture a spillo.

Il primo intervento è in genere farmacologico (con antiinfiammatori, antidolorifici associati a miorilassanti), spesso iniziato senza aver sentito il parere del medico e prima ancora di avere una diagnosi certa con la TAC o la Risonanza Magnetica. Con il riposo e la terapia antinfiammatoria entro quattro settimane dall’inizio dei sintomi il 75 per cento dei pazienti in genere migliora, ma può essere utile anche la riabilitazione posturale, la fisiokinesiterapia, le correnti diadinamiche e la massoterapia.

Quando le cure conservative non funzionano in modo duraturo ed efficace o quando si manifestano complicanze (una delle più temibili è il deficit sensitivo-motorio del piede e della regione perineale, fortunatamente rare), può essere necessario ricorrere alla chirurgia. La terapia chirurgica, il cui scopo è la decompressione delle strutture nervose (radici spinali), può essere necessaria anche quando il paziente presenta una disabilità permanente secondaria al dolore o alla limitazione funzionale del rachide lombare, a causa di episodi sciatalgici ripetuti.

L'intervento per le forme degenerative della colonna vertebrale lombare può essere eseguita (sempre ovviamente dopo il fallimento della terapia conservativa), anche con metodiche all'avanguardia mini-invasive, con l'impiego di nuovi dispositivi (cifovertebroplastica, distanziatori interspinosi o interlaminari, fissazione vertebrale per via percutanea), che permettono al malato di tornare alla vita di tutti i giorni in breve tempo.

Per quanto riguarda le sciatalgie da compressione discale (ernia del disco), anche in presenza di dolore è meglio seguire un comportamento attendista, limitandosi ad antiinfiammatori o miorilassanti e riservando l'intervento chirurgico ai pazienti che non migliorano con la terapia medica o con i provvedimenti conservativi eseguiti per almeno due mesi. L'80 per cento dei pazienti con ernia, secondo le statistiche, non richiede l'intervento. Un deficit della sensibilità, della forza o dei riflessi rappresentano però un’indicazione all’intervento e la percentuale di pazienti con ernie conclamate (cioè con sintomi gravi, come dolore e perdita della sensibilità) si aggira intorno al 30% della popolazione.

La chirurgia percutanea o mininvasiva e quella "aperta” sono le due tecniche operatorie dell'ernia discale: nella chirurgia percutanea, che ha una percentuale di successo del 70 per cento, rientrano la discolisi con laser, la nucleoplastica in coblazione, l’ossigeno-ozono. Gli interventi "aperti" vengono eseguiti invece con tecnica microchirurgica o in endoscopia con anestesia generale o sedazione e con ricovero di circa 2 giorni (percentuale di successo più alta). I risultati a lungo termine con entrambe le tecniche sono però gravati da recidive, che variano dal 20% al 30% degli operati.????

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