Combattere il diabete con lo sport, l'esercizio ridurrebbe il rischio di andare incontro a malattie cardiovascolari

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

Via libera all'attività fisica in chi soffre di diabete: l'esercizio costante e moderato ridurrebbe il rischio di andare incontro a malattie cardiovascolari e allungherebbe la vita. Lo dimostra una metanalisi (cioè la revisione e analisi di più studi e dati), pubblicata sulla rivista scientifica Archives of Internal Medicine, che ha analizzato 12 studi clinici e circa 6.000 persone con diabete di tipo II, non insulino dipendente.

Per arrivare a questo risultato i ricercatori del German Institute of Human Nutrition Potsdam-Rehbrcke, a Nuthetal, in Germania, hanno analizzato gli stili di vita di persone diabetiche, attive e sedentarie, confrontando i dati con alcuni parametri utili per valutare il rischio cardiovascolare e la mortalità. Rispetto ai sedentari, i diabetici che svolgono attività fisica (bicicletta, giardinaggio, pulizie di casa e lunghe camminate ), corrono un rischio minore di sviluppare patologie cardio-vascolari (come infarto e ictus cerebrale).?

Se un tempo si pensava al diabetico come a un malato condannato all'immobilismo, oggi la comunità scientifica considera insomma l'attività fisica, praticata per almeno 30 minuti al giorno, per 5 giorni alla settimana, addirittura uno dei punti fermi della terapia. Serve però una stretta collaborazione tra diabetologo e medico dello sport, per scegliere lo sport giusto e associare i farmaci necessari. Se l'esercizio fisico non è adeguato e lo sport non è praticato con regolarità, l'equilibrio glicemico può essere compromesso, con variazioni anche importanti dei valori abituali. Le linee guida del 2008 per la diagnosi e la cura del diabete insistono sull'attività fisica, che deve essere almeno di 150 minuti settimanali, di tipo aerobico, con un'intensità pari al 50-70% della frequenza cardiaca massima.?

Ma quali le attività consigliate? Sono da preferire sport aerobici (con i dovuti limiti), perchè lo sforzo prolungato e costante non comporta sbalzi glicemici, come il ciclismo, la marcia, la ginnastica, il nuoto, lo sci di fondo o la canoa. Sconsigliati invece gli sport di combattimento (in cui c'è un'eccessiva stimolazione adrenergica), il sollevamento pesi, le attività anaerobiche, gli sport a livello agonistico eccessivamente faticosi (se non con le opportune precauzioni e limiti), le attività ad alto rischio per sè e per gli altri, come motociclismo e attività subacquea, perché una crisi ipoglicemica improvvisa e imprevista potrebbe essere molto più rischiosa.

Alcune precauzioni sono però obbligatorie: è sempre opportuno e consigliabile saper gestire l'ipoglicemia, portando con sè carboidrati ad assorbimento rapido, monitorare la glicemia prima e dopo lo sforzo, evitare l'esercizio fisico intenso subito dopo i pasti, utilizzare calzature idonee, avendo una cura particolare per i piedi, idratarsi adeguatamente, sopratutto in casi di sforzi prolungati, bevendo indipendentemente dallo stimolo della sete, iniziare l'attività solo dopo un appropriato riscaldamento.?

??E per prevenire la malattia? Anche in questo caso la letteratura scientifica è a favore di un'attività fisica costante e moderata. Un'altra ricerca pubblicata sempre su Archives of Internal Medicine http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22868691 e condotta dai ricercatori della Harvard School of Public Health, di Boston, in collaborazione con l'Universita' della Danimarca, ha indagato infatti per la prima volta gli effetti del body building nella prevenzione del diabete di tipo 2 in persone sane (oltre 32.000 uomini), dimostrato che allenarsi regolarmente con i pesi, per esempio 30 minuti al giorno per 5 giorni alla settimana, riduce del 34% il rischio sviluppare il diabete alimentare. Non solo, ma se i pesi si associano al movimento di tipo aerobico, come una camminata a ritmo sostenuto o la corsa, il rischio cala fino al 59%. Restano da valutare però anche gli effetti sulle donne, escluse da questa indagine.

 

 

 

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