Smettere di fumare senza ingrassare? E' difficile, ma possibile

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

Potrebbe essere uno dei tanti buoni propositi da mettere in atto con il rientro dalle vacanze, ma la paura di ingrassare scoraggia anche i più motivati a smettere di fumare. Il timore di aumentare di peso è uno dei nemici della lotta al tabagismo, seconda causa di morte evitabile nel mondo, con 85.000 decessi ogni anno, tra malattie cardiovascolari, tumori polmonari, asma, enfisema e bronchite cronica.

A valutare gli effetti della cessazione del fumo sul peso corporeo è una recente metanalisi (cioè la revisione e l'analisi di più studi e dati), pubblicata dall'autorevole rivista scientifica British Medical Journal (www.bmj.com) e firmata da ricercatori inglesi e francesi. L'indagine, frutto di un intenso e accurato lavoro, ha analizzato ben 62 studi clinici, condotti su persone che avevano smesso di fumare, sia con l'aiuto di sostituti della nicotina, sia senza ausilio.

Smettere di fumare, secondo gli autori, si associa dopo un anno a un aumento di peso di circa 4 - 5 chili, accumulati più velocemente nei primi tre mesi (circa un chilo al mese per i primi tre mesi) e in misura maggiore in chi non segue alcuna terapia sostitutiva con derivati nicotinici. Dalla metanalisi è emersa comunque un'ampia variabilità nelle persone coinvolte: il 16 – 21 per cento di chi aveva abbandonato il vizio è dimagrito, mentre il 13-14 per cento circa, al contrario, è aumentato addirittura di dieci chili dopo 12 mesi.

Servono però ulteriori ricerche per identificare chi è più a rischio di ingrassare e per mettere a punto la strategia migliore per prevenire l'aumento di peso. Si tratta comunque di un incremento generalmente limitato,che non dovrebbe mai scoraggiare chi intende abbandonare il vizio (soprattutto le donne), visti i vantaggi sulla salute che ne derivano. Non solo, ma gli esperti suggeriscono, se si è in sovrappeso, di mettersi a dieta prima di smettere di fumare, per evitare di farlo proprio nel momento più difficile e stressante in cui si decide di abbandonare le bionde.

Ma in che modo è possibile evitare l'aumento di peso? Quando si decide di rinunciare alla sigaretta, è necessario cambiare anche le proprie abitudini alimentari, adottando una dieta leggera, ricca di alimenti diversi e cibi contenenti antiossidanti (frutta e verdura. È consigliabile eliminare il caffè (legato alla voglia di di fumare), rinunciare agli alcolici, sostituendoli con tisane, per esempio con il the verde, dotato di un’azione antiossidante e anticancerogena, con succhi di verdure e spremute, evitando piatti troppo elaborati (e ricchi di grassi), che richiamano la sigaretta. Fare attività fisica è poi un obbligo: l’esercizio fisico aiuta, soprattutto nel primo periodo di astinenza e, oltre a favorire la perdita di peso, permette di valutare l’aumento del fiato e il miglioramento della resistenza fisica.

L'aumento del girovita non deve scoraggiare i buoni intenzionati a smettere e oltre alla buona volontà e la psicoterapia ( in genere  nei cosiddetti “centri antifumo” afferenti al SSN e alla LILT, la Lega Italiana per la lotta contro i tumori), può essere utile la terapia farmacologia, efficace nel 25 per cento dei casi: dalla gomma da masticare a base di nicotina, al cerotto a lento rilascio di questa sostanza, al bupropione cloridrato, un antidepressivo che interviene combattendo il desiderio di fumare e la sindrome di astinenza, alla vareniclina, molecola antifumo, che agisce legandosi ai recettori per la nicotina e impedendone il legame con quest’ultima.

Per conoscere il centro antifumo più vicino, basta chiamare il Telefono Verde contro il Fumo 800 554088, creato dall'Osservatorio Fumo, Alcol e Droga (OssFAD) dell’Istituto Superiore di Sanità, oppure la Quit line “SOS fumo” 800998877 della LILT. Un elenco è consultabile on-line sul sito dell’OssFAD (www.iss.it/ofad) e della LILT, www.legatumori.it.

 

 

 

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