Combattere l'obesità con tutte le armi a disposizione: anche con il bisturi

Brigida Stagno
di Brigida Stagno  - Medico

Affrontare l'obesità con tutte le armi a disposizione,  anche con il bisturi. Quando le cure tradizionali falliscono (soprattutto le diete), la chirurgia bariatrica, detta anche "chirurgia metabolica", perché in grado di ridurre il peso corporeo e modificare il metabolismo, rappresenta una possibilità terapeutica reale per risolvere l´obesità grave (con indice di massa corporea superiore a 40), anche nel diabete di tipo II.

Se non curata, l'obesità grave può sfociare nella sindrome metabolica e favorire malattie croniche e invalidanti, come diabete, ipertensione arteriosa, insufficienza respiratoria, apnee notturne, artrosi, alcuni tumori, come quello della mammella o del colon. E ridurre l'aspettativa di vita.

L´obesità è a tutti gli effetti una vera e propria emergenza sanitaria: secondo i dati dell´Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), nel mondo sono in sovrappeso 1,5 miliardi di adulti sopra i 20 anni (dati 2008) e di questi sono obesi 200 milioni di uomini e circa 300 milioni di donne. Le cose non vanno meglio in Italia (soprattutto al sud), dove gli adulti obesi arrivano a 6 milioni (il 10,6%), mentre in sovrappeso è circa il 35% della popolazione. L´obesità cresce anche tra i più piccoli: i bambini italiani sono infatti i più grassi d´Europa, con percentuali simili a quelle degli adulti.

La terapia chirurgica dell´obesità grave è forse l´unica terapia ad avere dimostrato un'efficacia a lungo termine nel controllo del peso e il calo ponderale stabile si associa anche a una riduzione delle malattie associate. Ma attenzione: i pazienti da operare vanno selezionati con cura e la scelta di sottoporsi all'intervento deve essere sempre valutata attentamente. In agguato ci sono complicanze che possono diventare anche gravi, sia a breve che a lungo termine, legate soprattutto al malassorbimento di nutrienti importanti.

Ma quali sono gli interventi anti-obesità? Possono essere classificati, a seconda del meccanismo d´azione, in tre gruppi: gli interventi di restrizione gastrica (bendaggio gastrico regolabile, gastroplastica verticale),gli interventi di restrizione gastrica con by-pass gastro-digiunale associato (bypass gastrico) e quelli di restrizione gastrica con associato malassorbimento (diversione biliopancreatica, "duodenal switch", by-pass bilio-intestinale).

I primi agiscono riducendo il volume dello stomaco e causando un senso di sazietà precoce e una riduzione del senso di fame; il Bypass gastrico è invece una tasca gastrica creata chirurgicamente, che permette di saltare o bypassare parte del percorso del cibo senza asportare lo stomaco e parte dell'intestino tenue, con conseguente maggior riduzione del senso di fame, ma possibile scarso assorbimento di alcuni elementi (ferro, calcio), che vanno quindi introdotti come supplementi. Negli interventi di restrizione gastrica con associato malassorbimento (diversione biliopancreatica, “duodenal switch", by-pass bilio-intestinale) la riduzione dello stomaco è minore e l´elemento più importante è il by-pass di gran parte dell´intestino e la conseguente riduzione dell´assorbimento del cibo, eliminato con le feci. Possono comparire deficit di assorbimento di nutrienti importanti (proteine, vitamine, ferro, calcio), che richiede l'assunzione di supplementi per tutta la vita.

Stando alle stime ufficiali della SICOB, presentate a Roma in occasione del Primo Congresso Nazionale della Chirurgia Italiana gli interventi di chirurgia bariatrica eseguiti nel 2011 nella penisola sono stati 7214, di cui 4093 al Nord, 1983 al Centro, 880 al Sud e 258 nelle isole (il più eseguito è il bendaggio gastrico, seguito dal bypass gastrico). Ancora troppo pochi, secondo gli esperti.

"In realtà, in Italia almeno un milione di pazienti potrebbe giovarsi del calo ponderale indotto dalla chirurgia, con riduzione della morbilità e della mortalità legate all´obesità e alle malattie correlate - spiega il professor Marcello Lucchese, presidente dell'evento e della SICOB, la Società Italiana di Chirurgia dell´Obesità e delle Malattie metaboliche)-"L´Italia rimane ancora il fanalino di coda d´Europa: rispetto ad altri Paesi, come Spagna, Francia, Belgio, Austria o Regno Unito, nel nostro Paese sono ancora poche le persone che si sottopongono a interventi per ridurre il peso e a livello nazionale esistono ancora grandi differenze geografiche, con regioni ben organizzate ed altre non ancora predisposte a trattare il numero crescente di potenziali pazienti. Serve quindi un cambiamento culturale, in grado di far capire che si tratta di interventi "salvavita", non di ritocchi estetici. La chirurgia bariatrica può assicurare infatti una cura definitiva nel 60-80% dei pazienti obesi e oltre a garantire la perdita duratura di peso, ha un impatto importante sulle malattie metaboliche, in particolare sul diabete e l'ipertensione”.

Per affrontare il paziente obeso con la chirurgia servono però centri specialistici e un "lavoro di squadra", un team multidisciplinare che coinvolga più professionisti di livello elevato. Il chirurgo, che deve essere molto esperto, non può agire da solo, ma ha bisogno della collaborazione di altri specialisti, come l'endocrinologo, il dietista, lo psicologo, lo psichiatra, il medico di medicina generale, il cardiologo ed altri specialisti. Una volta operato, il paziente deve essere seguito per il resto della vita e va  assistito in una struttura sanitaria specializzata e qualificata. 

 

 

 

 

 

 

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